Ucraina: il calcio tra guerra e politica

Ucraina: il calcio tra guerra e politica

Lo Shakhtar Donetsk, uno dei più prestigiosi club di calcio dell’Ucraina degli ultimi anni, gioca tutte le partite a 600 miglia da casa, a Leopoli a causa del conflitto che devasta la regione.
Ma ci sono anche gli Ultras ucraini con il ruolo “difensivo” che questi supporter del calcio stanno giocando.

Lo Shakhtar Donetsk, uno dei più prestigiosi club di calcio dell’Ucraina degli ultimi anni, gioca tutte le partite a seicento miglia da casa, a Leopoli (Lviv) a causa del conflitto che devasta la regione.

L’Ucraina è in subbuglio dal febbraio 2014, con le forze filo-russe a sostegno di vaste aree nell’est del paese, il Donbass, regione ricca di grandi giacimenti di carbone.

La guerra nell’est dell’Ucraina è iniziata nell’aprile del 2014 in seguito al rovesciamento del presidente Viktor Yanukovich e l’uscita del paese dall’orbita della Russia, con conseguente avvicinamento ai paesi della Nato.

Il conflitto, che ha visto contrapposti l’esercito ucraino e i ribelli delle province di Donetsk e Luhansk, a maggioranza russa, ha causato finora oltre 9mila morti.

Da allora lo Shakhtar ha la propria base all’Opera Hotel di Kiev e gioca le partite di competizioni internazionali a Leopoli. Le uniche altre due alternative possibili per disputare partite delle competizioni europee sarebbero state Charkiv, geograficamente più vicina a Donetsk, ma per cui non si trovò un accordo per l’utilizzo dello stadio, e Kiev, sede degli acerrimi rivali della Dinamo Kiev. L’ultimo scudetto dei minatori è arrivato una manciata di giorni prima del rocambolesco trasloco e, da quando la squadra si è trasferita, ha allentato il suo dominio sul campionato ucraino concedendo due titoli consecutivi ai rivali della Dinamo Kiev. ukraine_map6

Il trasferimento e la difficile situazione nel Donbass, hanno determinato un’emorragia nelle sponsorizzazioni della squadra, che ora può andare avanti solo grazie alle generose iniezioni di denaro del presidente Rinat Achmetov, figura controversa.

Cresciuto sotto l’ala protettore del mafioso Bragin, di cui prende l’eredità, Akhmetov è riuscito ad impossessarsi lentamente di tutti i gangli dell’economia ucraina, abbandonando, almeno di facciata, le attività illegali, preferendo i ben più redditizi acquisti, a prezzi irrisori, di aziende private.

Non manca nemmeno il suo zampino in questa situazione di guerra: l’elezione di Viktor Yanukovich, attualmente rifugiato in Russia, è merito proprio dell’oligarca del Donbass.

Akhmetov ha appoggiato, seppur nell’ombra come suo solito, il riavvicinamento di Kiev in cambio di una forte autonomia per la regione di Donetsk e Lugansk, all’Eurozona e e alla NATO.

Nel frattempo è diventato sempre più difficile attrarre giocatori o trattenere quelli già sotto contratto, i nomi illustri di Douglas Costa, Fred, Alex Teixeira ci dicono già qualcosa.

Ma lo Shakhtar non è l’unica squadra a subir le conseguenza della guerra, molte altre squadre come lo stesso Dnipro si sono dovuto spostare dal luogo natio e giocare senza il proprio pubblico in una situazione paradossale di guerra, dove lo sport non si arrende, forse anche influenzato dagli interessi economici.

Interessi economici che portano il Metalist di Kharkiv,una delle squadre più forti e ricche del campionato di calcio ucraino, fino a quando il proprietario è stato accusato di aver finanziato le milizie filo­russe, al fallimento. Vantava una rosa dal valore complessivo di circa cento milioni di euro, ora invece milita nelle serie dilettantistiche Ucraine. Il presidente del Metalist si è dato alla fuga, in Ucraina è indagato per evasione fiscale, appropriazione indebita ed aver finanziato le milizie filorusse.

In quel che era la casa dello Shakhtar, sotto gli spalti della Donbass Arena, vengono stipati sacchi di farina e casse di carne in scatola, e nel parcheggio Vip si affollano i volontari.

Empty pallets are seen outside the Donbass Stadium, home of the Shaktar Donetsk football club on April 14, 2015 in Donetsk, in the self-proclaimed Donetsk People's Republic (DNR). The football club which was knocked out of the Champions League in the round of 16 is distributing food parcels from the now idle stadium. The club's owner Ukrainian oligarch Renat Akhmetov through his foundation have 2,000 volunteers delivering some 20,000 food parcels a day for people in need from 29 distribution centers across the Donetsk region. AFP PHOTO / ODD ANDERSEN (Photo credit should read ODD ANDERSEN/AFP/Getty Images)

Ma ci sono anche gli Ultras ucraini, motori della rivolta anti-Yanukovich e lottato contro le mire putiniane, famoso su internet il coro dei tifosi del Metalist che ironicamente bersagliava Putin. Quello che c’è di particolare nel caso ucraino, comunque, è il ruolo “difensivo” che questi supporter del calcio stanno giocando. Piuttosto che protestare per sé, essi sostengono di essere apolitici, semplicemente impegnati a proteggere coloro che intendono esprimere il proprio dissenso, un’alleanza temporanea, che trascende le complessità geografiche e le accese rivalità tra club, mirando al bene dello Stato ucraino.

Intanto il campionato ucraino continua ad andare avanti come la guerra in Ucraina, caduta nell’oblio della stampa europea.

 

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