“Ai calciatori non chiediamo di fare i calciatori, ma di essere calciatori dell’Avellino” #iocicredoancora

“Ai calciatori non chiediamo di fare i calciatori, ma di essere calciatori dell’Avellino” #iocicredoancora

Antonio Caggiano con la sua puntuale rubrica settimanale analizza con saggezza la situazione attuale dei lupi. E le sue parole sono da lezione per tutti

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Ho avuto modo in questi giorni di incontrare il grande Diego Armando Maradona, arrivato a Roma per partecipare alla Partita della Pace. Inevitabilmente i ricordi sono andati a un periodo d’oro per il calcio irpino e campano, una fase della quale si ricordano le memorabili sfide del derby Avellino – Napoli, l’unico derby degno di questo nome proprio secondo quanto ha affermato più volte il Pibe de Oro. Certo, parlare di quel periodo in questi giorni è come gettare sale su una ferita aperta. Paragonare fasti, fatti, personaggi e situazioni di quei dieci anni meravigliosi con le difficoltà di oggi è offensivo. Ma tant’è. E allora, diciamo subito che il 3 a 0 di Perugia non mi è piaciuto per il risultato in sé, per il modo in cui è stato conseguito, per il messaggio che manda, per le polemiche che ha generato. Così come non mi piace il clima pesante che si percepisce attorno alla squadra, alla società, ai calciatori e in particolar modo attorno all’allenatore. Spero e mi auguro che si possa arrivare presto a una serenità e a una gestione univoca di intenti, di prospettive, di impegni, di obiettivi. È un po’ lo sguardo a più lunga gittata che ci manca, quella necessità di programmazione e di lungimiranza che riesca a dare scadenze e certezze, anche quando poi dovranno essere prese decisioni importanti e decisive. Non può essere la piazza a dettare le regole, ma la piazza va comunque tenuta in considerazione, vanno ascoltati gli umori, i borbottii, i sentimenti. Poi, però, a decidere devono essere esclusivamente i professionisti ai quali spetta l’onore e l’onere delle scelte. E che dovranno poi rispondere di queste. È un momento davvero duro e difficile per l’Avellino questo che stiamo vivendo, anche se ne abbiamo vissuti di peggiori. Come si esce fuori da tutto questo? Semplicemente rispettando ruoli e competenze. Nel senso che ognuno è tenuto a svolgere al meglio delle sue capacità il proprio compito. Allora che i tifosi facciano i tifosi, ovviamente è ruolo dei tifosi anche lamentarsi e contestare, sempre nei limiti dettati dalla civiltà e dalla maturità della tifoseria. Che i giornalisti facciano i giornalisti, ovvero atteniamoci ai fatti più che alla ricerca della polemica a tutti i costi, ma se i fatti sono tali da inchiodare qualcuno alle sue responsabilità, andiamo fino in fondo senza sconti né tentennamenti. Che i dirigenti facciano i dirigenti: le scelte più importanti sono proprio le loro in questo momento. A loro chiediamo di essere decisi e tempestivi, nel senso che se c’è da dare fiducia sia data immediatamente e pienamente, senza se e senza ma, con convinzione. Al contrario se ci sono interventi, che vadano fatti subito e bene, motivandoli da necessità oggettive e non da sentimenti o altri condizionamenti. Poi, ai calciatori non chiediamo di fare i calciatori, ma di essere calciatori dell’Avellino, ovvero di avere una responsabilità in più rispetto ai loro colleghi di altre società, una responsabilità che si chiama rappresentatività. Da sempre, andrebbe spiegato ai nuovi e soprattutto ai tanti che vengono dall’estero, ad Avellino indossare la maglietta biancoverde significa portare sulla propria pelle anche i sogni, le amarezze, la voglia di riscatto, il desiderio di dire la propria, la necessità di testimoniare la propria esistenza, di un’intera città, di un’intera provincia, di un’intera comunità. Andrebbe spiegato ai calciatori nuovi che non fanno parte solo di una squadra di calcio, ma sono entrati in una comunità che da sempre lotta per restare in vista, per far capire al resto del mondo che esiste, che non vuole uscire sui giornali solo per le storie legate al dopo terremoto o per la cronaca spicciola. E poi è necessario che l’allenatore faccia l’allenatore. Si sente in grado di continuare? Allora vada avanti senza paura e senza condizionamenti, ma prendendosi tutte le responsabilità. Non è totalmente convinto? Allora abbia il coraggio di tirarsi indietro. Subito. Ma io sono fiducioso che tutte le parti in gioco faranno il meglio possibile. È ovvio ormai, io ci credo ancora.

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