Sidigas, la prima giornata è un tabù

Sidigas, la prima giornata è un tabù

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Mancano ormai tre giorni all’esordio della Scandone nel suo sedicesimo campionato di serie A di pallacanestro.

Addetti ai lavori e tifosi sono in fermento, dopo una lunga e forse eccessiva attesa per la prima palla a due ufficiale contro Pesaro.

Il team di Pino Sacripanti continua a lavorare sul parquet, provando schemi e situazioni di gioco offensive e difensive, con lo scopo di migliorare la condizione fisica dei singoli e l’intesa di un gruppo totalmente rinnovato, che non vuole farsi trovare impreparato in una prima giornata storicamente stregata per i biancoverdi.

Infatti nelle quindici stagioni in massima serie, Avellino è riuscita ad imporsi all’esordio solo una volta. Avversario? Pesaro. Corsi e ricorsi storici.

Facendo tutti gli scongiuri del caso, domenica si spera di replicare quanto fece la Scandone di Pancotto l’11 ottobre del 2009, quando gli irpini si imposero 88-77 con una grande prestazione di Chevon Troutman.

Una Consultinvest Pesaro che, come da tradizione nelle ultime stagioni, per ragioni di budget ha puntato sulla formula del 5+5.

Un quintetto formato dagli esterni statunitensi Christon, ex seconda scelta al draft Nba e seguito con interesse dagli Oklahoma City, play atletico e penetratore, Lacey e McKissic, che si completano per fisicità e talento offensivo, dall’ala grande Shelton, che si candida a ripercorrere le orme di Laquinton Ross, principale artefice della salvezza dello scorso anno dei marchigiani, e dal centrone canadese Walker.

Panchina che definire corta è un eufemismo con gli italiani Basile, cognome d’arte, Ceron, buon tiratore, Solazzi, Gazzotti, ex Cremona e Candussi.

Sulla carta la Sidigas, nonostante i ben noti ritardi accumulati, appare nettamente favorita, ma, come detto, la prima giornata praticamente ha sempre riservato spiacevoli sorprese ai biancoverdi.

Al grido di “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco” di trapattoniana memoria, Green e compagni vorranno sicuramente sfatare questo tabù.

di Marco Festa

 

 

 

 

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