Salvare il salvabile. Sidigas se ci sei batti un colpo

Salvare il salvabile. Sidigas se ci sei batti un colpo

Jarvis Hayes (foto scandonebasket.it)
Jarvis Hayes (foto scandonebasket.it)

Perdere come domenica a Siena fa male. E non tanto per il risultato finale quanto per l’atteggiamento visto. La gara del PalaEstra ha segnato un preoccupante passo indietro per la Sidigas Avellino rispetto al precedente stop contro la Vanoli Cremona. Se al PalaRadi, contro l’ex Pancotto, ai biancoverdi è costato caro dei passaggi a vuoto di natura psicologica nel secondo tempo, in terra toscana l’approccio iniziale ha indicato sin da subito che tipo di partita sarebbe stata per gli uomini di Frank Vitucci. Il coach della Scandone, in sede di presentazione, aveva chiesto una svolta ai suoi uomini. A rileggere alcune sue dichiarazioni «…c’è bisogno che ognuno che mette piede sul parquet deve assumersi le proprie responsabilità, e mettere in campo tutto quello che ha. Confido nell’esperienza e nella qualità dei giocatori che alleno perché hanno assolutamente il dovere di dare delle risposte, sia per la squadra che per se stessi» si è avuta l’impressione che, per larghi tratti della partita, in campo sia scesa un altro roster. Sin dai primi istanti del match, la Sidigas è stata “aggredita” (sportivamente parlando) da una Montepaschi, bramosa di blindare i playoff, e col dente avvelenato per la sconfitta rimediata nel derby del PalaCarrara contro la neopromossa Giorgio Tesi Group Pistoia. I  ritmi incalzanti dei Campioni d’Italia (ma non solo) hanno prevalso su una Scandone che nei primi due quarti è sembrata imbarazzante, soprattutto in difesa: 52 punti concessi nei primi 20’ rappresentano una severa bocciatura. A finire dietro la lavagna è stato innanzitutto Jaka Lakovic. Lo sloveno aveva fatto ben sperare nel duello perso contro Cremona, rispolverando buone percentuali da tre punti e caricandosi la squadra in attacco nei momenti di maggiore difficoltà. A viale Sclavo l’ex regista del Panathinakos ha litigato col ferro da tre punti (1/5) ed ha visibilmente sofferto in difesa l’atletismo e il bruciante primo passo dei vari Erick Green (8/9 da due) e Marquez Haynes. Un problema, questo, che si ripresenta per l’ennesima volta. Un rebus irrisolto che Avellino sta pagando caro da inizio del campionato.  Non ha convinto del tutto anche uno dei protagonisti in positivo della controversa stagione degli irpini, Kaloyan Ivanov. Il bulgaro ha chiuso in crescendo con 15 punti e “soli” 5 rimbalzi.  Il suo approccio alla partita, tuttavia,  è apparso eccessivamente “soft”. Un atteggiamento inammissibile  quado il tuo diretto avversario risponde al nome di Othello Hunter. Questi, che in estate ha atteso inutilmente per venti giorni una risposta alla controfirma del contratto da parte della società di contrada Zoccolari, ha dominato in lungo e largo i lunghi ospiti con una facilità disarmante. Appannaggio del lungo ex Sassari la buona sorte ha riservato un Dragovic che si è distinto soltanto per una tripla realizzata. Nella sua area il lungo di Podgorica ha recitato la parte del “compagno di merenda” contro i suoi diretti avversari. È facile intuire, quindi, come le fondamenta del progetto tecnico di Vitucci scricchiolino sempre di più giornata dopo giornata. Giornata dopo giornata sta venendo meno il contributo, cui tutti eravamo abituati, di Daniele Cavaliero. Il cestista triestino, valore aggiunto in attacco nel girone d’andata per la Sidigas, sta tirando il fiato da qualche giornata a questa parte e il suo rendimento ne sta risentendo, specie nelle percentuali al tiro. Vitucci  domenica lo ha spostato nell’ “antico” ruolo di playmaker, data l’impossibilità di  schierare Valerio Spinelli (in panchina per onor di firma). E l’ex giocatore di Bologna non ha demeritato del tutto, smazzando sei assist. Ma serve altro. Lo stesso dicasi per Je’Kel Foster. L’ultimo arrivato in casa Scandone ha dato l’impressione di poter ripetere la discreta prestazione di sette giorni prima. È stato risucchiato dal ciclone avversario, offrendo poco in termini  di contributo per la  sua squadra che non può dipendere esclusivamente dalle giocate sotto le plance di Will Thomas e dalle conclusioni balistiche di Jarvis Hayes. I due atleti hanno cercato di dare una scossa alla Scandone, caricandosi sulle proprie spalle la croce. Il futuro, adesso, è sempre più tetro per la truppa di patron De Cesare. La delusione e la rabbia che regna nella piazza avellinese è tanta. Mancano sei giornate al termine della stagione regolare. “Salvare il salvabile” resta l’unico obiettivo per Biligha e compagni. (Davide  Baselice)

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy