A Brescia un tonfo che deve far riflettere cara Scandone

A Brescia un tonfo che deve far riflettere cara Scandone

Avellino dominata sotto le plance: non basta la sola esperienza di Rich e Leunen

di Federico Contrada

Nell’anticipo delle 17 della seconda giornata della Lega Serie A, la Germani Brescia ha fatto valere il fattore-campo ed ha conquistato una larga vittoria per 96-75 nella gara contro la Scandone Avellino.

Dopo un primo quarto chiuso col vantaggio ospite (20-26), la Leonessa ha iniziato a macinare il suo gioco, soprattutto grazie a Luca Vitali, che confermava le sue eccelse doti nel playmaking; grazie alle sue “letture”, i lombardi riuscivano sempre a trovare l’uomo libero per il tiro aperto. Un pauroso parziale di 16-0, naturale conseguenza di quanto visto sul parquet in quel frangente di gara, dava come risultato il punteggio di 36-26 al minuto 14. Avellino con orgoglio si riportava a -3, ma i lombardi, riuscendo a trovare la via del canestro da tre, respingevano l’assalto finale ospite, ed andavano all’intervallo lungo in vantaggio di 5 punti (49-44).

La sensazione che si è avuta a quel punto della partita, era quella di una Scandone ancora troppo aggrappata alle giocate dei singoli; la regia di Fitipaldo era efficace solo a sprazzi, con il play avellinese comunque in difficoltà su entrambi i lati del campo contro un avversario tecnico ed oversize come Luca Vitali; mentre Filloy, che proprio in quest’occasione poteva dare una grossa mano, è apparso ancora una volta poco brillante e dunque poco utile alla causa della sua Sidigas. Brescia, dal canto suo, viaggiava su percentuali altissime da tre, sopperendo così alla poca sostanza dentro all’area. La Scandone, dunque, si poteva ancora aggrappare a qualche limite dell’avversario. Ma ecco la mossa vincente di coach Diana: dentro Dario Hunt, l’unico giocatore del roster bresciano a poter ricoprire il ruolo del pivot, con lo scopo di cambiare impostazione d’attacco e costringere la difesa avversaria a nuove rotazioni. Il cestista nativo del Colorado si dimostrava utile in difesa nel limitare N’daye nel suo (pur mediocre) gioco offensivo, e devastante in attacco, dove sfruttava alla perfezione gli assist di Luca Vitali (11 in totale).

La Scandone, con orgoglio più che con lucidità, si affidava sempre al Professor Leunen ed alle giocate individuali del suo miglior realizzatore, Jason Rich (18 punti realizzati); al minuto 27 erano proprio questi due giocatori a confezionare l’azione che riportava la Scandone in parità a quota 61: pick and pop eseguito alla perfezione dal Capitano, prontamente servito dal numero 25 per la tripla dall’ala che mandava Brescia al time-out.

Questa è stata una delle poche azioni costruite bene dalla squadra biancoverde, in un contesto, come già riportato in precedenza, in cui è latitato il gioco di squadra. Non è stato dunque un caso che, dopo quest’azione, fosse iniziata una partita, a senso unico in favore di Brescia; con Moss in campo, la Leonessa riusciva a realizzare ben 9 punti negli ultimi 2 minuti del terzo quarto, che si chiudeva sul 70-64. Diana poteva ancora sorprendere l’avversario sostituendo Hunt e proponendo così un quintetto “piccolo” con Landry adattato a pivot, ma Sacripanti, invece che cambiare piano, ha preferito seguire pedissequamente la mossa del suo dirimpettaio, inserendo Zerini e facendolo giocare da pivot; tale scelta si è rivelata perdente, visto che Brescia ha dominato il 4° quarto, che si è chiuso con un ineccepibile 26-11.

Brescia si è presentata con sei elementi uguali alla squadra della passata stagione, quindi è stato anche piuttosto normale che abbia sciorinato un basket molto più fluido e spumeggiante rispetto a quello degli irpini: meccanismi collaudati e conoscenza dei compagni hanno fatto la differenza sia in attacco, dove i padroni di casa hanno saputo creare diverse situazioni di vantaggio soprattutto sui tagli dal lato debole, sia in difesa, dove la zona 2-3 si è dimostrata molto efficace nel limitare gli attacchi avellinesi, non sempre capaci di affrontare questo tipo di difesa. Dal canto suo Avellino, pur restando in partita per 30’, ha assoluto bisogno di ritrovare il miglior Fesenko: il coach biancoverde Sacripanti ha assoluto bisogno, per attuare le sue idee di pallacanestro, dell’ucraino in forma smagliante, e probabilmente, anche il rendimento degli altri dipende da questo fattore.

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