Palle perse e solite amnesie difensive. Addio playoff Sidigas?

Palle perse e solite amnesie difensive. Addio playoff Sidigas?

Vanoli Cremona - Sidigas Avellino
Vanoli Cremona – Sidigas Avellino

Cinque le sconfitte al PalaRadi. Quattro gli stop collezionati dalla Sidigas Avellino nelle ultime quattro apparizioni. Numeri impietosi che a sette giornate dal termine della stagione regolare mettono sempre più in discussione l’accesso della formazione all’unico obiettivo percorribile: i playoff. Una parola che sa tanto di maledizione per la compagine irpina che è uscita con le ossa rotta  dall’impianto cremonese, palesando ancora una volta tutti i difetti noti da inizio dell’anno in una serata in cui non erano mancato le liete note. Il trio Lakovic – Ivanov – Hayes, pezzi da novanta del mercato estivo, ha dato vita ad una prestazione da incorniciare in termini di punti realizzati e leadership (ad eccezione delle cinque palle perse). Il playmaker sloveno, supportato da una condizione fisica accettabile, è ritornato ad essere quel giocatore e punto di riferimento nella metà campo offensiva a suon di triple (una nel primo quarto ed un’altra nel quarto periodo) che hanno tenuto in vita la sua squadra nelle fasi di maggiore difficoltà, beneficiaria, al tempo stesso, dei suoi cinque assist, alcuni dei quali all’indirizzo di Kaloyan Ivanov. Il bulgaro si conferma prezioso su entrambi le zone del parquet. Nell’area colorata della Vanoli l’ex Alicante è stata una vera e propria spina nel fianco per i lunghi avversari, accettando la sfida sul piano della fisicità col rivale Kelly, visibilmente trasformato dalla cura Pancotto rispetto alla gara d’andata. Il centro dei lombardi, un po’ come già accaduto sia con Scott e Easley di Caserta sia con Eze di Sassari, ha evidenziato le solite lacune del pacchetto arretrato dei lunghi della Sidigas. Non è più una novità che uno dei punti deboli di questa gruppo risieda negli errati sincronismi difensivi dei lunghi quando sono chiamati ad aiutare i compagni di squadra. Un difetto strutturale ormai risaputo a tutti ma divenuto un rebus irrisolvibile col quale, presumibilmente, bisognerà convivere sino all’ultimo atto dell’attuale torneo. Non è passato di certo inosservato un altro dato: la maggiore dinamicità degli esterni di Cremona nel battere in isolamento i pari ruolo avellinesi. Una lacuna duratura, figlia di un’età media della squadra tra le più alte del lotto, su cui si fatica anche qui a trovare le giuste contromosse. Altro aspetto che ha lasciato maggiormente perplessi i presenti alla gara di domenica sono stati i passaggi a vuoto, o meglio, gli imprevisti cali di concentrazione cui è stata la vittima la stessa Avellino. Uno su tutti quello nella terza frazione che ha permesso ai ragazzi di Pancotto di piantare le basi per una vittoria che rilancia le chance di salvezza per il club di piazzale Lanzini la cui fame di punti ha prevalso sull’incostanza di una Scandone che mal si è comportata anche nel rapporto palle perse/recuperate. Gli irpini hanno gettato in pasto alle rapaci mani degli avversari la bellezza di undici palle tra seconda e terza frazione, a fronte di zero recuperi. Un dato preoccupante, punito severamente dalle scorribande dei vari  Rich e Jarrius Jackson, quest’ultimo top scorer di serata con 25 punti e vicinissimo ad eguagliare il record punti realizzato quest’anno (30 contro Cantù alla 6°giornata).

vanoli - sidigasResterà nella storia senza ombra di dubbio l’ennesima dichiarazione di Vitucci (la quarta in altrettante partite) secondo cui le percentuali offensive offerte dai suoi non sono state all’altezza della situazione. In terra lombarda la squadra ha retto grazie alle prove delle tre stelle biancoverdi citate all’inizio. Bisognerà riflettere, invece, sull’apporto della panchina che ha iscritto a referto soltanto sei punti. Il coach veneziano non le ha mandate a dire alle sue  seconde linee. La scelta di togliere due cestisti (Dean e Richardson) per il solo Foster (che finalmente si è sbloccato contro il suo ex pubblico) sta evidenziando tutti i  limiti in un sistema che sino a qualche settimana fa godeva di un Cavaliero in ottimo stato di forma mentre sta riscoprendo un Paul Biligha motivato settimana dopo settimana a dimostrare il suo valore. Il suo allenatore lo ha confinato al ruolo di quarto lungo, preferendogli un Dragovic sempre più poco funzionale all’attuale filosofia di gioco della Sidigas che aveva scommesso nell’ultima sessione di mercato sull’ex Ucla. Rimpianti a parte, bisognerà ripartire per l’ennesima volta guardando alla prossima tappa: la Montepaschi Siena. Una sola volta la Scandone è riuscita nel colpaccio (stagione 2010-2011). Per ripetere servirà tutt’altro spirito. Ed evitare di commettere i soliti, prevedibili errori. (Davide Baselice)

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy