“Gianandre’ ma a che gioco stiamo giocando?”

“Gianandre’ ma a che gioco stiamo giocando?”

Non può essere un tressette a perdere. No, proprio no. E manco “no padrone e sotto”. Qua sembra di vivere un sogno tremendo. Peggio di un film horror. De Cesare che prende Sacripanti (ma non ha firmato…), poi investe come diesse Spinelli. Salta il primo Cda, oggi c’è il secondo. Ed è quello decisivo per l’iscrizione al campionato. Non pensiamo di essere così stupidi da non iscrivere la squadra. Quello, almeno per ora, non è nemmeno in discussione. Ma Avellino sembra essere diventata la città del “viva il parroco”. O quella, forse, più realistica, del “Signor Si”o del “Si Badrone”, rigorosamente in B e non in P. Stiamo diventando la barzelletta d’Italia. Ognuno coi propri soldi fa quel che vuole, per amor di Dio, ma la Scandone resta un patrimonio da salvaguardare. Con i suoi anni di storia e con la sua passione. Caro Gianandrea De Cesare, la pazienza in molti già l’hanno persa. Che sia chiaro. Ma se si perde pure la passione, non si può ridurre il basket avellinese ad un torneo di bocce o di boccette da oratorio. Questo, caro Presidente, non glielo permetterà nessuno. Ed è arrivato il momento che la politica intervenga. Lo ha fatto per salvare la Scandone (ricordiamo la conferenza stampa organizzata dall’onorevole Giuseppe De Mita), lo faccia adesso per evitare almeno lo scempio di uno sport che dopo poche settimane ha visto un diesse incoronato e poi subito dimessosi e un coach se sa di essere l’allenatore del futuro ma non ha ancora firmato una “cippa” di contratto. La Scandone è un patrimonio dell’Irpinia. La stessa Irpinia e gli stessi irpini che hanno ringraziato De Cesare per aver dato continuità alla storia e gli stessi che oggi gli chiedono: “Gianandrè ma a che gioco stai giocando?”. Ci faccia capire De Cesare. Senza di Lei non si deve muover foglia, senza di Lei non si firma un giocatore, senza di Lei non si firma un coach, senza di Lei non si firma un assistant coach, senza di Lei non si può parlare, senza di Lei….

Non siamo abbastanza stupidi per pensare che se un manager di una grande azienda vuole che i suoi soldi vengano gestiti bene e magari fatti anche “crescere”, bisogna affidarsi a gente competente. Bene. Uno, come Aloi c’era, ed è scappato. Abbiamo preso il fior fiore dei coach italiani come Vitucci ed è stato isolato, abbiamo preso il fior fiore dei cestisti e si sono rivelati tutte “pippe” stratosferiche. E’ arrivato il momento di interrogarsi. Forse con Lei, caro presidente, la Scandone non fallirà mai. Perchè garantirà sempre l’iscrizione ed anche la salvezza. Ma sembra come quei tanti matrimoni che vanno avanti per “amor dei figli”. Non vogliamo rassegnarci, invece, a questa idea. Noi cerchiamo la passione, noi cerchiamo l’amore, noi cerchiamo e chiediamo di innamorarci ancora, se si può, del basket. Noi speriamo e sogniamo di vederlo di nuovo pieno quel palazzetto.

Ci dica cosa vuol fare della Scandone. Trovi magari anche il tempo di convocare quei 4 poveri e misericordiosi giornalai di provincia che cercano di avere un contatto con Lei. E che perdono le loro giornate a tentare, invano, di chiamare o di contattare procuratori da cui arriva sempre la stessa risposta: “Stiamo aspettando di essere convocati dal presidente. Noi siamo pronti, lui no. E se passano altri giorni, andiamo altrove”. Altrove. Appunto. Altrove. Ma è un posto così lontano?

Ce lo dica Presidente. E ce lo dica chiaro e coinciso. Siamo gente di campagna. Qui, però, la corrente e il gas sono arrivati da tempo. Ci sono le scuole, i nostri figli vanno a scuola per imparare a leggere e scrivere. Crescono bene, c’è ancora un’aria salubre. Ma non teniamo più l’anello al naso. Quello lo abbiamo tolto da parecchio. Ma, per dirla in parole povere, a gente “se sfastiriata”. Ci dica, presidente, di quale morte dobbiamo morire. Ce lo dica presto. Prima che sia troppo tardi.

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