Il Marcio del Calcio – Quando il calcio non è dato ad un pallone

Il Marcio del Calcio – Quando il calcio non è dato ad un pallone

Le raccomandazioni nel mondo dello sport esistono? Facciamo un giretto tra figli di papà e amici “speciali”

Figli d’arte, chiamiamoli così. Talvolta fratelli, o semplici amici.
Chi crede che nel calcio non ci siano raccomandati, purtroppo, si sbaglia di grosso.
Eppure il calcio dovrebbe essere scuola di vita, dovrebbe garantire meritocrazia ed educazione al sacrificio e al lavoro per raggiungere gli obbiettivi. Ma se il tuo cognome è Altobelli, Graziani o Maradona, forse una piccola scorciatoia per arrivare a grandi traguardi ce l’hai.
E’ pur vero che non tutti gli “agevolati” sono scarsi.
E’ l’esempio del caso Conti. Il grande Bruno, infatti, ha avuto due figli, Daniele e Andrea. Il primo ha avuto la fortuna di militare in serie A, offrendo prestazioni di grande spessore e riuscendo comunque a tenere alto il cognome di famiglia. Il secondo ha militato in C1 e C2, non riuscendo a spiccare il volo. Ma quale coincidenza ha voluto che in un solo nucleo familiare uscissero tre calciatori professionisti? Sarà il DNA.
Il caso, però, ha coinvolto altri figli di ex fuoriclasse. Da Gabriele Graziani, figlio di Ciccio, a Diego Armando Maradona Jr, che dopo il reality Campioni del Cuore, è stato scartato da tutti i club professionistici, finendo col giocare nelle squadre di quartiere. Dunque, al povero Diego, non è servito portare il nome più importante della storia del calcio, ma ha avuto comunque i suoi tempi di notorietà.

I CASI ECLATANTI

Mentre per i già citati casi, più che di casualità possiamo parlare di “gene calcistico”, per i seguenti non c’è alcun dubbio sull’argomento raccomandazioni.
Parliamo ad esempio di Digao, calciatore del Milan nella stagione 2007/08, che ha collezionato ben 35 minuti con la casacca rossonera, offrendo una prestazione, peraltro, scadente. I tifosi del Milan si chiesero a lungo come fosse possibile che un giocatore tanto scarso vestisse quella maglia, poi tutto fu chiarito. Era il fratello di Kakà.

Un caso eclatante è quello di Luca Scapuzzi. Dopo anni nelle giovanili del Milan andò prestito al Portogruaro dove non segnò mai nelle 29 partite giocate. Durante le vacanze in Sardegna, dopo il recupero da un brutto infortunio al ginocchio, si trova a giocare una partita di calcetto con Roberto Mancini, che per pura coincidenza è il padre di uno dei suoi migliori amici. Fatalità. Il City decide di acquistare di lì a poco il suo cartellino e lo fa giocare nella squadra riserve.

Il “top” dei casi però è quello di Saadi Gheddafi. Sì, perchè, per chi non lo sapesse, il figlio dell’ex leader Libico, ha vestito la maglia di Perugia (una presenza), Udinese (una presenza) e Sampdoria (zero presenze). Schierato con estremo rammarico da parte dei tecnici delle rispettive squadre.

NON SOLO GIOCATORI

Ad essere coinvolti nel giro delle raccomandazioni, pare non siano i soli calciatori.  Dalle parole di Giovanni Stroppa, personaggio conosciuto ad Avellino, pare infatti che anche tecnici e preparatori abbiano bisogno di un santo in paradiso per lavorare nel mondo del calcio.

“Purtroppo in Italia l´allenatore è una figura sempre in bilico, sempre precaria: i tecnici vengono scelti perché sono di moda o perché raccomandati” [G. Stroppa]

Secondo Stroppa, anche in seguito ad un’inchiesta attuata da TuttoLegaPro, gli agevolati nel mondo del pallone, sarebbero tre: i raccomandati, ovvero chiunque abbia grado di parentela o amicizie con dirigenti, ex calciatori o potenze del pallone; gli sponsorizzati, ovvero coloro che pagano per essere messi in bella vista e avere più chance di emergere: i ruffiani, cioè coloro pronti a farsi belli agli occhi di qualcuno in cambio di un piccolo calcio.

C’è poco da dire a riguardo. Non ci si può poi lamentare se il livello del calcio italiano si è drasticamente abbassato. Il mondo del pallone, così come lo sport in generale, ha bisogno di meritocrazia, affinché tutti possano emergere e dimostrare le proprie qualità, senza agevolare nessuno.
E’ giusto che i bravi giochino e gli scarsi stiano a casa, anche se si chiamano Maradona junior.

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