Calcio estero – Cina, troppi soldi spesi in Europa: il governo corre ai ripari

Calcio estero – Cina, troppi soldi spesi in Europa: il governo corre ai ripari

La Cina corre ai ripari, sono troppi i miliardi che escono del celeste impero. Il governo cinese ha approvato una normativa volta a regolamentare gli investimenti all’estero per sostenere l’economia nazionale. Lo si apprende dalla testata South China Morning Post.

Gli ultimi anni sono stati all’insegna del Dragone, la sua presenza sui mercati mondiali si è rafforzata sempre di più, ed oltre ad avere tra le aziende più grandi del pianeta (Alibaba fattura più di Amazon, ebay messi insieme) il loro asse economico si è spostato sul mondo calcistico. Non ultima l’acquisizione del Southampton, ma  anche il Milan e l’Inter in italia e decine di altre squadre sparse in ogni nazione europea. Addirittura, quest’anno, si avrà la possibilità di veder giocare la Nazionale cinese under 20 nella 4° serie tedesca.

Adesso la Cina corre ai ripari, sono troppi i miliardi che escono del celeste impero. Il governo cinese ha approvato una  normativa volta a regolamentare gli investimenti all’estero per sostenere l’economia nazionale. Lo si apprende dalla testata South China Morning Post. Ovviamente è un sistema che già presenta della falle: basti pensare che per aggirare la nuova normativa, che si applicherebbe ai soli residenti in Cina, basterebbe banalmente un prestanome residente all’estero.

La normativa ha un forte senso restrittivo nell’evitare il rischio di azioni di riciclaggio di denaro, utilizzando il settore calcistico, uno dei più oscuri al mondo. Il tutto legato alla visione, da parte del Consiglio di Stato, che gli investimenti fatti nel calcio europeo siano economicamente improduttivi, non contribuendo ad un incremento dei flussi monetari interni, ritenendo che il finanziamento dei loro programmi all’estero, causino notevoli indebitamenti interni, esponendo a loro volta la Cina ad un rischio finanziario significativo.

Una normativa articolata in 3 macro aeree dove vengono evidenziate le normative “proibite” (volte a difendere la sicurezza della Cina, quindi incentrato al settore di produzione militare), le “incoraggianti” (investimenti volti a migliorare le infrastrutture) ed i cosiddetti “ristretti”. Quest’ultima categoria d’investimenti vedrà massiccia la presenza dello Stato, concentrandosi sul controllo delle fuoriuscite di milioni di dollari volte all’acquisizione di alberghi, studi cinematografici e di squadre sportive. In tutto, le aziende cinesi hanno speso 170 miliardi di dollari, un anno record per gli investimenti in attività off-shore.

Sembra che la Cina abbia almeno un impatto sul gioco del mondo reinterpretando la terminologia e rifacendolo come un calcio politico (e in effetti economico).

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