Diverso spartito, stessa musica

Diverso spartito, stessa musica

Undici. E si continua. Si continuano a raggiungere record, a mettersi sullo stesso livello di squadre leggendarie

Undici. E si continua. Si continuano a raggiungere record, a mettersi sullo stesso livello di squadre leggendarie (11 vittorie in fila come la Mens Sana Siena imbattibile dei tempi d’oro). Ormai quasi non dovrebbe più far notizia una vittoria della Scandone (esattamente come non facevano notizie quelle di Siena), ma la vittoria contro Bologna ha un sapore diverso rispetto alle altre. Tutti gli infortuni sono fastidiosi ma, in una squadra con dei meccanismi oliati e perfetti e con equilibri consolidati come la Scandone degli ultimi 3 mesi, dover rinunciare anche solo all’ottavo uomo della rotazione potrebbe portare a degli squilibri. Se poi a questo si aggiunge che anche la guardia titolare, nonché uno dei leader e metronomi della squadra, è costretta ai box per le sue ginocchia ballerine, allora gli squilibri si trasformano in veri e propri dissesti. Ma le grandi band sanno suonare una bellissima musica vincere anche quando sono costrette ad andare fuori spartito, perché riescono sempre a trovare le risorse per raggiungere l’unico obiettivo che si sono prefissate. E la partita contro la Virtus, per l’ennesima volta, ha dimostrato che Green e compagni non hanno altri obiettivi se non la vittoria. Senza Acker e Pini, la Scandone ha dominato ben oltre quello che dice l’82-74 finale perché ha dimostrato di sapersi rigenerare anche in situazioni non abituali, a cominciare dalla presenza in quintetto di un Severini tutto cuore ed attributi che, grazie alla sua prestazione, ha permesso a coach Sacripanti di non rinunciare all’efficacia di Veikalas dalla panchina. Si sono visti quintetti evidentemente segnati dall’emergenza infermeria (Buva e Cervi insieme, più minuti con Ragland e Green) che, anche se poco produttivi, si sono sforzati di giocare insieme, di difendere insieme, di essere, per l’ennesima volta, una squadra vera. E’ anche grazie a questo sforzo collettivo che Bologna (non tanta roba a dire il vero, ma comunque in striscia positiva da due turni) non è mai stata pericolosa nemmeno quando si è avvicinata a -3. Questa squadra sa vincere anche soffrendo, anche andando oltre le sue abituali certezze. Ecco perché la vittoria di ieri non è solo l’undicesima consecutiva, ma qualcosa di più importante: la dimostrazione che questa squadra ha qualcosa di invisibile che vale molto più di quello (che è già tanto) che mette sul parquet e che suona sempre nella maniera giusta.

di Alfredo Bartoli

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