Da mina vagante a protagonista

Da mina vagante a protagonista

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Dopo la partita di questa sera, ormai, una cosa è chiara a tutti: la Scandone non è una “mina vagante”, ma una protagonista fatta e finita, sia di queste Final Eight che della stagione in corso. Definire “mina vagante” una squadra che vince 7 partite di fila, unica imbattuta nel 2016, che è quarta in classifica, con la miglior condizione psicofisica tra le 8 in lizza era, quanto meno, riduttivo e del tutto ingiusto nei confronti della Scandone e del lavoro fatto da Sacripanti e i suoi ragazzi. E la semifinale raggiunta stasera non è altro che il frutto più maturo e dolce di questo lavoro. Era il quarto più difficile ed equilibrato, ma Avellino lo ha interpretato in maniera perfetta, andando a colpire tutte le debolezze della Reggio Emilia attuale (con tanti giocatori chiave in chiaro ritardo di condizione)e meritando, senza ombra di dubbio, il ritorno tra le prime 4 di Coppa Italia dopo 6 anni. Un primo quarto pieno di tensione, in cui si è vista la “vecchia “ Scandone, quella che tirava solo da tre (9 tiri dall’arco contro 8 da 2), che perdeva tante palle (4) e non riusciva a trovare il ritmo degli ultimi due mesi in attacco (solo 1 assist per la miglior squadra del campionato), con alcuni “protagonisti” annunciati attesi fallosi (Nunnally) o distratti (Acker) e con il leader emotivo (Green) costretto in panchina con problemi muscolari. Ad una situazione del genere reagisci solo se sei un gruppo vero, in fiducia, con ruoli definiti ed equilibri consolidati: ed allora la prestazione da 21 punti con 8/9 dal campo in 23 minuti di Benas Veikalas sorprende certo, ma fino ad un certo punto. Perché il lituano, pur se con alti e bassi, si è sempre dimostrato un esemplare professionista, un lavoratore serio, un leader silenzioso. E’ tutta sua la copertina di questo quarto di finale per come ha spaccato la partita con gli 11 punti nell’8-23 che ha rivoltato punteggio e partita nel secondo quarto, e per come ha rintuzzato il ritorno della Grissin Bon nel secondo tempo. Il tutto nella peggior prestazione da inizio anno di Alex Acker, inspiegabilmente falloso e distratto. Forse un segno del destino o, più semplicemente, l’ennesima dimostrazione di un gruppo solido e con una mentalità che si sta riscoprendo vincente. Neanche il tempo di godersi l’ottava vittoria di fila, la clamorosa prestazione di Veikalas, la leadership di Ragland, la solita sagacia di Marteen Leunen, che domani c’è un’altra battaglia. Il bello e il brutto di una competizione come le Final Eight, in cui, più della tecnica e della tattica, conta recuperare le energie in meno di 24 ore. A distanza di una settimana ancora Trento sulla strada dei lupi: in campionato lo score dice 2-0, ma domani i precedenti non contano niente, perché le Final Eight son un’altra storia. Tutta da scrivere. Tutta da vivere.

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