Razzismo al Cabassi: omertà degli organi di controllo e la Lega non si pronuncia

Razzismo al Cabassi: omertà degli organi di controllo e la Lega non si pronuncia

Il calcio Italiano si macchia nuovamente di un reato che banalmente cade nel silenzio, il razzismo. Fa strano che nel 2016 si continui a parlare di questo, soprattutto in ambito sportivo, dove è all’ordine del giorno vedere giocatori stranieri e di colore in campo che rappresentano i colori della propria squadra

Domenica 13 ottobre.

Il calcio italiano si macchia nuovamente di un reato che banalmente cade nel silenzio, il razzismo. Fa strano che nel 2016 si continui a parlare di questo, soprattutto in ambito sportivo, dove è all’ordine del giorno vedere giocatori stranieri e di colore in campo che rappresentano la propria squadra.

Vittima degli insulti è l’attaccante biancoverde Benjamin Mokulu, ventisettenne belga di origine congolese, durante il match fra Carpi ed Avellino.

Ieri è arrivato il verdetto del giudice sportivo del match incriminato. Nessuna menzione di comportamenti razziali verso il giocatore biancoverde. Ma di fatto ci sono stati, ed anche la stampa estera si è unita con Mokulu condannando questi episodi di razzismo gratuito in ambito sportivo. Mokulu

Ma come è possibile che nessuno dei lì presenti, arbitro, guardalinee, quarto uomo e compagnia sonante, nessuno si sia accorto di nulla?!?

Inutile continuare a marciare sui comportamenti omertosi di chi dovrebbe controllare quel che avviene, non è la prima volta né l’ultima.

Ma il regolamento della FIGC parla chiaro, all’articolo 14, del codice disciplinare UEFA, della Normativa contro il Razzismo, si evince quel che si dovrebbe fare, uso il condizionale perché è noto che fra il dire e il fare vi è di mezzo il mare.

Analizzando l’articolo 14 del regolamento disciplinare UEFA, si evidenziano sanzioni più rigide contro club, giocatori e funzionari accusati di offese razziste. In caso di comportamenti razzisti, i giocatori e i funzionari di squadra possono incorrere in squalifiche fino a 10 partite, mentre i dirigenti delle federazioni o dei club rischiano la squalifica per un periodo specifico.

Inoltre, se i tifosi sono coinvolti in episodi razzisti, verranno puniti con la chiusura parziale dello stadio. In caso di seconda violazione, si giocherà una partita a porte chiuse e verrà imposta una sanzione di 50.000 euro.

Agli arbitri sono state ricordate le linee guida approvate dal Comitato Esecutivo UEFA a luglio 2009, che consentono ai direttori di gara di interrompere, sospendere o addirittura annullare la partita con una procedura a tre fasi per affrontare il razzismo a testa alta. Come stabilito dai nuovi regolamenti disciplinari, la UEFA ha informato le federazioni che l’annullamento della partita comporterà l’apertura automatica di una procedura disciplinare e l’eventuale assegnazione di un risultato a tavolino.

Abbiamo riempito gli stadi di telecamere e security e non siamo in grado di comprendere da dove arrivino e chi siano i tifosi autori di questi episodi?

Presidente Abodi o chi per lui, vi racconto come la Federcalcio australiana ha deciso di impedire l’accesso, per due anni, ad un tifoso dell’Adelaide United, formazione che milita nella A-League locale, la massima divisione, il quale aveva rivolto degli insulti razzisti a Paul Ifill, ex attaccante della nazionale della Barbados.

La FFA, in un comunicato, ha ammesso come il tifoso, del quale non è stato rivelato il nome, abbia infranto il regolamento di condotta degli spettatori durante la sfida tra Adelaide e Wellington Phoenix. Il primo club ha anche annunciato di aver stracciato la carta da membership dello stesso giocatore.

La polizia e la Lega Calcio hanno aperto l’inchiesta dopo che Ifill si era lamentato su Twitter. E le immagini allo stadio hanno inchiodato il tifoso.

Ovviamente tutto questo non è accaduto per il nostro attaccante, non è accaduto in passato, e forse non accadrà nemmeno in futuro se la LEGA non imporrà il pugno duro su questi episodi da trogloditi. Perché urlare negro, mangia banane e via dicendo non esprime un senso di superiorità, ma semplicemente di non conoscenza, d’ignoranza e tutti noi invitiamo il Presidente Abodi ad intervenire affinché questi episodi non accadano più, perché ribadisc,o il nostro attaccante non è la prima volta che viene preso di mira da questi energumeni.

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