Calcio e Sla – Nuovi studi dimostrano la correlazione con l’attività professionistica, smetita tesi FIGC del 2009

Calcio e Sla – Nuovi studi dimostrano la correlazione con l’attività professionistica, smetita tesi FIGC del 2009

di Michelangelo Freda, @m_freda21

La ricerca condotta da Ettore Beghi e Elisabetta Pupillo dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano in collaborazione con Letizia Mazzini l’Ospedale Universitario di Novara e Nicola Vanacore dell’Istituto Superiore di Sanità, ha evidenziato come la Sla,  la sclerosi laterale amiotrofica, colpisce i calciatori con una frequenza superiore alla popolazione generale.

Avellino conosce bene questo male, quando il capitano Adriano Lombardi ne fu colpito tutta la tifoserie e la popolazione irpina si strinse intorno a lui, cercando in qualsiasi modo di sostenerlo in questa battaglia contro un male incurabile.

La ricerca ha evidenziato come il rischio di Sla sia superiore per i calciatori rispetto alla popolazione generale, ed addirittura sei volte maggiore il rischio per i calciatori di Serie A. L’aumento dello sforzo fisico e l’impegno agonistico, sollecita molto il fisico dell’atleta che aumenta il rischio di poter mostrare segni di questa patologia. Il nesso fra professionismo sportivo e Sla rimane un mistero, le cause non sono state ancora determinate ma il dato è preoccupante. Nella popolazione in generale la malattia si presenta intorno all’età media di 65,2 anni, mentre fra i calciatori i sintomi della malattia compaiono mediamente all’età di 43,3 anni, cioè con 22 anni di anticipo.

Gli studiosi italiani hanno raccolto le informazioni sulla popolazione dei calciatori professionisti italiani, lungo l’arco di tempo dalla stagione 1959-60 alla stagione 1999-2000. Ne è sortita un censimento della popolazione di calciatori per un totale di 23.875 persone, distribuite fra le Serie A, B e C. Su questa popolazione, i casi di Sla sono 32. I ricercatori li hanno anche distribuiti per ruolo. Il maggior numero di casi riguarda i centrocampisti: 14. Seguono i difensori (9), gli attaccanti (6) e i portieri (3).

Damiano Tommasi, Presidente dell’Associazione Italiana Calciatori ed ex centrocampista della Roma e della Nazionale, sulla collaborazione con l’Istituto Mario Negri, aggiunge “I dati della ricerca, e non è la prima volta, evidenziano questa connessione tra calcio e Sla che da una parte preoccupa e dall’altra ci invita a porre attenzione a qualsiasi iniziativa che possa aiutare a saperne di più. L’auspicio è che attraverso la ricerca si possano dare soluzioni alle tante persone colpite da questa terribile malattia”

Caso particolare vuole che nel 2009, una commissione scientifica coordinata dalla Figc e presieduta dal professore Paolo Zeppilli , evidenziò come non ci fossero correlazione fra la Sla ed il calcio, riducendo il tutto ad una predisposizione genetica della singola persona. Insomma i risultati di questa ricerca hanno evidenziato l’esatto contrario, mettendo alla luce il lavoro, forse frettoloso, condotto dalla Figc in una della pagine più oscure del calcio italiano.

Fonte: http://www.marionegri.it/it_IT/home/SLA_+i+calciatori+si+ammalano+di+più+e+prima/226733,News.html

 

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