Tesser, i tifosi e il presidente Taccone: “Nell’intervallo sono sceso negli spogliatoi ma…”

Tesser, i tifosi e il presidente Taccone: “Nell’intervallo sono sceso negli spogliatoi ma…”

Una partita incredibile che porta in se tanti motivi di riflessione per un campionato che va verso la fine

Diciamocela tutta e subito: l’Avellino di ieri è stato imbarazzante per lunghi tratti nel match contro l’Ascoli trasformandosi in una squadra quasi fantozziana. Poi, come per magia, due colpi di spugna e tre punti in cascina. Ora bisogna capire una cosa e tornare sempre al gioco dei bicchieri mezzi vuoti e mezzi pieni: vedere una squadra che brucia un doppio vantaggio come se fossimo alla fiera del regalo oppure guardare a una reazione straordinaria che in pochi se non nessuno avrebbe mai messo in piedi? Anche se sciogliessimo il dubbio l’Avellino di quest’anno non  cambierebbe rotta e non abbandonerebbe questo modo di essere fragile e forte nella stessa partita. L’equilibrio mentale della squadra è un’altalena che oscilla tra la paura e la voglia di riscatto. Una paura di non farcela generata probabilmente da un inizio campionato difficile in cui tutto è stato compromesso. Una struttura fragile che appena subisce va in palla. Senza andare troppo indietro nel tempo è’ successo con il Modena, con il Novara, con il Bari e con lo Spezia. E’ successo ieri nonostante due gol di vantaggio. Poi viene fuori il carattere quasi sempre, delle volte ti va bene delle altre no. Ieri la fortuna ha sorriso ma questa dimensione mentale della squadra è difficile da correggere. Tesser molto probabilmente non ci riuscirà fino a fine stagione. Ieri i ringraziamenti al pubblico e alla società da parte del tecnico nel dopo gara hanno fatto sentire il bisogno di unione che ha questa squadra. Tutti insieme per scacciare la paura di perdere. Taccone tra primo e secondo tempo era sceso negli spogliatoi per capire cosa fosse successo. Solo le grida di Tesser lo hanno fermato nell’aprire quella porta. Il presidente ha forse ascoltato quello che voleva ed è ritornato al suo posto. La società era tutta presente come i tifosi sempre straordinari e elogiati. Ormai è chiaro sarà dura e non bisognerà mai slacciare questo cerchio. Tattica, uomini, forma fisica vengono in secondo ordine. A giugno si tireranno le somme perchè non sono chiacchiere ma questo Avellino davvero gioca partita dopo partita e non conosce i suoi obiettivi che siano play-off o salvezza. Quando la paura della retrocessione sarà finita forse sarà troppo tardi per pensare ad altri obiettivi ma qualcuno se ne farà una ragione. Perchè la rabbia ti sale quando perdi dopo essere passato in vantaggio due volte e chiunque sarebbe sceso negli spogliatoi. Poi passa e ti risiedi al tuo posto sperando che qualcosa cambi. Sperando…

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