Approccio mentale sbagliato e il peso dell’assenza di Ivanov. Un derby da dimenticare

Approccio mentale sbagliato e il peso dell’assenza di Ivanov. Un derby da dimenticare

Vitali in palleggio contro Cavaliero (foto Juvecaserta.it)
Vitali in palleggio contro Cavaliero (foto Juvecaserta.it)

Alzi la mano chi, tra i tifosi biancoverdi, avrebbe scommesso in una pesante debacle come quella di ieri sera al PalaMaggiò? Nessuno. Eppure la gara contro la Pasta Reggia Caserta riconsegna una Sidigas tramortita da una Juve che ha vinto la sua terza vittoria consecutiva casalinga dopo i successi a danno della Vuelle Pesaro (sic) e la Grissini Bon Reggio Emilia. Una sconfitta figlia di uno sbagliato approccio mentale all’incontro, una panchina tutt’altro che prolifica (soli 4 punti realizzati), le scelte difensive operate da Vitucci e, soprattutto, l’assenza di Kaloyan Ivanov, sotto canestro sono state le ragioni principali della disfatta della Sidigas all’ombra della Reggia (anche contro la Vulle Pesaro alla prima l’indisponibilità del bulgaro coincise con una sconfitta). Un ko che giunge a distanza di due anni dall’ultima affermazione casertana, proprio con il coach ex Varese all’epoca sulla panchina irpina. Che sia stata una gara a senso unico per circa 30’ lo si è capito dalle primissime battute dell’incontro quando la Pasta Reggia Caserta ha preso il comando dei tabelloni con un ritrovato Tony Easley che ha letteralmente sovrastato il duo Thomas – Dragovič (gettata al vento un’altra preziosa chance da quest’ultimo che vede sempre di più diminuire la fiducia da parte del suo allenatore). E proprio in quest’aspetto del gioco si è avvertita l’assenza di Ivanov che, oltre a garantire profondità, intensità e rimbalzi al suo team, non è un mistero che nel corso del campionato sia sempre riuscito a coprire le amnesie difensive dei suoi compagni di reparto. A favorire, invece, le giocate di puro atletismo di Easley ci ha pensato una retroguardia avellinese apparsa troppo in balia dei tiratori di Molin, abili ad evidenziare tutte le crepe della difesa a zona ordinata da Vitucci. Il coach della Scandone ha perso nettamente la scommessa di “battezzare” l’avversario al tiro dalla lunga distanza. Una scelta lasciata trapelare in settimana dallo stesso staff tecnico. Prima dell’incontro, infatti, Caserta era ultima nella speciale classifica del tiro dalla lunga distanza col 28,2 %. Nel primo quarto del derby, invece, il roster del presidente Iavazzi ha tirato fuori un 50% al tiro che ha fortemente condizionato la partita in favore dei padroni di casa, galvanizzando, allo stesso tempo, lo stesso pubblico di fede bianconera. Nel peggior momento della gara, la Sidigas non è riuscita ad arrestare l’emorragia di canestri avversari. Tutt’altro. Lo spirito di squadra così apprezzato nelle vittorie contro l’Acea Roma e la Cimberio Varese sono stati un ricordo lontano per il sodalizio avellinese che ha pensato bene di riparare al danno commesso nella frazione d’avvio (28-13), affidandosi a soluzioni personali affrettate o tiri aperti sbagliati all’interno di un primo tempo caratterizzato da percentuali a dir poco scoraggianti: 4/12 da due e 0/9 dall’arco dei 6,75 metri nel solo secondo periodo in cui Avellino ha iscritto a referto la miseria di soli otto punti. E con un Foster capace di sbagliare cinque tiri, qualcuno davvero imbarazzante a testimonianza che l’ex Monaco è davvero lontano parente del giocatore ammirato qualche stagione addietro a Cremona.

Will Thomas contro Caserta (foto scandonebasket.it)
Will Thomas contro Caserta (foto scandonebasket.it)

Alla Sidigas, tuttavia, bisogna dar atto che le cose sono migliorate quando ha deciso di affrontare Caserta sul piano della velocità, schierando contemporaneamente sul parquet il trio Cavaliero – Spinelli – Lakovic. E a beneficiarne è stata la manovra d’attacco in cui Avellino ha finalmente espresso il suo miglior volto.  Una strategia che ha ridotto la forbice sul – 8 in due circostanze del terzo quarto, destando non poche preoccupazione allo stesso coach Molin che ha visto i suoi uomini ritornare a statistiche decisamente più umane (3/8 da due e 2/5 da tre) e Avellino riaffacciarsi pericolosamente alla porta coi 23 punti realizzati in soli 10’. Come spesso capita, una dura rimonta la si paga sempre in termini di stanchezza e lucidità. Quello che è accaduto alla Scandone che nell’ultimo periodo che ha alzato bandiera bianca con Cavaliero ed i suoi due playmaker  dinanzi alla maggiore freschezza atletica di Brooks e Scott. I due lunghi americani sono stati gli autori del decisivo break di 8-0 con cui la Pasta Reggia Caserta ha mandato anticipatamente i titoli di coda e spedito dietro la lavagna una Sidigas che non ha ritrovato più il bandolo della matassa ma ha atteso il suono della sirena finale per chiudere una serata negativa che si vorrà dimenticare al più presto.

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