L’affascinante potere dei social tra calcio, birra e idiozia da copyright

L’affascinante potere dei social tra calcio, birra e idiozia da copyright

Una storia che diventa una sfida tra marchi nazionali e addirittura c’è chi chiede la partenità di un processo eccezionale nato sui social

Birra e pallone. Goliardia e social network. Marketing e identità. Il tutto finisce in una storica parentesi che vede incrociarsi Bari e Avellino, Peroni e Ceres. Una piccola parentesi nel percorso settimanale di un campionato che amplifica il piacere del calcio e della rivalità. Una storia che nel piacevole divagare oltre il rettangolo di gioco, finisce per amplificare anche l’ego di qualcuno. Qualcuno che per essere fautore di un copyright scontato e anticipato scade nel ridicolo.

Ceres e Peroni cavalcano l’onda della sfida del San Nicola dopo che la squadra barese ha scelto come sponsor la bionda nostrana. Ceres, con strategia di marketing da premio Nobel, sulla scia di centinaia di “interventi” ci prova e ci riesce a inserire il suo marchio, anche non essendoci ufficialmente, in quella che sarà la sfida di domenica. Centinaia di messaggi attraverso l’Hashtag #sponsorizzalavellino svegliano l’interesse di Ceres sulla cosa ed ecco l’epico risvolto. Poi il fascino della notorietà da social fuori l’idiozia di qualcuno che pensa di essere fautore di un accostamento scontato e anticipato. Centinaia di utenti Facebook alla notizia della partnership Bari-Peroni avevano dato via alla cosa e poi addirittura con messaggi privati sulla pagina di Ceres l’argomento è diventato più che serio. Idiozia nostrana che arriva ad una pretesa di maternità solo per aver creato in corsa un fotomontaggio. La parentesi birra-pallone a questo punto ha qualcosa di straordinario.  Diventata talmente bella da chiedere la paternità.

Straordinario. Il bello dei social direbbe qualcuno. Se tante testate giornalistiche irpine non citano la fonte di qualcosa che nasce nella spontanietà del mezzo social è forse perché una fonte non c’è. Forse perchė nel mare degli eventi di come si sviluppa un tormentone al tempo dei social puoi risultare un granello di sabbia tra le natiche di un gigante. Da citare solo perchè fastidioso. Forse qualcuno a dirla tutta neanche ti conosce. Se della tua presenza ci se ne accorge solo per le tue rimostranze in privato qualche domanda va fatta. Dare lezioni ad un mondo già troppo spesso denigrato per sentirsi grandi non è cosa buona e giusta. È peccato morale. Per essere chiari lo Tsunami che è arrivato straripante a Ceres è un’intuizione di due ragazzi di Montefusco. Pasquale Panza che conia l’hashtag #sponsorizzalavellino, e il suo amico Arturo Bonito che appoggia l’iniziativa e pianifica il tutto: “Tutti sulla pagina della Ceres con questo hashtag”. Il resto è storia. Due messaggi diventano un Vangelo di “ignoranza”, la pagina ufficiale dell’Avellino Calcio ci crede e rilancia, in città addirrittura si stampano adesivi con questo richiamo social, ogni bar della provincia diventa set fotografico per gonfiare il processo. Finisce che da qualche giorno Ceres e Avellino hanno stretto ancora di più il loro legame e che qualcuno crede di essere ideatore di astrusi processi ai tempi dei social. Non siamo noi, ma felice di aver raccontato questa storia in tutte le sue assurde sfaccettature.

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