Dalmonte: “Punti nelle mani, 1vs1 come pochi: Sidigas, Rich è la scelta giusta”

Dalmonte: “Punti nelle mani, 1vs1 come pochi: Sidigas, Rich è la scelta giusta”

L’ex coach della Scandone presenta il nuovo acquisto essendo stato il suo primo allenatore in Italia

Il suo primo anno da professionista in Europa è stato a Cantù. Era la stagione 2008-2009 quando un giovane Jason Rich – prodotto dell’Università della Florida – all’età di ventidue anni accettò il proposta dell’allora NGC guidata in panchina dall’ex coach della Scandone Luca Dalmonte. Dopo otto stagioni il nativo di Pensacola è rientrato in Italia non prima di aver dimostrato il suo talento di realizzatore tra Italia (Cremona nel 2013-2014), Israele, Belgio e le ultime tre annate in Francia.

Coach Dalmonte in Irpinia ritorna una sua vecchia conoscenza, Jason Rich. Ne è trascorso del tempo da quando lo scelse a Cantù. Che ricordo ha del giocatore?

“Rispetto all’annata di rookie a Cantù Jason ha avuto una crescita esponenziale avendo avuto la possibilità di poter maturare delle esperienze in giro per l’Europa. Rich è un giocatore dotato di un atletismo particolare che lo rende un ottimo giocatore anche in fase difensiva in cui può mettere tanta energia. Uno dei suoi punti di forza è l’1vs1 in cui è bravo a costruire dal palleggio. Un’altra sua dote è la capacità di saper giocare in post basso quando intuisce che può creare un vantaggio per il gioco dei suoi compagni. Si è perfezionato nel corso degli anni.”

Rich è la terza pedina di una Sidigas che ha affidato – almeno per adesso – le chiavi della regia al duo Fitipaldo e Filloy.

“Fitipaldo e Filloy sono due ottimi giocatori che possono condizionare difensivamente le squadre avversarie con il loro gioco sul pick and roll. Rich, in tal senso, è bravo a sfruttare le situazioni che nascono da questo tipo di schema, inserendosi nei tempi giusti nell’azione.”

Alberani ha scelto un giocatore da oltre diciassette punti a partita. Una garanzia in vista di una stagione per la Sidigas sancita ancora una volta dal doppio impegno tra Italia ed Europa.

“Parto dal concetto che realizzare punti è una dote che va letta sempre in chiave positiva al di là del campionato in cui si gioca. Jason ha sempre dimostrato di essere un realizzatore ed un elemento che può farsi apprezzare ancora in Italia. L’aspetto da tener d’occhio riguarderà il suo inserimento all’interno degli schemi di Sacripanti.”

La Scandone riparte con l’obiettivo di migliorarsi dopo due stagioni in cui ci si è fermati alla semifinale scudetto. Che idea si è fatta dei recenti playoff e della serie tra Venezia ed Avellino?

“Il campo è  sempre il giudice supremo. Non mi fermo a dire che la Reyer aveva una squadra strutturata per vincere ma è chiaro che dopo il capolavoro di Trento nell’eliminare Milano in semifinale, sono cambiate le aspettative delle restanti partecipanti e c’è da comprenderne la delusione. Venezia è stata brava a saper sfruttare il fattore campo ma bisogna accettare il verdetto del parquet. E’ legittima quel pò di delusione che si è avuta ad Avellino dopo l’uscita in semifinale.”

Sta vivendo con la Tezenis Verona l’esperienza in serie A2, un campionato che dovrebbe essere da bacino in cui attingere per la voce giocatore italiani, merce sempre più rara.

“In primo luogo c’è la necessità di alzare il livello di preparazione degli istruttori giovanili perché è da lì che parte il tutto nel formare un giocatore. I cestisti italiani debbono accettare la competizione perché nulla gli è dovuto e c’è un regolamento che li tutela più del dovuto. I minuti devono essere guadagnati col lavoro in palestra mettendosi in discussione. In quest’ottica il lavoro dei senior allenatori è fondamentale, provandoli a farli migliorare. Inoltre l’impostazione del campionato di serie A2 è da rivedere: è eccessivo il numero delle trentadue squadre partecipanti. Servirebbe diminuirlo per alzare il livello della competività così da far crescere gli stessi giocatori italiani e prepararli al salto di categoria.”

In tal senso a Verona avete messo in piedi un progetto con gli italiani al centro della vostra idea.

“Si, abbiamo una squadra giovanissima in cui abbiamo cestisti italiani in cui il più vecchio ha ventisei anni. Vogliamo prepararli ad un torneo in cui tentare la scalata in serie A tra due anni con questo gruppo ma facendoli maturare sul parquet.”

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