La farsa – E’ stato un mercato di cartone. Novellino, sei l’unica certezza

La farsa – E’ stato un mercato di cartone. Novellino, sei l’unica certezza

Il tecnico chiede esperienza sulla corsia mancina a gran voce. L’unica cosa che sa fare la società è prendere un ragazzo di Lega Pro

C’è un gioco da tavolo che conoscono tutti che ti insegna il meccanismo basilare degli affari. Sin da piccoli tutti abbiamo visto almeno una volta il Monopoli e capito che se non hai parecchi di quei soldi finti, dai colori più strani, non puoi acquistare Parco della Vittoria o mettere alberghi su Corso Impero. C’è poco da fare. I più astuti allora facevano incetta di strade secondarie, alcune discrete come Corso Magellano o Bastioni Gran Sasso. Mettere insieme le miglior cose possibili e sperare che gli avversari facciano un passo falso. Che bello il Monopoli. Inizio da questo strano incipit per confermare che il mercato estivo dell’Avellino ė stato da 9 pieno. Peccato solo che si è perseverato su Toscano. Che in poco meno di tre mesi ha fatto più danni lui che un treno in corsa. Errori su errori. Di gestione degli uomini, di gestione dell’ambiente. Tante chiacchiere, fatti zero. Tante promesse, mancate, fino alla decisione, finalmente, di cambiare. Arriva Novellino. E si vede. Squadra vecchia, spirito diverso. Miracolo. Il tecnico di Montemarano riesce a fare quello che un vero allenatore sa fare. Cose semplici, che strano a dirsi, sono le più difficili. E le promesse. Rinforzare. Rinforzare. A gennaio rinforzare. Si apre il mercato. Arriva Laverone, poi Moretti, infine Eusepi. Ma non basta. Dopo l’ultimo pari contro l’Entella, Novellino urla in sala stampa. “Siamo scoperti a sinistra. Serve gente esperta. Se deve arrivare qualcuno giusto per, preferisco restare come sono”. Parole dure. Il mercato sta per chiudere. Arriverà il pezzo da 90 richiesto da Novellino? Il pezzo di esperienza? A Milano salgono in tre: Michele Gubitosa, Enzo De Vito, il segretario Tommaso Aloisi. Ma si sale senza la volontà di investire e rischiare. Si vende tanto. Il diesse ha l’ordine chiaro di sfoltire la rosa. Cosa che fa. Piazza Tassi, cede Crecco, Donkor. Si libera di Offredi. Prima aveva rimandato al mittente Molina (pagato zero, anche di ingaggio e rispedito all’Atalanta). Insomma. Dai 28 tesserati, ora Novellino ne avrà tre in meno. Tre problemi in meno da gestire. Ma manca l’acuto. Perchè, se vogliamo dircela a fari spenti e a mercato chiuso, l’Avellino di mancini ne ha trattati pochissimi. Di contatti reali solo Rizzato del Trapani. Ma l’Avellino sperava di poter prendere per la gola il Trapani che si è presentato alla chiusura del mercato con due vittorie di fila e una autostima rinnovata. Se, ed aggiungiamo se, si voleva prendere Rizzato ed accontentare Novellino, bisognava farlo quando il Trapani era spacciato e cioè due settimane fa. Ma è un dettaglio di strategia che sarà sfuggito ai dirigenti avellinesi sicuri di poter strappare il solito prestito gratuito a tasso zero. In giornata si sono rincorsi tanti nomi. De Ceglie, ad esempio, è stato inavvicinabile. Come Brivio. Troppo alto l’ingaggio e il Genoa non è una Onlus che fa beneficenza. Visto che Biraschi lo hanno pagato, ed anche bene, Preziosi non è il tipo che si fa intenerire. Se si voleva Brivio bisognava pagargli l’ingaggio. E non è vero che ha rifiutato Avellino. Come non l’ha rifiutato Daprelà del Bari (di proprietà Chievo). L’Avellino non ha avuto la forza di onorare gli ingaggi. Stop. Fine della favola. E De Vito può avere tutti i torti di questo mondo, ma se lo si presenta al mercato con la pistola ad acqua, al massimo può portarti a casa un prestito con opzione di riscatto a fine stagione da una normalissima squadra di Lega Pro. Quindi, il mercato si chiude con una magra figura. Novellino, che questa squadra l’ha rianimata e risollevata, deve accontentarsi. L’Avellino è senza esterni? E chissenefrega. Ormai bisogna finire la stagione. Sono solo 20 partite. Che sarà mai… E scordatevi il colpo ad effetto promesso dal presidente Gubitosa non più tardi di qualche giorno fa ad una radio locale. La sorpresa c’è stata. Ma ormai Avellino è abituata a barzellette e false promesse. E, ed aggiungiamo e, è stanca. Meglio il silenzio. La migliore parola è quella non detta – recita un proverbio. Appunto. Non detta. Ora, a mercato invernale (per le altre ndr) finalmente chiuso, affidiamoci a San Walter Alfredo Novellino e ai suoi ragazzi. Obiettivo salvezza. Con la speranza che chi deve difendere questi ragazzi ed isolarli – la dirigenza ndr – non faccia altri danni in interviste e commenti. E che Dio ce la mandi buona.
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