Derby amaro e stagione da archiviare (di Alfredo Bartoli)

Derby amaro e stagione da archiviare (di Alfredo Bartoli)

Doveva essere una partita da non sbagliare. Per tutta una serie di motivi. Non una prova di maturità per li biancoverdi (dopo 4 partite non si poteva chiedere una cosa del genere a Frates), ma sicuramente un crocevia, l’ultimo della stagione, che doveva essere imboccato nel verso giusto. La Scandone non é andata contro senso, come capitato in passato quest’anno, ma non ha neanche preso la strada giusta. La voglia di Caserta di tenere in vita il sogno salvezza é stato più forte e la vittoria per 70-74 é arrivata con merito alla fine di una partita che i bianconeri hanno interpretato meglio. Avellino ci ha provato fino alla fine: ha preso 2 rimbalzi offensivi fondamentali negli ultimi secondi, ha tirato con Banks per il pareggio e recrimina per un instant replay che poteva darle l’ultima possibilità di pareggio ma la Juve ha meritato di vincerla e non ha rubato niente.

È stato un derby vero, a tratti anche godibile, teso e nevrotico, davanti ad una cornici di pubblico finalmente degna e coinvolgente. La posta in palio era più alta per i cugini e questo potrebbe aver fatto la differenza: Avellino é mancata di lucidità nei momenti chiave, ha quasi sempre inseguito (o comunque non è mai riuscita a strappare in maniera decisiva) é tornata a perdere tante palle (19) e non ha avuto una risposta e un corpo da mettere contro Dejan Ivanov, vero e proprio mattatore della serata con 28 punti, 9 rimbalzi, 10 falli subiti e 36 di valutazione.

Frates continua con la sua politica di coinvolgimento e condivisioni della responsabilità e in quintetto, questa volta, partono Lechtaler e Banks, con Anosike e Gaines dalla panca. Ma stavolta l’alchimia non paga gli stessi dividendi e Avellino dopo 8 minuti ha appena 5 punti a referto. Caserta non fa meglio e un break di 8-0 dei lupi chiude sul 13-12 un primo quarto con numeri da partita under 13 (complessivamente, le due squadre hanno dal campo 8/29 con 0/10 da 3, perdono 12 palloni e ,distribuiscono la miseria di 3 assist).

Nel secondo quarto la partita cambia: all’improvviso aumentano percentuali e realizzazioni con protagonisti un redivivo Gaines (14 punti nella frazione) e l’onnipresente Ivanov (12 punti), ma la firma sul 35-40 di fine primo tempo la mette Antonutti con 8 punti in fila).

Al rientro dagli spogliatoi, la Juve continua col suo piano partita (chiude l’area, difende di squadra il pick and roll di Green e grande sacrificio sulle rotazioni) e vola sul 39-48. Qui Avellino viene risollevata da coach Esposito che, in maniera ingenua, si fa chiamare un tecnico che frutta 6 punti ai lupi che chiudono la frazione sul 53 pari. Ma la Pasta Reggia ha ancora la forza di non scomporsi e di continuare a fare quanto preparato e mette subito davanti il naso. Non sbanda neanche anche quando Gaines porta i suoi a -1 (61-62) con 5 da giocare e neanche quando affronta il quintetto con 4 piccoli proposto da Frates. Anzi lo gira a suo vantaggio con Scott che porta i suoi sul 63-69 a poco più di 2 dalla fine. Avellino ha ancora la forza di provarci, ma fa troppa confusione e probabilmente la tripla del pareggio di Banks l’avrebbe premiata oltre i propri meriti.

Stavolta, però, i risultati stavolta azzerano le (residue) possibilità di play off (hanno vinto sia Roma, che Pistoia che Bologna) e il discorso post season sembra davvero difficile da riaprire. Restano perciò tre partite da onorare, senza un obiettivo vero, ma con l’obbligo morale e professionale di dare tutto.

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