Basket Brescia – Jared Cunningham: “Siamo da playoff e vogliamo dimostrarlo. Già ad Avellino per vincere”

Basket Brescia – Jared Cunningham: “Siamo da playoff e vogliamo dimostrarlo. Già ad Avellino per vincere”

Le parole della guardia della Leonessa Brescia che parla della sua stagione in italia e dei prossimi impegni della Leonessa

di Marco Costanza, @MarcoCostanza5

Archiviata in maniera negativa la parentesi Champions, la Sidigas Avellino si proietta con determinazione al campionato e alla Coppa Italia che incombe. Il prossimo avversario della Scandone in campionato, sarà la Leonessa Brescia, una squadra che dopo la brillantissima stagione scorsa, quest’anno non si sta ripetendo come desiderava.

Uno degli elementi più importanti del team di coach Diana è la guardia americana, Jared Cunningham, un cestista che vanta immensa esperienza anche in NBA, giocando con stelle come Lebron James e Dirk Nowitzki. Non ci sarà con la Scandone il duello con Norris Cole, andato via, ma la sfida si preannuncia interessante.

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Jared Cunningham ha parlato della sua esperienza in Italia, di brescia, dell’NBA, di Nowitzki e Lebron e della sfida alla Scandone.

Questa la sua intervista ripresa dall’inserto Time Out.

 Jared, perché ha scelto la Leonessa?

«Ho capito che sarebbe stata la situazione più adatta perla mia carriera. Conoscevo Jordan Hamilton (altro degli ex Nba in Serie A, ndr). Ma non sapevo nulla né di Brescia né del campionato italiano. Ora mi sto davvero divertendo».

Cosa la rende speciale per Brescia?

«Porto un atteggiamento vincente, in campo gioco sempre al massimo. E faccio quello che serve per vincere».

Quanto è stata dura adattarsi?

«E’ sempre difficile entrare in un gruppo che gioca insieme già da un po’: devi prima di tutto capire il tuo ruolo, cosa fare per aiutare la squadra. Per me la parte più difficile è ricordare gli schemi, imparare come giocano i nuovi compagni e capire come completarsi con loro».

Cambiare squadra a stagione in corso le è capitato spesso anche nella sua carriera Nba.

«Sì, ero diventato quello che chiamano Journeyman. Trovare una casa sarebbe stato bello, ma a me non è successo. Non èmai facile spostarsi da una squadra all’altra, ma dopo che ti succede la prima volta diventa tutto più facile. In fin dei conti giocavo a basket ogni giorno, quello che volevo. poi spostarsi continuamente è quello che facciamo durante la stagione».

Ha giocato con tanti grandi, a cominciare da Dirk Nowitzki a Dallas nel suo anno da rookie.

«E’ stato un compagno di squadra meraviglioso, uno di quelli che vogliono far sentire tutti i benvenuti. Era facile parlare con lui, chiedergli consigli. La cosa più incredibile però era osservarlo, vedere la sua straordinaria etica del lavoro, la cura di ogni dettaglio, la ricerca continua della perfezione attraverso l’allenamento».

Il periodo migliore della sua carriera l’ha vissutoaCleveland con LeBron James, nella prima parte del 2015-16: 40 partite, 3 da titolare.

«Far parte di quella squadra era fantastico. Oltre a LeBron c’erano Kyrie Irving e Kevin Love, All Star come lui. Scoprire il grado di conoscenza del gioco che hanno è stato incredibile. Con LeBron siamo diventati amici, uscivamo insieme dopo le partite e gli allenamenti. Ci sentiamo ancora».

Cosa ha imparato da lui?

«Ad essere un vero professionista. A lavorare duro ogni giorni. A lasciare una buona impressione sulle persone. A fare sempre la cosa giusta». A metà di quella stagione è stato cedutoaMilwaukee.

E ha giocato con Giannis Antetokounmpo.

«Quando sono arrivato io si stava affermando come uno dei migliori giocatori in Nba ed era evidente il lavoro che aveva fatto per riuscirci. Sapevo che non era lontano dall’essere il più forte: ora sta facendo quello che avevo immaginato». Quando ha capito che il suo futuro era lontano dall’Nba?

«Nel 2016 ho ricevuto un’offerta dalla Cina, una di quelle che non si possono rifiutare.

Vivere lì è stato strano: era la mia prima volta fuori dagliUsa, e se mi sono divertito a giocare lì, la vita fuori dal campo è stata complicata anche in cose semplici come trovare cibo a cui fossi abituato. E’ stata dura, ma lastagione è corta e ho imparato tanto».

Insegnamenti che ha messo in pratica la scorsa stagione al Bayern Monaco, nella sua prima esperienza in Europa?

«Sì. Avevo un paio di offerte dalla Nba, ma non era quello che volevo in quel momento. Ho vissuto una grande esperienza a Monaco, la miglior stagione nella storia del club con la vittoria di due coppe. Se adesso giocano l’Eurolega è anche per quello che abbiamo fatto lo scorso anno».

Cosa si aspetta da Brescia?

«Voglio aiutare la squadra e diventare un giocatore completo. Possiamo fare i playoff, non siamo lontani. Una volta lì possiamo provare ad arrivare fino in fondo. Io voglio continuare a migliorare: sto già da tempo lavorando sulle mie capacità di passaggio e rimbalzo.Dobbiamo avere maggiore continuità e provare a vincere qualche partita tirata. Ora ci sarà la sfida con la Scandone e andremo ad Avellino per vincere. Su Twitter, nel tentativo di infondere quell’energia positiva cheèil proposito per il mio nuovo anno, recentemente ho scritto: “L’unica persona di cui devi cercare di essere migliore è quella che eri ieri”. Per me vale anche nel basket, non solo nella vita».

Frase degna di Kobe Bryant.

«Era il mio idolo. Sono nato a Oakland, mio cugino disegnava le uniformi delle cheerleader dei Warriors e andavo a vederli ad ogni partita. Ma sono cresciuto col mito di Kobe. Tutti guardavano i Lakers perlui: era giovane, aveva stile, era fantastico da vedere. L’ho seguito praticamente in tutta la sua carriera».

Le manca la sua famiglia? «Ho un figlio, Zayn, ed è dura non poter stare con lui ogni giorno. E’ ancora troppo piccolo per venire qui. Spero durante la sosta di poter tornare per una settimana negli Usa. Nel frattempo… per fortuna che esiste FaceTime». Diventare padre quanto ha cambiato il suo rapporto col basket? «Tanto, perché ora so che ogni decisione che prendo riguardo la mia carriera avrà un’impatto sulla sua vita e su quella della mia fidanzata. So di dover prendere la decisione giusta, anche per loro. E soprattutto di dover essere un esempio e fare sempre la cosa giusta.

 

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