Dieci motivi per esserci ancora

Dieci motivi per esserci ancora

Una pugnalata.
Varese è stata una pugnalata, l’ennesima degli ultimi due mesi.
Un pareggio sul campo, una vittoria di un pubblico ancora una volta esemplare, ma una sconfitta per la fiducia di tutti quelli che sognano da tempo. Fischi, fischi e ancora fischi.
Insulti ai giocatori, ai nostri giocatori. Parole grosse fomentate dalla rabbia, dalla delusione di chi è ancora in grado di credere e che forse adesso non lo è più. Contestazioni, urla e clima da squadra a rischio retrocessione. Sono stati giorni d’inferno.
“Il pubblico ha ragione”, lo ha detto anche Pisacane, ma fino a quanto aver ragione significa perdere la voglia di andare allo stadio? Quanto una striscia negativa può smontare tutto ciò che la società ha costruito? E sopratutto, basta davvero una serie di partite poco convincenti, ma chiamiamole anche vergognose, per non amare più la squadra della propria città? Chi ama l’Avellino lo fa nella buona e nella cattiva sorte. Punto.
La rabbia passa, deve passare, perché se si vuole costruire qualcosa di grande, bisogna che tutti siano presenti. Società, calciatori e tifosi.
A Varese i tifosi c’erano, la squadra no e i primi hanno avuto il diritto di contestare. Ma quello stesso diritto, non potrebbe averlo anche la squadra se sabato dovesse vincere senza una grossa fetta di pubblico?

Dobbiamo esserci. Tutti, sempre.
E allora eccoli i motivi per essere presenti anche sabato, ne abbiamo trovati dieci, più che validi per non mollare.

Amore: E’ già detta questa, Avellino si ama, non si discute. 

Coerenza: Ti seguo sempre, anche se perdi sempre non fa niente.” Sono i tifosi che la cantano, è il pubblico che lo urla. Quindi, così come vale per la squadra, bisogna dimostrare. Fatti, non parole.

Il Presidente: Un uomo del suo spessore, un signore che ci rimette soldi per permettere al suo pubblico di assistere ad una partita a 900 kilometri, merita di essere sostenuto. Molte squadre ce lo invidiano, se l’Avellino è qui è grazie a lui. Se ritornerà ad essere l'”U.S.” è grazie a lui. Se avremo uno stadio nuovo è grazie a lui. C’era tanto, forse troppo, pubblico con persone che l’Avellino lo hanno fatto fallire. Lui no, lui merita.

Biglietti ridotti: Mettiamoci anche il fattore economico. La società ha chiesto scusa ai tifosi con questa iniziativa, un gesto grande, che merita un passo avanti di tutti quelli che volevano disertare.

Orgoglio: L’Avellino siamo noi. I giocatori vanno e vengono, presidenti ed allenatori pure. Il tifo è quello e ci sarà sempre, la reputazione è quella da pubblico di serie A. Non si può sfigurare per così poco. Non si può.

Play-off: L’obbiettivo è quello, da inizio stagione. Siamo lì, non c’è motivo di tirarsi indietro.

La speranza: Illuderci mai, ma crederci sempre. Ogni partita potrebbe essere una svolta, non dimentichiamolo. Basta ricordare Cittadella, fu una vergogna anche allora, ed anche allora parlò Pisacane, dopo arrivarono quattro vittorie consecutive.

Progetto: Non si può dimenticare che Avellino è un progetto, e come ogni progetto, sarebbe assurdo abbandonarlo a metà del percorso. Il tifo deve esserci per dare continuità a tutto quello che si è fatto fin ora, ai sogni e al lavoro svolto. Sarebbe assurdo smettere di costruire un grattacielo solo per qualche mattone che non si compatta. Gli ostacoli si superano.

Futuro: Di padre in figlio. Sono le generazioni passate che hanno tramandato la passione per il lupo a quella attuale. Quest’ultima ha il compito di farlo con quelle future. Non ci sarà storia se non ci sarà il tifo.

Il tifo stesso: Esserci significa anche sostenere noi stessi. La nostra mentalità, i nostri valori e la nostra fede. Significa sostenere tutti quelli che allo stadio non possono andarci per motivi validi: i diffidati, gli espatriati, i malati. Esserci significa continuare a far vivere una tifoseria intera.

 

Ora sta a tutti i tifosi capire realmente cosa significa esserci sabato e quanto bisogno ci sia di far sentire la propria voce.
Per amore, solo per amore.

 

 

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