Narcofutbol: quando calcio e droga diventano un pericoloso binomio…

Narcofutbol: quando calcio e droga diventano un pericoloso binomio…

Un rapporto nato ad inizio degli anni ’70 la cui consacrazione è avvenuta nel successivo ventennio

Era il 2 Luglio 1994. Andres Escobar era fuori il locale Padua, in Medellín, si godeva una serata dopo il ritorno dal mondiale di USA 94, quel maldetto mondiale, perché lui, quella sera del 22 Giugno, fu l’artefice dell’autogol che decise la partita ed eliminò la nazionale colombiana dal torneo,infrangendo i sogni di gloria.

Quella sera, Andrés non sapeva che li fuori vi era un uomo ad attenderlo, il suo assassino gli urlò “GOOOOOL” alla maniera sud americana, in segno di sdegno. Una raffica di mitra lo raggiunse. Il movente? Aver fatto perdere quantità ingenti di denaro ai cocaleros colombiani immischiati nel giro delle scommesse clandestine.

1Partiamo da quest’episodio per iniziare a parlare di una parentesi del calcio sudamericano tra gli anni 80/90.

Dal 1970 il traffico di cocaina conobbe un rapido sviluppo, per poi poco più di un decennio dopo, esser la merce più esportata dallo stato colombiano, superando addirittura l’esportazione di caffè, il 30% dell’esportazioni totali. In quegli anni sui libri paga dei narcos c’era il 70% del Paese. Giudici, giornalisti, avvocati, poliziotti, militari, calciatori, allenatori, presidenti ed, ovviamente, arbitri, che accettavano di essere corrotti più per pavidità che per rapacità, consapevoli che un errore lo avrebbero pagato con la vita. Prova pratica di questo clima lo si ebbe nel 1988, quando un arbitro venne sequestrato e rilasciato poche ore dopo esser stato minacciato di morte. L’anno dopo, anno 1989, l’arbitro Alvaro Ortega venne assassinato dopo una partita nella quale annullò un gol all’Indipendente di Medellin. Pochi giorni dopo il governo colombiano decise di annullare quel campionato: era stata oltrepassata una linea di non ritorno.

Il rapporto fra calcio e narcos inizia negli anni ’70 soprattutto per operazioni di riciclaggio di denaro per attività collegate alla droga, ma fu il decennio successivo, cioè fra il 1980 e l’inizio degli anni 90 a segnare la consacrazione del Narcofutbol, termine coniato proprio per evidenziare la stretta correlazione dei vari interessi dei narcotrafficanti, quali il controllo economico e sociale della zona collegata alla squadra calcistica, in coincidenza con l’ ascesa del cartello di Medellín. Da piccole società adatte ad azioni di riciclaggio, alla vetta del calcio colombiano e sud americano, attuando una vera politica d’idolatria verso la propria figura personale.

Vari sono i personaggi di questo periodo storico, uno dei primi esempi fu quello del presidente del Nacional di Medellin Hernan Botero, che nel 1984 venne estradato negli Stati Uniti, dove venne condannato per riciclaggio di denaro legato al traffico internazionale di cocaina, aggiungiamo i fratelli Rodríguez Orejuela, per esempio, capi del cartello di Calì, proprietari dell’America di Calì.

Il narcotrafficante Gonzalo Rodríguez Gacha, chiamato il messicano per la sua adorazione per la civiltà azteca e la canzone ranchera, passato alla leggenda per i suoi festini del sabato in cui ricopriva d’oro giornalisti, ultras, dirigenti e giocatori del Milionarios Futbol Club di Bogotá. Si discusse, in tempi più recenti, sulla possibilità che i Milionarios rinunciassero ai due titoli vinti nell’1987 e nell’1988 per brogli evidenti.

E poi c’era il narcotrafficante probabilmente più famoso di sempre, Pablo Escobar Gaviria, di Medellin, che negli anni ottanta era stato addirittura inserito nella classifica degli uomini più ricchi del mondo dalla rivista Forbes, di certo la sua ricchezza non proveniva da attività lecite ma, da tutto lo spaccio di droga e il responsabile di oltre 4000 morti. Basti pensare che all’epoca Escobar gestiva l’ 80% della cocaina mondiale, con cifre che si aggiravano intorno ai 25 miliardi di dollari l’anno, 15 tonnellate di cocaina al giorno verso gli Stati Uniti con mezzi di ogni tipo, aerei, sottomarini, navi. Gli fu coniato l’appellativo di Robin Hood Paisa, per il suo impegno sociale in vari ambiti, come la costruzione di scuole, la costruzione di parchi, ospedali e gli stadi. All’apice di questo successo popolare si legò anche la sua candidatura al Congresso della Repubblica Colombiana, successivamente eletto, a cui dovette rinunciare per un dossier fatto emergere dal Ministro della Giustizia, Rodrigo Lara Bonilla, che evidenzio i suoi traffici di droga, di fronte la plenaria del Congresso, quest’ultimo venne assassinato brutalmente pochi giorni dopo. Da qui Pablo Escobar Gaviria inizio la sua personale lotta contro l’estradizione verso gli Stati Uniti e la costruzione, in accordo col Governo, della tanto discussa “La Catedral”, la prigione privata di Pablo Escobar.

2Escobar, tipo molto eclettico e con voglia di fama popolare, finanziava le squadre di Medellin, compreso quel Atletico Nacional di Medellín, prima squadra a vincere la Copa Libertadores, che arrivò nel 1989 a 1 minuto dal costringere il grande Milan di Sacchi ai rigori nella finale di coppa intercontinentale, vinta 2-1, con un calcio di punizione magistrale di Evani, all’ultimo minuto. Era un adoratore degli sport tanto da ospitare personaggi sportivi molto importanti presso la sua prigione privata, la già nominata Catedral, come la stessa Nazionale Colombiana prima del mondiale di USA ’94 con i calciatori Higuita, il portiere passato alla storia per la mossa dello scorpione, Asprilla, Herrera, Valderrama, ed anche lo stesso Andrés Escobar. Gli eroi protagonisti della qualificazione al Mondiale Statunitense col successo di 5-0 sull’Argentina non si tirarono indietro alla chiamata del Boss colombiano. Poco tempo dopo quella partita, René Higuita finì in prigione accusato di aver preso soldi per aver fatto da mediatore in un sequestro di persona. Lui disse che venne imprigionato per via della sua vicinanza a Pablo Escobar, mai negata. Ma tant’è, El Loco Higuita non poté partecipare ai mondiali americani.

Ora immaginate il signore della droga, domiciliato all’epoca dei fatti presso la prigione privata de La Catedral, incontrare il Dio del calcio.

4Diego Armando Maradona, ricevette l’invito a giocare una partita amichevole in quel carcere “da una persona colombiana molto importante”, in cambio di una quantità enorme di denaro. Riportiamo le parole di Diego Armando Maradona ad un emittente radio: “Quando entrai mi sembrava un hotel di lusso stile Dubai, lì mi fu presentato. Mi dissero: Diego, questo è El Patrón”.

Maradona ammise di non saper chi fosse, a quanto pare. “Visto che non seguo le notizie e non guardo la televisione, non sapevo chi fosse” e di aver capito il tutto solo in un secondo momento, tre anni più tardi.

Ma el Pibe de oro non era nuovo a questo genere di frequentazioni, prima del suo approdo in europa, Maradona fu vicinissimo a firmare per l’America di Calì, 3 mln di dollari per l’astro nascente argentino, affare che sfumò per l’opposizione del suo manager Guillermo Coppola. Da quel momento in poi i rapporti fra Maradona e Miguel Rodríguez Orejuela rimasero tuttavia molto amichevoli, diverse telefonate e scambi di regali consolidarono il loro rapporto.

5El Patrón, oltre ad ammirare il talento di Maradona, ammirava anche la città di Napoli. Escobar viveva con la sua famiglia nella tenuta Hacienda Nápoles (Tenuta Napoli), chiamata così, a detta del figlio, grazie alle origini di Al Capone, anche se quest’ultimo gangster era originario di Angri, di cui il padre era un fan. Altri sostengono che questo nome sia dovuto ad uno dei suoi viaggi prima di divenir il re della droga presso il capoluogo campano. Mito e leggenda intorno al nome.

Una proprietà, quella di Escobar, di migliaia di ettari dove pascolavano animali selvaggi, circa 200 specie, come i celebri ippopotami rosa, portati dall’Africa, ed attrazioni di ogni tipo; lì riceveva politici, imprenditori, giornalisti e gestiva le proprie attività economiche.

Stando al racconto del figlio di Orejuela, Fernando Rodríguez Mondragon, dietro il Mondiale argentino del 1978 si aggirerebbe l’ombra del narcotraffico. Fernando ha rivelato che furono gli stessi narcotrafficanti a intervenire per consentire alla Selecciòn di alzare al cielo di Buenos Aires la Coppa del Mondo. Il padre e lo zio Miguel (arrestato anni dopo negli Stati Uniti) consegnarono una quantità non specificata di denaro alla nazionale peruviana prima della gara decisiva con l’Argentina. La cosiddetta “Marmelada peruana” I padroni di casa avevano bisogno di una larga vittoria per conquistare la finale a spese del Brasile, e così avvenne: il Perù, che fino a quel momento si era ben comportato, cedette di schianto e perse 6-0. La vicenda suscitò numerosissime polemiche.

Ma in tempi più recenti il rapporto fra calcio e narcos non è finito, si è solo spostato geograficamente verso il Messico, il secondo campionato più ricco dopo quello brasiliano. Nel calcio messicano ci sono nomi di grandi gruppi industrialo che investono nel settore sportivo. Ma il confine che sembra dividere il mondo del calcio da quello della droga potrebbe essere meno solido di quel che sembra. I bilanci dei club messicani sono confidenziali, e l’ammontare degli ingaggi e dei trasferimenti non vengono quasi mai rivelati. Non c’è alcuna prova che i club si assicurino una tacita convivenza con i narcotrafficanti attraverso il pagamento di tangenti, ma alcuni episodi gettano un cono d’ombra sui rapporti tra calcio e criminalità organizzata.

Più eclatante il caso del club Xolos Tijuana, creato nel 2007dall’uomo d’affari Jorge Hank Rhon. La squadra conobbe una rapida ascesa finché il suo presidente non fu accusato dalla DEA (la divisione antidroga statunitense) di forti legami tra l’uomo e il clan di Arellano Félix.

Numerosi i casi di sequestri di calciatori in Messico, ultimo e recentissimo caso, 30 Maggio 2016, è del calciatore Pulido, attaccante dell’ Olympiacos Pireo, fresco di titolo greco, rapito a Ciudad Victoria nel Nord-Est del Paese, poi rilasciato in buone condizioni di salute.

Chissà quanto sia influenzato il calcio latino da questa piaga sociale come il narcotraffico. Sta di fatto che la Colombia degli anni 80 ha avuto la fortuna/sfortuna di sfornare i miglior talenti della sua storia calcistica in un periodo storico complesso che ha cambiato radicalmente la Colombia ed il rapporto con gli Stati Uniti.

 

 

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