Una coperta che si sta scoprendo troppo corta

Una coperta che si sta scoprendo troppo corta

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Il peggiore scenario possibile. A metà girone di andata, il panorama che si sta stagliando intorno alla Sidigas Avellino è, ancora una volta, a tinte fosche. Qualche raggio di sole, vivido ma estemporaneo, ci ha fatto credere che quest’anno il discorso poteva essere diverso. E invece, nonostante un gruppo solido e vivo, un allenatore preparato e un atteggiamento decisamente migliore rispetto al passato, la classifica dice 2 vinte e 5 perse, con la sola Virtus Bologna con una vittoria (e con il posticipo contro Sassari da giocare questa sera per accodarsi nel gruppone a quota 4 punti). Di tempo per invertire la tendenza ce n’è (è passato solo un quarto di campionato), ma bisogna capire cosa non va, perchè l’ambiente inizia a vociferare,memore degli ultimi campionati pieni di paturnie e “sangue amaro” (per usare un’espressione tipicamente delle nostre parti). Qual è il problema di questa squadra? Perché non riesce ad esprimere una pallacanestro di livello per tutto l’arco della gara? Come mai, all’improvviso, la luce si spegne e si buttano via partite che dovevano solo essere vinte? Il problema non sono i tiri sbagliati per vincere (per quanto, se entrati, sarebbero la differenza tra il fondo della classifica e la zona play off), il problema sono i motivi per cui si è arrivati a prendere quei tiri da cui passa la vittoria o la sconfitta. La squadra, in settimana, lavora tanto e bene. Vediamo allenamenti in cui c’è intensità, disposizione al sacrificio, crescita sia individuale che collettiva. Evidentemente, però, questo non basta (almeno per ora). E allora, senza fare polemica, il problema è da cercare altrove. Probabilmente nella costruzione di un roster che qualche limite strutturale ce l’ha. Ma d’altronde se la squadra la inizi a costruire a metà luglio (quando gli altri sono già un pezzo avanti), la completi a metà agosto (quando gli altri sono già in ritiro) e la vedi nella sua completezza solo a 10 giorni dall’inizio del campionato (causa Europei), la coperta deve essere, per forza di cose, corta da qualche lato. E allora forse è il caso di rattopparla questa coperta, ed anche in fretta, perché fra poco arriva l’inverno che, nella passata stagione, ci gelò come mai aveva fatto nella nostra storia, proprio perché non si prese nessuna decisione. Lo sport professionistico non aspetta, ha precisi tempi da rispettare e chi resta indietro non viene aspettato. Se c’è volontà e possibilità di fare qualcosa, bisogna farlo subito, altrimenti basta dire che si va avanti così, perché si crede in questo gruppo e nella sua definitiva esplosione. Entrambe le cose vanno benissimo, l’importante è prendere decisioni rapide, comunicarle e metterle in pratica, perché un altro campionato contraddistinto da immobilismo e “vediamo che succede la prossima partita” potrebbe diventare davvero pericoloso.

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