Il Decreto Dignità potrebbe far perdere il 20% alla Serie B

Il Decreto Dignità potrebbe far perdere il 20% alla Serie B

Il Decreto Dignità e le sue ripercussioni sul campionato di Serie B.

di Michelangelo Freda, @m_freda21

Monta la polemica nel mondo del calcio, ed anche da parte delle televisione specializzate, per il  Decreto Dignità approvato dal Consiglio dei ministri proposto dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, volta a regolamentare restrittivamente le pubblicità relative al gioco d’azzardo. Molte società di Serie A e Serie B sono legati da contratti dei betting sponsor che apportano cifre significative all’interno dei bilanci societari.  Il divieto si applicherà dalla data di entrata in vigore del decreto, a ” tutte le pubblicità, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse manifestazioni sportive, culturali o artistiche, trasmissioni televisive o radiofoniche, stampa quotidiana e periodica, pubblicazioni in genere, affissioni e internet; alle sponsorizzazioni e a tutte le forme di comunicazione.” Esclusi dal decreto sono i contratti in essere e lotterie nazionali a estrazione differita e i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli.

Basti ricordare come anni fa la Serie B ha avuto come main sponsor proprio due agenzie di betting come Eurobet e Bwin, le quali hanno apportato circa 2 mln di euro annui alle casse della Lega Serie B. Adesso questo decreto potrebbe apportare un perdita di circa il 20% per le società di Serie B, le quali vedrebbero perdere il valore dei propri diritti tv, già di per se bassi rispetto alle medie europee e vedrebbe quindi anche modificare l’ammontare della mutualità, dipendete per il 10% dai diritti tv della massima serie. L’Italia è il primo paese europeo ad imporre una decisione simile nei confronti del gioco d’azzardo, solo l’Inghilterra si dimostra sensibile alla tematica con il partito laburista che da anni spinge per un divieto idoneo alla tematica tramite. Uno studio condotto dalla Goldsmiths dell’Università di Londra ha dimostrato che durante le dirette delle partite della Premier League, i marchi o i simboli dei giochi d’azzardo sono comparsi sullo schermo tra il 71- 89% del tempo di esecuzione del programma.

L’agenzia specializzata Agipro ha espresso un proprio parere in merito: “il prodotto calcio aumenta o diminuisce di valore di pari passo con le prospettive pubblicitarie che può offrire. Se i centri media non potranno vendere spazi alle aziende del gioco legale, le grandi aziende televisive tenderanno a tagliare il budget programmato per l’acquisto dei diritti. Di conseguenza, il calcio si troverà a gestire un prodotto meno remunerativo.” 

Infatti stando al World Football Report 2018 di Nielsen Sports si evidenzia  che in dieci anni, tra il 2008 e il 2017, il totale degli investimenti riversati sui sei maggiori campionati europei di calcio da parte delle società di giochi e lotterie è stato pari a 633 milioni di dollari. Un decreto simile volto ad  impedire alle aziende di questo settore di investire in promozione nel nostro Paese porterebbe svantaggi concorrenziali ai club italiani, dirottando all’estero i budget pubblicitari destinati alle nostre squadre.

Una tematica molto calda in Italia che non dev’esser sottovalutata come avviene in alcune trasmissioni sportive, in quanto il gioco d’azzardo – comprensivo di sale slot e scommesse – solo nella nostra provincia fa perdere oltre 700 mln di euro ogni anno che si riversano nelle casse delle società di gioco d’azzardo, soldi eliminati dall’economia reale che aggravano ancora di più la situazione provinciale.

Ad Avellino, il flusso di giocate si attesta intorno ai 49,40 mln di euro cifre da capogiro di cui 27,8 spesi in slot e videolotterie, per un numero totale di 457 apparecchi in città cioè 8,4 apparecchi ogni 1000 abitanti, dati sensibilmente in aumento, basti pensare che solo che le giocate pro capite sono passati dagli 839 euro nel 2015 a 905.5 euro nel 2016 e tendenzialmente questa spesa è in forte aumento.

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