Avellino Calcio – Bucaro si racconta: “Gli esordi, il Foggia di Zeman, la Juve e ora l’Avellino…”

Avellino Calcio – Bucaro si racconta: “Gli esordi, il Foggia di Zeman, la Juve e ora l’Avellino…”

di Leo Pecorelli, @pecorelli_leo

Ai microfoni di Gianlucadimarzio.com, Giovanni Bucaro si è raccontato, tra passato, presente e futuro. L’allenatore dei biancoverdi, ha ripercorso la sua carriera calcistica, partendo dagli esordi: “Leggemmo su un giornale che il Palermo provava dei ragazzi. Non potevamo crederci, eppure cominció tutto così. Poi chiama il Sorrento. Lì cambiò la mia vita. A mia mamma venne l’esaurimento nervoso, avevo nostalgia di casa e pensai addirittura di lasciare. Ma Sorrento è una città straordinaria, calorosa. A 16 anni, con Papadopulo allenatore, esordii in C2.”

Poi, il trasferimento al Foggia di Zeman:”Posso semplicemente dire che è stato il mio mentore. Era il vero calcio, e nessuno giocava come noi. Non ho mai ritrovato lo stesso carisma negli altri. A quei tempi, la sua metodologia del calcio sembrava fantascienza. Ma lui è arrivato su alcuni concetti prima degli altri. Il suo messaggio era che per ottenere risultati bisognava lavorare, soffrendo. Parlava poco ma si faceva capire bene. Ho sempre pensato che gli allenatori che ho avuto dopo, sapessero meno rispetto a lui. Una volta in ritiro io e alcuni compagni eravamo stanchi, non riuscivamo piu’ a correre. Ci mandò via e dopo mezz’ora ci richiamò chiedendoci di ricominciare a correre”.

Si aprono le porte da allenatore: “Mi sono sempre sentito un allenatore, credo sia un percorso naturale. Poi Avellino è una piazza speciale. Il mio nome lo fece Roberto Marta, allora scopriva talenti per l’Atalanta. Mi chiamò Giovanni Rossi e chiudemmo subito la trattativa. La Juve? Mi ha aperto un mondo. Non si può negare.”

E poi, il ciclo Avellino:”Nella prima esperienza all’Avellino, avevo molti talenti, in primis Zappacosta. Era ala, ma era diverso dagli altri. I suoi cross erano di categoria superiore. Il ricordo che conservo di più è quel derby contro il Benevento, dove perdevamo due a zero e riuscimmo a recuperarla, rischiando anche di vincerla. Ora, di nuovo all’Avellino. Mi chiamò il ds Musa. Si riaccese in me quella scintilla, indispensabile e necessaria per fare qualcosa. L’Avellino è stato sempre dentro di me. Sono entrato in uno spogliatoio depresso, io e Cinelli siamo riusciti a risollevarlo. Siamo pronti, forti, consapevoli. Non abbiamo paura di nessuno. Godiamo di un’ottima media punti, di 2,45, e resteremo attaccati a questo campionato con tutte le nostre forze. Dobbiamo stringere i denti, concentrarci, lottare e cercare di regalare una gioia a questi tifosi che meritano tutt’altro”.

E infine, il desiderio: “Il mio sogno? Allenare in serie A, magari un giorno ci arriverò”.

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