La partita della consapevolezza

La partita della consapevolezza

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<p style=”text-align: justify;”>Se vinci su un campo che è rimasto inviolato (almeno in regolar season) per 41 volte consecutive (3 anni mal contati) allora non puoi non usare un termine che non sia quello di impresa, almeno per quello che riguarda le statistiche e gli almanacchi. Però poi, in campo, ci vanno le squadre e non i libri, per cui quella di ieri, non è da considerare un’impresa, perché sminuirebbe il lavoro e la qualità di coach Sacripanti e della sua Scandone. E’ vero, gli ultimi anni non sono stati forieri di gioie e, men che meno, di successi, ed è sacrosanto esaltarsi per una partita del genere, per come sono arrivati questi due punti e per questi ragazzi che stanno dimostrando di avere a cuore questa maglia e questa società. Ma la vittoria di ieri sera deve andare ben oltre il concetto di “Davide che batte Golia”, perché se vinci la quinta partita di fila, se continui a scalare posizioni in classifica, se giochi con la stessa personalità in casa, come in trasferta, non ti puoi considerare più una “piccola”. E, al di là dei due punti bonus (non sappiamo quante altre squadre vinceranno ad Assago), la strameritata vittoria di ieri sera è importante perché porta consapevolezza ad un gruppo che è passato dall’essere preda a cacciatore. Sembra lontana anni la partita di Capo d’Orlando, quando una Sidigas post derby, ancora impaurita e titubante, vinse solo perché gli avversari erano completamente allo sbando. Dopo solo 40 giorni c’è una squadra che ha cambiato sguardo, che gioca con leggerezza e coraggio, preparata al meglio, sia da un punto di vista fisico che tecnico-tattico, che sta mandando chiari segnali ad un campionato, ancora livellato, in cui tutte le squadre sono racchiuse in soli 16 punti. Parlare dei singoli, in una squadra che vince 5 partita in fila e 7 nelle ultime 9, non sarebbe giusto, perché si correrebbe il rischio di togliere dei meriti a qualcuno: la Scandone vince e convince perché gioca insieme (come testimoniano i 14 assist su 16 canestri realizzati nel primo tempo), trova sempre soluzioni e protagonisti diversi (81 punti con i “bomber” Ragland e Buva alla peggior partita dell’anno e, giustamente, panchinati nell’ultimo quarto), ha raggiunto equilibri stabili e ruoli definiti in campo. Poi è chiaro che se hai la fortuna (e la lungimiranza) di avere un maestro del gioco come Marteen Leunen, la cosa aiuta. Ma questa è un’altra storia…</p><br>

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