Lo sfogo – I procuratori hanno rotto il ca…lcio

Lo sfogo – I procuratori hanno rotto il ca…lcio

di Michelangelo Freda, @m_freda21

Che il calcio fosse cambiato, in peggio, è sotto gli occhi di tutti. I valori di un tempo sono stati soppiantati dal business che incombe nelle vite di tutti noi creando i peggiori malesseri psicologici della storia recente. Se un tempo la scoperta di giovani talenti avveniva sul campetti di periferia, adesso il ruolo dei procuratori è diventato sempre più preponderante, a volte anche nauseante. E se un tempo i procuratori erano la cartina da tornasole, adesso quasi sono loro i primi da conquistare. Quasi come se non valesse l’opinione o il pensiero del proprio assistito, vedendo procuratori spietati trattare i propri assistiti come la peggior meretrice da osteria.

L’esclusione dell’Avellino calcio dal campionato di Serie B, e lo sprofondamento nella lega dilettanti, hanno fatto si che si scoprisse il vaso di Pandora del campionato dilettanti in merito al ruolo dei procuratori, o meglio di alcuni di loro, speriamo in una minoranza del settore. Agenzie che si propongono per fornire calciatori alle società come un buyer si comporterebbe con la grande distribuzione. Offerte sui calciatori prendi 2 paghi 1. Un listino dove sfogliare i vari calciatori a disposizione come un volantino che si trova nelle cassette della posta. Come quasi per dire: “Ah, oggi c’è l’offerta sui terzini!”.

Cari lettori, questo è uno sfogo di chi scrive, di una persona innamorata del calcio e dei suoi valori, che forse non sono mai esistiti realmente. Di un calcio fatto di uomini cresciuti sui peggiori campi provinciali abituati a farsi in avanti a suon di carattere. Un calcio che vedeva i procuratori rivestire un ruolo marginale e non principale come lo si vede nelle categorie maggiori del calcio europeo. Oggi i presidenti sono ostaggio dei procuratori. Prendete il caso dei fratelli Donnarumma al Milan. Un lungo tira e molla orchestrato da Raiola per ingaggiare il fratello minore. Con un contratto milionario e una Tribuna a vita. Anche le grosse società sono finite nella rete. Una rete difficile da superare. Che a volte ti stringe e non ti dà vie d’uscita. Se non quella di essere tirata a bordo del peschereccio cercando di limitare poi al minimo i danni. Ecco. Serve una riflessione comune. E i nuovi vertici federale hanno l’obbligo di riformare anche la gestione delle procure.

Dallo scandalo Gea ad oggi, qualcosa è cambiato. Ma si è fatto poco. Ancora troppo poco per liberare le società ostaggio di procuratori mangiasoldi. Ci avete rotto il ca..lcio. Ed è proprio il caso di dirlo. Oggi più di ieri. Investire sui vivai è l’unica via di uscita. Poche società lo fanno bene. E quelle che vorrebbero farlo sono senza strutture. Ed è anche il caso che anche i presidenti camino mentalità. Meno top player e più strutture. Per ripartire dai più piccoli. E per ridare dignità ad un calcio italiano che a differenza di quello europeo ha perso il treno della innovazione. Si è fermato, invecchiato, corroso da una crisi economica che ha investito anche il mondo del pallone. Ripartire dalla base è il segreto. Meno business e più passione. Già. Facile a dirsi, più difficile a metterlo in pratica. I giovani sono investimenti a lungo termine. I top player, invece, producono ricchezza a breve. E il calcio muore. Ancora di più nelle piccole realtà. Come Avellino. Stritolata da una burocrazia infame che in questi ultimi mesi ha visto gestire lo Stadio Partenio da una società senza squadra. Questo è, questa è la realtà. Così è, se vi pare. E diciamo basta, così il calcio muore. O forse noi romantici sognatori, speriamo che sia ancora in vita. Ed invece è lì, agonizzante, legato ad una macchina artificiale che tenta di tenerlo in vita. Ostinatamente e disperatamente serve il miracolo. fate presto, quindi. Se volete e se potete…

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