La solitudine dei numeri 1: grazie a Carmine Amato

La solitudine dei numeri 1: grazie a Carmine Amato

C’è chi ha fatto un lavoro mostruoso dietro le quinte. Il suo nome è Carmine Amato: ha puntato su Radunovic lasciando andare Frattali. Scommessa vinta? Diciamo di si

I tifosi con memoria storica lo ricorderanno. Carmine Amato, nato a Marigliano il 21 aprile del 1965, ha scritto pagine importanti della storia dell’Avellino. A 15 anni vestiva già la maglia dei lupi. Nelle giovanili. Ha fatto tutta la trafila, è stato per due anni nella rosa della serie A sfiorando l’esordio nella massima serie. Poi tre stagioni di B, l’addio. E il ritorno. Da preparatore. La sua storia da allenatore? Ha cominciato con un altro avellinese che ora è il secondo di Conte al Chelsea. Si, ha cominciato a braccetto con Angelo Alessio. Poi Foggia. E il ritorno in Irpinia nel 2006 nello staff di Galderisi e Marino. Poi l’esonero. Tante squadre, anche il Benevento. Ha allenato anche l’Atripalda , poi la Virtus Junior Napoli prima del Melfi nel 2015. Nel mezzo ha fondato la sua scuola calcio per soli portieri. Prima di tornare a casa. Nel suo Partenio-Lombardi, con Novellino. Ha sempre detto, nel corso delle sue lunghe interviste di essere innamorato dei lupi. “Guardavo con ammirazione gente del calibro di Di Somma, Romano, Beruatto, Piotti e tanti altri. Quanti grandi portieri, elencarli tutti ci metterei una giornata. Ebbene, solo al pensiero che ho indossato la maglia mi vengono i brividi ancora oggi. Una soddisfazione indicibile – diceva al collega Michele Pisani in una intervista a tutto campo qualche anno fa”. “Facevo il raccattapalle e la domenica andavo allo stadio. Per me era una gioia indescrivibile e sai cosa facevo ? Mi mettevo dietro ai portieri per vedere come si posizionavano tra i pali. Non posso dimenticare i miei trascorsi in Irpinia, sono affezionato ai tifosi ed alla città. E’ una parte importante della mia vita e non solo calcistica”. I tuoi compagni tra giovanili e prima squadra. “Elencarli tutti sarebbe impossibile. Tanti amici, mi sento spesso con loro”. Uno in particolare ? “Pietro Majellaro. Il mister lo chiamava Maradona. Era un genio del calcio, un atleta incredibile con numeri da vero campione”.

Ricordi. Ma restano impresse nella mente le sue parole, non più tardi di due anni fa, su Radio Magic, prima di un Avellino-Ternana. Mi disse: “Il ruolo del portiere è fantastico perchè sai di essere lì e difendere la tua squadra. Un tuo compagno di squadra può sbagliare perchè ce ne sono altri 10 pronti a rimediare. Ma un portiere no. Non può permetterselo perchè dietro di te c’è solo la rete. Se lo fai, lo ricordi per sempre”.

Bene. Carmine Amato, come lo è stato in passato per David Dei, è un grande professionista. Silenzioso e grande professionista. Il merito della crescita di Boris Radunovic è suo. Ha puntato sul serbo e ha vinto.

E’ la solitudine dei numeri uno. E’ nella storia, nel destino. Nel dna di chi sa che se sbagli, da portiere, te lo porti nella mente per giorni, forse per mesi. Ma Carmine Amato ha il sangue irpino. E conosce la piazza più di qualunque altro. Ci auguriamo che resti. Come ci auguriamo che resti anche Novellino. Abbiamo bisogno di numeri 1 nel cuore e nell’anima. Ne abbiamo bisogno. Tanto.

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