Lo conoscevi il Kabaddi? No? Mettiti comodo, è uno sport senza confini

Lo conoscevi il Kabaddi? No? Mettiti comodo, è uno sport senza confini

Continuiamo il nostro viaggio alla ricerca di quegli sport un po’ strani, forse un tantino stravaganti, ma simili a discipline a noi vicine. Parliamo di sport che in altri Paesi del mondo hanno valenza nazionale e vogliono, o cercano, affermazione in una scena più amplia come le Olimpiadi. E il prossimo 7 ottobre partono i Mondiali di categoria

Continuiamo il nostro viaggio alla ricerca di quegli sport un po’ strani, forse un tantino stravaganti, ma simili a discipline a noi vicine. Parliamo di sport che in altri Paesi del mondo hanno valenza nazionale e vogliono, o cercano, affermazione in una scena più amplia come le Olimpiadi.

Oggi andremo in quella terrà colonizzata da giocatori di cricket, a sua volta diventata l’eccellenza mondiale in questa disciplina, cioè l’India.

L’India è il secondo paese più popoloso al mondo con oltre 1 miliardo di persone, è la quinta economia mondiale per PIL.

Dall’indipendenza del 1947 l’India ha progressivamente assunto il ruolo di potenza regionale, promuovendo l’associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale, un’organizzazione politico-economica simile all’UE (la South Asian Association for Regional Cooperation, SAARC), ed è cruciale il rapporto con la Cina.

In questo gigante regionale vien praticato uno sport di origine popolare, che non necessita di molta attrezzatura, differentemente dal cricket, sport borghese che, al contrario, richiede molta apparecchiatura.

Stiamo parlando del Kabaddi. Il termine in lingua hindi significa “Trattenere il respiro” e a volte, in alcune azioni salienti vien ripetuto continuamente dai partecipanti al gioco poiché indica un’azione importante che costringe il giocatore a non respirare. Il tutto è strettamente legato al Pranayama, il controllo ritmico del respiro, una pratica yoga che permette di coniugare trattenuta del fiato ed intensa attività fisica.

Le squadre si fronteggiano sulla base di una certa equivalenza di età e peso dei giocatori è unisex e praticato da entrambi i generi. Da dove si parte? Difficile dirlo, ma inizialmente veniva utilizzato come pratica di allenamento bellico.

Il gioco è semplice, serve un campo da dividere in due, non vi è bisogno di nessun strumento, servono solo due squadre che devono segnare più punti possibili toccando, catturando i giocatori della squadra avversaria in due tempi da 20 minuti ciascuno.

Il gioco si sviluppa con la squadra che manda un Raider, un’incursore, che avrà il compito di toccare più giocatori possibili ripetendo incessantemente mentre mantiene il respiro “Kabaddi”, i quali una volta toccati verranno eliminati ma a loro volta proveranno a catturare, quindi a trattenerlo. Se l’incursore non riuscirà a tornare nella propria metà campo o respirerà verrà a sua volta eliminato.

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A noi europei ricorda un po’ la fusione fra il rugby e la lotta libera, ed anche un pizzico del nostro Acchiapparello, ma si tratta di uno sport d’intelligenza strategica e di contatto fisico.

Uno sport che ha origine 4000 anni fa in India, utilizzato nell’addestramento bellico da allora, il Kabaddi fu utilizzato non solo dai militari, ma anche dai civili per formare e sviluppare la velocità fisica e la forza dei giovani, oltre ad essere un gioco sociale che avrebbe potuto aumentare le capacità di auto-difesa e sviluppare la loro capacità di risposta rapida contro il conflitto. Curiosa la notizia da parte della BBC dell’utilizzo di questo sport da parte dell’esercito britannico per attirare nuove reclute dalle minoranze etniche, passare da un 5,8% di minoranze nell’esercito ad un sostanzioso 8%.

Anche nella letteratura indiana troviamo le tracce delle origini di questo sport, esempio è il il Mahabharata, uno dei testi religiosi più importanti dell’Induismo dove il personaggio Abhimanyu affronta l’esercito nemico, avendo sfortunatamente la peggio, utilizzando le tecniche di questo sport.

Nel 1918, il Kabaddi ha ottenuto lo status di gioco nazionale. Tutte le regole e i regolamenti furono formulati nello stesso anno, ma solo dal 1938 venne introdotto alle Olimpiadi indiane di Calcutta.

Sportivamente parlando l’India non si può considerare di certo una nazione prolifica di campioni olimpici. Nonostante la sua numerosa popolazione può vantare appena 28 medaglie olimpiche dal 1900 a Rio2016, in quest’ultima apparizione appena 2 medaglie, pochissime.

 

  • Medagliere Rio 2016
  • 4

 

Ma la spiegazione risiederebbe nel fatto che molti sport, praticati a livello nazionale, non sono praticati alle olimpiadi, come il cricket o il KHO KHO, una versione più elaborata dell’acchiapparello. La maggior parte delle medaglie vinte proviene dal hockey sul prato.

Di sicuro il medagliere olimpico indiano tende a non  spiccare il volo anche per la mancanza di strutture idonee alla pratica sportiva, numerose polemiche sono scaturite in passato in merito a dei commenti di atleti olimpici indiani riguardo la mancanza d’interesse da parte dello Stato a formare gli atleti a differenza della vicina Cina. Qui il commento dell’atleta Aparna Popat, ex giocatrice indiana di badminton, non hai mai vinto una medaglia olimpica.

Diciamo che gli interessi statali hanno virato verso investimenti nel settore scolastico, preferendo professionisti a sportivi, basti pensare che nel 2000, il programma olimpico indiano prevedeva meno investimenti di quello italiano e di altri Paesi che messi insieme non fanno una singola provincia indiana.

Ora godiamoci il Kabaddi

 

 

 

 

 

 

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