Cinque minuti di vuoto ma questa squadra è viva (di Alfredo Bartoli)

Cinque minuti di vuoto ma questa squadra è viva (di Alfredo Bartoli)

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Le indicazioni migliori che la Scandone si porta via dal PalaBigi sono, senza dubbio, quelle emerse dalla conferenza stampa post partita di coach Sacripanti. Il coach brianzolo, pur riconoscendo i meriti (oggettivi) di Reggio Emilia, non ha potuto fare a meno di manifestare tutta la sua amarezza per una partita che, almeno nelle dimensioni del risultato finale sarebbe dovuta finire in maniera diversa, mettendo i suoi (e se stesso) di fronte alle proprie responsabilità. I biancoverdi hanno inseguito per tutto l’arco dell’incontro (e fare partita di rincorsa è sempre più dispendioso), ma per i primi 13 minuti della ripresa hanno giocato alla pari con i vicecampioni d’Italia dando sfoggio di tutto il proprio talento. La differenza alla fine l’ha fatta la panchina di Reggio Emilia (il break decisivo è stato fatto con De Niccolao, Della Valle e Veeremenko in campo e Gentile, Aradori e Lavrinovic seduti) e l’incapacità di Avellino di giocare con continuità per tutto l’arco della gara. E, al momento, gli ultimi 5 minuti del PalaBigi sono la fotografia della distanza che c’è tra Grissin Bon e Sidigas, in cui sono emerse le differenze di vissuto comune e di profondità tra le due squadre, oltre alla differenza di condizione tra chi ha iniziato la stagione in anticipo per arrivare pronta al primo trofeo della stagione (SuperCoppa italiana vinta a Torino il 28 settembre) e chi l’ha iniziata in ritardo per i soliti problemi di gestione ed organizzazione. Ma, oltre quelle dalla sala stampa, anche il parquet ha dato indicazioni importanti. Pur se ancora a sprazzi dal punto di vista del gioco, quello che piace è la faccia dei biancoverdi, sempre “giusta”, e la personalità e la capacità di tutti di salire di colpi dal punto di vista emotivo quando la partita lo ha richiesto. Per quanto riguarda i singoli, dopo Pesaro, anche a Reggio Emilia, Blums e Cervi si sono confermati tra i migliori: il lettone, fermato solo dai falli, ha chiuso come miglior marcatore dei suoi con 14 punti, mentre il centro azzurro, dopo un primo tempo sottotono, è salito di colpi con una ripresa in cui ha avuto impatto su entrambi i lati del campo. Green e Acker spengono e accendono ancora con troppa frequenza e questo non aiuta a mettere in ritmo loro e la squadra, mentre Nunnally ha avuto solo una fiammata, ma è risultato nel complesso insufficiente, soprattutto nella sua metà campo. Anche Leunen è apparso indietro di preparazione (è palesemente appesantito) e ha sbagliato tutti quei tiri aperti che ha sempre segnato quando ci giocava contro, ma la sua sapienza cestistica non si discute. Insomma c’è da lavorare, e anche in fretta perché il calendario non aiuta (Milano e Trento in casa, intervallate dalla trasferta di Pistoia), e questo lo si sapeva già, ma la base è solida e il futuro, anche dopo una sconfitta di 20 punti, non è per niente fosco.

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