L’Editoriale – A Taccone, Novellino e i calciatori: amateci, come noi amiamo l’Avellino

L’Editoriale – A Taccone, Novellino e i calciatori: amateci, come noi amiamo l’Avellino

Una campagna abbonamenti che con decolla, scarso entusiasmo agli allenamenti. Solo il mercato può infiammare di nuovo la piazza. I risultati sul campo potranno fare il resto

Una serie B difesa e consolidata da un gol dell’intramontabile Castaldo negli ultimi 20 minuti di campionato contro un Latina retrocesso e già fallito. Una categoria difesa dopo un’annata balorda che aveva fatto il paio con quella precedente targata Tesser-Marcolin e ancora Tesser. Diciamocelo francamente e ce ne freghiamo di quelli che diranno il contrario. Quelli, rappresentano la minoranza. L’Avellino di Taccone non ha più la fiducia della piazza. Lontano l’entusiasmo delle prime stagioni targate Rastelli. Prima la delusione dei play-off mancati con la vergognosa sconfitta di Padova, poi la finale per la serie A svanita per una maledetta traversa di Castaldo a pochi secondi dalla fine a Bologna. Da allora si è spenta la luce. Due salvezze sofferte e tante storie che non sono andate giù a nessuno. La gestione precaria del settore giovanile (squalifiche e multe), il caso Arini, le vicende legate alle inchieste col calcio scommesse, il lodo Trotta, il calcio mercato. Colpi annunciati dalla società e poi svaniti. La querelle per lo Stadio Partenio-Lombardi con il Comune, i soci che non arrivano e che poi scappano. Insomma, troppi episodi, troppe voci che hanno turbato l’ambiente e gli stessi tifosi, sedotti ed abbandonati da promesse ricevute e mai mantenute (come l’esonero di Toscano che portò ad una settimana di protesta che mise a ferro e fuoco l’intera provincia).

La fiducia nei confronti di Taccone è finita. Ora la gente si attende i fatti e coi fatti è pronta, magari, a chiedere scusa al patron (compreso il sottoscritto) anche pubblicamente. Ma è da una vita che l’Avellino non investe più. Troppi prestiti, mancata programmazione. Insomma, si vive alla giornata sperando in un domani migliore.

Ma sia chiara una sola cosa. A questa squadra la gente chiede il cuore. Chiede di innamorarsi, di emozionarsi. Come qualche anno fa. E siamo convinti che Novellino riuscirà ad assestare lo spogliatoio dall’ennesima rivoluzione dell’organico. Parte una nuova stagione. Tutti in ritiro alla ricerca e alla rincorsa di un sogno. Voliamo bassi perchè siamo consapevoli che, in assenza di miracoli, questa squadra dovrà salvarsi senza affanni. Inutile pensare e sognare, per come siamo messi oggi, alla serie A. Non siamo pronti per farlo come organico, non siamo pronti come società. Non siamo strutturati per farlo. A meno che qualcuno da lassù ci metta la mano e permetta alla squadra di cominciare con il piede giusto inanellando vittorie su vittorie e innescando così l’effetto sorpresa.

Ma siamo realisti. E convinti che la salvezza, per ora, è già oro colato. Auguriamo anche alla società di ritrovare la serenità giusta nelle scelte e nelle decisioni. Auguriamo magari di ritrovare soci forti in grado di dare una mano per coltivare il sogno e continuare ad inseguire la serie A.

Ma auguriamo al patron anche la serenità giusta per capire che da solo, come da lui detto (perchè non guardiamo nelle tasche degli altri), non può farcela ad andare avanti.

Augurare a lui tutto  il bene di questo mondo significa augurarlo anche a noi. E allora in bocca al lupo Avellino. In bocca al lupo ai calciatori. Ed in bocca al lupo a noi e a voi tifosi. Che questa maglia la amate. Più di qualsiasi altra cosa.

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