“Avellino è come Forlì”: sinceramente non si pò sente

“Avellino è come Forlì”: sinceramente non si pò sente

“Avellino è come Forlì”. Fermi tutti. Con rispetto per Forlì, fermi tutti. “Per il calore dei tifosi, per il loro essere esigenti”. Così ha detto Alberani alla presentazione di oggi. Ma dai, non si può sentire. Va bene che la presenza di De Cesare incute timore, ma Avellino non è Forlì e Forlì, sempre con rispetto, non può essere Avellino. Ma non è solo la prima gaffe del neo incoronato diesse avellinese. Che ha aggiunto: “Non nascondo la mia delusione per essere andato via da Roma a causa di assenza del budget”. Bisogna leggere tra le righe il senso del discorso. Lusingato da Avellino, è vero, ma deluso da Roma perchè non gli ha concesso il budget… La storia la conosciamo tutti.

Dopo una carriera da giocatore, Alberani inizia la sua carriera da dirigente nel 1997 a Forlì assieme a coach Pillastrini. L’anno successivo ha lavorato fianco a fianco con Renato Pasquali. Sparito il basket a Forlì ha intrapreso per 3 anni la carriera di agente. Rientra poi nel basket nel 2009 su forte volontà di Dilorenzo, all’epoca allenatore della Fulgorlibertas in B1. Poi due stagioni ha disputato il campionato di LegaDue a Forlì (una retrocessione), prima di ricevere la chiamata di Roma dove ci resta per tre anni (l’ultimo sfortunato che ha portato la società a rinunciare all’A1). Prima di essere chiamato da Avellino aveva tentato di percorrere, senza successo, le strade di Torino (neopromosso) e Varese.

Nel corso della presentazione ha confermato di voler individuare “atleti che possono fare gruppo e inserirsi nel contesto, giocatori ambiziosi, giovani che abbiano voglia di mettersi in mostra”.

Insomma, una riflessione. Sacripanti sulla panchina offre garanzie. E che garanzie. Ma Alberani dietro le scrivanie deve ancora dimostrare la propria bravura. Ha la responsabilità di dimostrare che Spinelli aveva sbagliato (dimissioni perchè non riusciva ad interloquire con la società) e che il budget non sarà limitato (come quello che lo ha portato all’addio da Roma per sua stessa ammissione).

Insomma, Albertani ha una grande responsabilità. Quella, per dirla alla De Cesare, di riportare l’entusiasmo. Ma “Avellino è come Forlì” non si pò sente. Ci scusi caro diesse ma noi stiamo attenti alle parole. Il paragone non c’è, non esiste, manco per entusiasmo.

E allora buon lavoro diesse. Il mercato, seppur in ritardo, inizia finalmente anche per noi.

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