Avellino – Non c’è niente da salvare, bisogna solo dimenticare presto

Avellino – Non c’è niente da salvare, bisogna solo dimenticare presto

Da Graziani a Bucaro, nulla è cambiato. La squadra è figlia di un diesse senza dignità e di un patron che delega troppo e non prende mai decisioni nette

di Massimiliano Santosuosso, @MaxSantosuosso

Non c’è più niente da aggiungere. Bisogna solo calare il sipario e aspettare che finisca presto questa stagione cominciata male con l’arrivo di Musa e Graziani. Non c’è niente da salvare. Non è cambiato niente. Sotto il profilo del gioco, zero era Graziani, zero è Bucaro. E non diteci il contrario. Una squadra senza anima, senza una guida. Ci permettiamo persino di aggiungere senza una società nonostante il buon impegno di De Cesare. Che ha una grandissima responsabilità. Quella di non aver avuto la forza e il coraggio di allontanare Musa da Avellino quando è stato cacciato Graziani. Il diesse romano ha perseverato. Costringendo De Cesare a trovare soldi per l’ingaggio di Alfageme strappato a mezza serie C ma non tesserabile. In qualsiasi altra società mondiale di calcio, il diesse con i responsabili non solo sarebbero stati cacciati via, ma sarebbero stati anche denunciati per danno procurato. Ed invece no. Ad Avellino con De Cesare e la sua signorilità tutto resta in secondo piano. Ed è per questo che le responsabilità sono anche del patron. Sono specifiche per non aver preso decisioni. E così Musa lo continueremo a veder ridere e sorridere come se fosse ancora alla Lupa Roma (con tutto il massimo rispetto che portiamo ad una società che ha dato e sta dando tantissimo al calcio italiano). Musa fa spallucce e continuerà a fare danni. A sorridere e sorridere mentre l’Avellino in campo assume la sua forma: quella di una squadra che non riesce a lottare perchè, probabilmente, non è stata costruita e plasmata così nel suo Dna. Va bene così. Dopo il ko di oggi, il primo posto diventa una chimera. Meglio guardarsi alle spalle e giocarsi i play-off da ultima come lo è adesso l’Avellino. Ma questa non è una squadra di lupi. Non è stata costruita per vestire i panni di lupi. E’ stata costruita ridendo, rimodellata ridendo e rinforzata ridendo senza nessuna idea di calcio. Va bene così. O meglio. Non va bene nulla. Non c’è un progetto. Ripescaggio o senza ripescaggio non c’è un progetto. Fino a quando ci sarà gente come Musa o segretari inventati e patron assenti, il calcio qui non potrà mai risorgere. Già lo hanno ammazzato diverse volte. Si sperava nella rinascita. Invece no. Peggio del peggio. Fate pure. Ma non chiamatelo calcio. E non lamentatevi se poi allo stadio ci sarà sempre meno gente….

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