Sidigas Avellino, cosa non va in trasferta: dalla difesa a scelte discutibili

Sidigas Avellino, cosa non va in trasferta: dalla difesa a scelte discutibili

Il cammino fuori casa non convince più: essere forti solo al PaladelMauro rischia di compromettere un buona posizione nei playoff

di Davide Baselice, @davidebaselice

Cinque gare in trasferta e cinque sconfitte che hanno annerito pericolosamente la casella delle sconfitte in campionato. Dal trend di inizio stagione che avevano reso la Sidigas Avellino una formazione da “trasferta” capace di esprimere al meglio le proprie potenzialità rispetto ad un cammino casalingo in cui la maggiore pressione  avvertita appariva un ostacolo in più nel cammino dei biancoverdi. A sei giornate dalla conclusione del cammino di stagione regolare la Scandone deve ricostruire il suo identikit di squadra abile a far punti anche lontano dal PaladelMauro. Le recenti uscite confermano i problemi di un gruppo che ha perso contro avversari che lo precedono o lo seguono in classifica.  Volendo escludere la gara a Desio del 19 gennaio contro la Red October Cantù in cui coach Vucinic ha dovuto fare i conti con un roster ridotto al minimo sindacale ma meritevole di aver dato filo da torcere fin quando la lucidità e le gambe hanno supportato Sykes e compagni. In quel caso i problemi erano tangibili e di più non era possibile chiedere.

Discorso diverso dalla trasferta di Bologna del 3 febbraio quando è suonato il primo vero campanello d’allarme coi lupi crollati dopo la prima frazione capaci di incassare sessantuno punti in trenta minuti a fronte dei trentotto iscritti a referto. Ed infatti è proprio l’atteggiamento avuto nella metà campo da proteggere il punto debole della Sidigas che viaggia alla media di ottantotto punti presi sul parquet avversario col record di novantasette arrivati a Trento il 3 marzo. Un dato leggermente in ascesa rispetto agli 84.5 che rispecchia, invece, l’andamento rispetto alle dodici uscite fuori casa. I numeri, in realtà, non convincono nemmeno quando c’è da attaccare il canestro altrui: in centosessanta minuti Avellino è riuscita a scollinare sopra quota ottanta punti realizzati in occasione del ko rimediato a Pesaro (89) mentre con Venezia e Bologna il fatturato è sceso sotto la quota dei settanta (rispettivamente 65 in Laguna e 66 a Basketcity). Vucinic ribadisce il concetto di dover risolvere i problemi in palestra ma di tempo inizia ad essercene sempre meno.

Essere leader di una squadra significa  saper prendere la giusta decisione nel momento opportuno. Da qualche settimana questa espressione si addice a fasi alternanti a Caleb Green l’elemento più utilizzato nelle ultime quattro trasferte (140’) e miglior realizzatore insieme a Keifer Sykes con sessantatre punti (ma sedici giri di lancette in meno rispetto al compagno di squadra). Sul gradino più basso del podio si colloca l’ultimo arrivato Ike Udanoh  che contribuisce a tenere quanto più alta la percentuale dei tiri da due punti (47,6 %) rispetto a quella da oltre l’arco che vede la Sidigas assestarsi sul 33,3 %. Uno dei punti di domanda è l’impatto di Ojars Silins con un 1/7  nei tentativi dalla lunga distanza. Arrivato come specialista, ora rischia di essere un elemento per gli allenamenti dopo il convincente rientro di Demetris Nichols. Cosa che, invece, non può esser detta su come lo stesso Vucinic abbia gestito la panchina in queste quattro appuntamenti: dall’utilizzo di D’Ercole (38’ in tre partite) passando per Campogrande  che ha tirato col 60% da due in 55’, meritando maggiore spazio – dopo un avvio balbettante – alla pari dei vari Campani e Spizzichini. Segnale  di come lo staff tecnico abbia voluto rischiare poco in determinate circostanze.

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