Sidigas: l’attacco non convince più. La società dica la verità su Dean e Richardson

Sidigas: l’attacco non convince più. La società dica la verità su Dean e Richardson

Cinquantanove, cinquantasette e sessantacinque. Non sono i numeri da giocare al lotto ma i punteggi in attacco messi a segno dalla Sidigas Avellino nelle ultime tre partite disputate in campionato. Un ruolino di marcia davvero preoccupante per Frank Vitucci e i suoi uomini che nel commentare la sconfitta contro il Banco di Sardegna Sassari ha lasciato trapelare la delusione per una situazione che non riesce a trovare la sua via d’uscita. E pensar che lo stesso tecnico veneziano aveva messo in guardia la sua squadra nel presentare la sfida contro la compagine sarda. Ancora una volta le percentuali al tiro hanno rappresentato la spada di Damocle per la formazione biancoverde che nelle ultime due uscite casalinghe ha collezionato un misero 8/44 al tiro dai 6,75 metri. Sintomo di un roster che come paventava qualcuno ad inizio anno, mancava di quel giocatore capace di battere le difese avversarie dal palleggio. E in casa Scandone, per stessa ammissione della sua guida tecnica, è assente questa tipologia di cestista. O la dirigenza e lo stesso staff aveva riposto in Foster le aspettative di colui che potesse costituire una valida alternativa ai vari Hayes, Cavaliero e Lakovic, tendenzialmente più pericolosi coi piedi oltre l’arco dei tre punti. Commentare l’ennesima prestazione deludente dell’ex guardia di Monaco diventa difficile anche per il più acerbo dei commentatori. Vitucci gli ha rinnovato la fiducia lanciandolo nello starting five. Difensivamente ha retto discretamente il confronto con  Drake Diener sebbene l’ex giocatore di Capo d’Orlando non sia apparso al massimo della forma per via del dispendio di energie  causato dall’impegno di Eurocup di mercoledì scorso contro l’Alba Berlino. Di sicuro realizzare sessantotto punti tra le mura domestiche contro un avversario che non annovera eccellenti difensori non può che destare preoccupazioni. La Scandone è andata a sbattere contro il muro eretto da coach Sacchetti che ha indovinato la strategia difensiva, smascherando uno dei punti deboli di Avellino. A salvarsi sono stati ancora una volta i due lunghi titolari, Will Thomas e Kaloyan Ivanov. Il bulgaro ha dimostrato di essere un giocatore vitale per le alchimie del roster irpino e l’unico capace di prendersi la squadra sulle spalle nel momento di maggiore difficoltà (Lakovic ha toppato da questo punto di vista sparacchiando al tiro un 1/5 da tre). Mentalmente non era facile avere prontezza contro una Sassari che è ricorsa anche a qualche trucchetto del mestiere per limitare l’ex ala di Siviglia. Il centro di Baltimora, invece, ha prodotto buoni numeri in attacco e vale lo stesso discorso fatto per Ivanov. Ai suoi danni i vari Vanuzzo e Eze non hanno risparmiato complimenti fisicamente contro Thomas che di suo, nella metà campo difensiva, confida troppo nell’aiuto dei compagni di squadra, finendo poi per prendere il numero di targa degli avversari. Discreti segnali li ha lanciati lo stesso Paul Biligha che è entrato sul parquet con quella convinzione e determinazione a cui avrebbe attingere anche qualche altro compagno di squadra. Parliamo di Nikola Dragovic, in netto calo nelle ultime uscite dopo alcune buone prestazioni (su tutte quelle a Roma). L’aspetto che maggiormente irrita tifosi e addetti ai lavori è la superficialità che contraddistingue il suo modo di giocare, ben conosciuta dalle parti del Partenio. Se la società era intenzionata a tagliarlo,  adesso, a poco più di due mesi dal termine della stagione, ci si chiede se sia stato commesso un altro “errore di tempistica” come avvenuto nel caso di Je’kel Foster. Thomas ed Ivanov danno garanzie e qualità nei minuti in cui vengono impiegati ma l’acquisto di un “terzo” lungo di maggior spessore rimarrà, presumibilmente, uno dei rimpianti in questo campionato da parte della dirigenza di contrada Zoccolari.

E parlando di tempistica, non si può non far riferimento allo strano caso del duo Dean – Richardson, seduti in tribuna Montevergine dietro la panchina del Banco di Sardegna. Una vicenda contorta che non riesce a trovare il suo epilogo. In molti, tra cui lo stesso Vitucci, hanno accettato “civilmente” la scelta di accomodarsi in quel posto del palazzetto. In tanti chiedono verità e spiegazioni sul perché della decisione di epurare, o meglio, regalare una vacanza a due atleti ancora fuori squadra ma regolarmene a libro paga della società che giustifica questa situazione additandola a procedure che richiedono il loro corso di svolgimento. Una spiegazione che non convince appassionati e tifosi alle prese con una squadra sprofondata nei problemi del passato e che cerca quella vittoria che possa ridargli fiducia. Magari a partire dalla trasferta di Cremona.SIDIGAS AV - BANCO DI SARDEGNA SASSARI 13-14

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