Il fallimento di De Cesare: riporti il titolo al Commissario subito

Il fallimento di De Cesare: riporti il titolo al Commissario subito

Di programmazione nessuna traccia, di campagna acquisti nemmeno: riporti il titolo al Commissario Prefettizio se ha il coraggio

di Massimiliano Santosuosso, @MaxSantosuosso

Oggi, forse. Meglio domani. E forse è meglio aspettare: ne parliamo dopodomani. Il fallimento nelle scelte in estate. Un allenatore improponibile consigliato da un diesse alle prime armi. Che a furor di popolo e dopo umiliazioni storiche, ha dovuto correre ai ripari qualche giorno fa, chiamando Bucaro ed esonerando Graziani. Una vittoria contro i resti della Lupa Roma. Poi il solito Avellino. Nel mentre un mercato che si apriva e chiudeva senza sussulti. I migliori giocatori della Serie D si sono accasati altrove. L’Avellino ha preso mezze figure. “Ma prenderemo solo calciatori da Avellino”. Si, la solita litanìa. La solita cantilena recitata a grande voce. Ma senza idea. Ma dei dirigenti che non sono da Avellino non se ne parla. Di sbarbatelli arrivati in città a fare e disfare la tela non se ne parla. Ma fateci il piacere. Per una volta. E per sempre. A De Cesare, persona di intelligenza sopraffina ed imprenditore vero, chiediamo di riportare la squadra dove l’ha presa. Non c’è un sindaco ma c’è sempre un Commissario Prefettizio. Venda la società, rimetta il suo mandato. E non veniteci a parlare di attenuanti. Non ce ne sono più. I bonus sono finiti. Quando c’era da rimediare non è stato fatto. Quando c’era da acquistare nemmeno. Nemmeno nella finestra di dicembre. Svincolati su svincolati senza squadra. Che non giocavano e non si allenavano da mesi. Se questa è la programmazione di De Cesare, allora, preferiamo mettere la parola fine subito. Ingegnere, ascolti il nostro consiglio: più avanti va e più danni commette. Lo faccia per la città, lo faccia per questa provincia che nei suoi confronti nutre rispetto per quello che ha fatto nel basket. Il pallone, con tutto il rispetto, è un’altra cosa. Dopo Pugliese e Taccone, abbiamo visto tutto. Questo doveva essere l’anno della rinascita. le nobili decadute sorridono quasi tutte, tranne noi. Appunto. Come sempre mai una gioia. Riporti la squadra dove l’ha presa. Basta. Umiliazioni a ripetizione non possiamo subirne più. Per di più se non si investe un euro che sia uno. Abbiamo capito che non c’è volontà. Il buongiorno si vede dal mattino. E, ci permetta, è la classica giornata dove non fa mai giorno questa. Storie già viste. Arrivederci ingegnere. Arrivederci.

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