Quello che poteva essere e che invece non è stato: Sidigas tra conferme e rimpianti

Quello che poteva essere e che invece non è stato: Sidigas tra conferme e rimpianti

La Sidigas chiude in semifinale playoff il suo cammino ed è già tempo di guardare al futuro

L’immagine che accompagna quest’articolo non è stata scelta soltanto per un mero gusto estetico bensì come fotografia che possa sintetizzare quella che è stata un pò la serie di semifinale playoff tra Umana Reyer Venezia e Sidigas Avellino. Di fronte due avversarie sfidatesi dieci volte in questa stagione tra campionato e Champions League e con la bilancia che pende dalla parte orogranata grazie alle otto vittorie ottenute. Ha vinto la squadra che ha dimostrato maggior cinismo, una sapienza ed un timing nel saper punire gli errori degli avversari, giocando anche con maggior reattività. E’ noto che la pallacanestro è uno sport caratterizzato anche da tali dettagli. Utili alla Reyer per reindirizzare una serie che si era messa male dopo le prime tre gare del barrage.

Avellino esce col bicchiere mezzo vuoto da questo confronto contro l’Umana in cui i blackout tra secondo e terzo periodo hanno complicato il cammino di Green e compagni troppo spesso ritrovatosi a dover rincorrere un avversario che ha potuto contare su un maggiore apporto della panchina e dunque arrivare a gestire le parti conclusive dei match con maggiore lucidità. Gli accorgimenti difensivi studiati dalla Reyer dopo gara 3 hanno mutato gli equilibri del gioco, costringendo Ragland e Logan a prestazioni diverse nelle ultime tre partite. Al regista di West Springfield gli va dato atto di esser caricato il peso della squadra sulle spalle malgrado le note vicende familiari che hanno accompagnato il suo percorso nella post season.  Considerazione diversa per l’ex Sassari che ha fatto il bello e cattivo tempo e i suoi dodici punti nel quarto periodo di lunedì sera non sono bastati a completare la rimonta.

La Sidigas saluta questo campionato ritrovandosi tra le prime quattro in classifica per il secondo anno di fila. Si è partiti dalla Supercoppa Italiana in cui si è fermati in finale contro l’EA7 Milano salvo poi vivere l’esperienza della Basketball Champions League in cui è arrivata una qualificazione alla seconda fase degna di nota ed una eliminazione agli ottavi contro la bestia nera Venezia in cui si ricorderà quel quarto periodo della partita d’andata. Nel mezzo una Coppa Italia chiusa in maniera anticipata (il periodo più complesso della stagione in termini di infortuni bisogna riconoscere) ed un campionato in cui la squadra ha dimostrato una solidità casalinga abbinata ad un girone di ritorno in cui si è perso qualche occasione di troppo lontano dalle mura amiche rispetto a dodici mesi fa. Ciò non ha minato la possibilità di chiudere ancora al terzo posto in classifica e disputare un primo turno playoff contro Reggio Emilia in cui ci si è ripresi con gli interessi quanto sofferto l’anno scorso. La serie contro Venezia ha evidenziato ancora delle differenze a sfavore della Sidigas (di natura difensiva) ma, per come era iniziato il barrage, pensar di poter annullare questo gap non era una missione del tutto impossibile. La Reyer è stata brava a capitalizzare gli errori avversari. A sprazzi Avellino aveva dimostrato una forza tale per tentare di sovvertire il pronostico e raggiungere quel sogno chiamato finale. In tanti credevano che fosse l’anno buono. E non era sbagliato immaginarlo per gli investimenti sostenuti dalla proprietà Sidigas e dalle sorprese riservate da questi playoff.

C’è da rimboccarsi le maniche per il prossimo anno e pensare già al futuro. Confermare Ragland, Fesenko e  Leunen saranno le priorità del Diesse Alberani ma si lavorerà anche per la permanenza di Andrea Zerini. Da valutare le posizioni dei tre rookie (Thomas, Randolph ed Obasohan) e di Marco Cusin su cui è forte l’interesse della Germani Brescia (leggi qui). Jones rientrerà a Gerusalemme dal prestito ma per quanto visto nelle tre gare giocate potrebbe ritornare una pedina utile anche in termini di giocatori passaportati.

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