“Quei palloncini metafora di libertà per i nostri ultras”

“Quei palloncini metafora di libertà per i nostri ultras”

L’idea di Giuseppe Caso, irpino di Nusco, originario di Ariano Irpino ed esiliato per lavoro a Milano Marittima. Quei palloncini biancoverdi, lasciati volare in cielo, prima di Cittadella-Avellino

“Ci ho pensato una settimana intera insieme alla mia amica Simona Cresta. Dovevamo studiare qualcosa dopo il provvedimento di divieto di trasferta per i miei fratelli avellinesi. E allora dopo giorni è arrivata l’idea. Bella, pulita, pacifica come il nostro popolo. Far volare in cielo decine di palloncini biancoverdi”.  Giuseppe Caso, irpino di Nusco, originario di Ariano Irpino ed esiliato per lavoro a Milano Marittima, spiega la sua trovata. “E’ stata una settimana difficile per tutti. Ci è piovuta addosso tanta di quella melma senza possibilità di difesa. Travolti da un’ondata mediatica senza precedenti. Hanno deciso che dovevano punirci e così è stato. L’idea di lasciare andare i palloncini nasce da qui. Volevamo tutti che fossero liberi, in cielo e senza macchia, come per i nostri ragazzi ultras avellinesi che non hanno potuto seguire la squadra senza aver fatto nulla di cui vergognarsi”. Un gesto simbolico, quello di Giuseppe. Che a Cittadella si è unito agli altri Irpini del Nord, al gruppo di Milano, a quello svizzero. Insomma, tutti, coloratissimi e privilegiati. “L’Avellino ha vinto per noi e per i miei fratelli irpini. Una vittoria che ci ha fatto tornare a casa felici ed orgogliosi di essere irpini. Sempre a testa alta”
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