Le sette meraviglie della Sidigas

Le sette meraviglie della Sidigas

Gli storici dell’arte ci consentiranno il paragone col titolo scelto per commentare la serata del PalaTrento ricca di emozioni e che definire straordinaria parrebbe riduttivo. L’estro e i colpi di scena regalati dalla Sidigas Avellino da sette partite assumono le stesse sembianze e contengono quell’adrenalina di chi si ferma ad ammirare la maestosità di un capolavoro. Anche a Trento la Scandone ha confermato di essere la squadra del momento. Il dato che maggiormente colpisce  riguarda la capacità dei biancoverdi di vincere la gara, riuscendo a recuperare anche degli svantaggi consistenti. E’ avvenuto prima a Capo D’Orlando (lì dove è iniziata l’epopea biancoverde) con un ultimo quarto nel segno di Ragland e Cervi. Lo stesso è accaduto con Venezia ma i segnali di questa forza mentale di Green e compagni hanno permesso di recuperare tredici punti all’EA7 Milano sul proprio parquet. E lo stesso è avvenuto ieri sera contro la Dolomiti Energia avanti anche di diciassette lunghezze (55-38 al 28′) prima che andasse in scena quel quarto periodo da cineteca in cui Avellino ha segnato quasi gli stessi punti (34) iscritti a referto fino a quel momento. Di rimonte così non se ne ricordavano da anni. Con la mente bisogna tornare indietro alla stagione 2007-2008 quando l’Air abituò i propri tifosi (presenti in massa nell’impianto trentino e assoluti protagonisti nel dopogara dei festeggiamenti che hanno fatto il giro della rete a tempi di record) con “remuntade” storiche quali il successo nel derby a Scafati o nella finale di Coppa Italia del 10 febbraio 2008 al PalaMalaguti. I lupi, a modo loro, hanno riscritto la storia perché superando la compagine di Buscaglia hanno migliorato il primato di successi conquistati in sedici anni di serie A. Sacripanti è diventato il beniamino della platea biancoverde ed il coro intonato a fine gara dagli Original Fans  “Pino…Pino” è la conferma di un coach che ha conquistato la stima e l’ammirazione di una città e tifoseria col lavoro in palestra anche quando non ha avuto vergogna di parlare di “sfiga” o “sfortuna” qualche mese fa in un periodo in cui la domanda principale era “In quanti ci alleniamo oggi?” oppure “Chi porta palla domenica prossima?”.  Dalle difficoltà si vede il carattere di un gruppo, dalle critiche Riccardo Cervi ha risposto con una doppia cifra costante e vincendo i duelli personali prima contro Lydeka, poi con Veremeenko fino a quelli più recenti contro McClean, Kirk e Pascolo  tirando fuori quella grinta ed energia che lo ha portato in qualche caso ad eccedere ma che piace al pubblico irpino. Nelle sette meraviglie c’è la mano di James Nunnally a cui ora spetta togliere lo scettro al pesarese Daye lo scettro di top scorer del campionato (il californiano ne ha scritti quindici nell’ultima frazione) oppure l’esperienza del neopapà Alex Acker che, pur non avendo più  quell’esplosività vista ai tempi di Barcellona, garantisce ai suoi una certa qual affidabilità al tiro (51,2% da due e 37,5 % dalla lunga distanza). Senza dimenticare il “lavoro sporco” dei vari Pini e Severini, la solidità di un Ivan Buva che ha conservato la sua tradizione vincente contro l’Aquila Basket o la voglia di far canestro di un Veikalas quando riceve palla  dal Ragland o Marques Green di turno che hanno guidato con ordine una Sidigas che si presenterà giovedì ad Assago come l’outsider che nessuna vorrebbe incontrare.<br>

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