TurisTifosi in Magna Grecia

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La truppa di Sacripanti, dovrà provare ad espugnare uno dei “templi” della palla a spicchi greca: l’ “Alexandreio Melathron”

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di Massimiliano Zappella

Insidiosissima trasferta, questo pomeriggio (palla a due alle 18,30) per la Sidigas Scandone Avellino, impegnata sull’ostico campo dell’Aris Salonicco e perlopiù ancora priva del suo asse play-pivot titolare (Fitipaldo-Fesenko). I gialloneri, guidati in panchina da un santone come coach Giannakis, sono in una serie negativa aperta di 5 sconfitte consecutive tra campionato e coppa e cercheranno ad ogni costo di interromperla proprio contro gli irpini.

L’equilibratissima classifica del girone vede i greci giusto un gradino sotto i biancoverdi, a causa soprattutto dell’inaspettata sconfitta interna di due settimane fa contro il Telekom Baskets Bonn.

Proprio seguendo l’esempio dei tedeschi, la truppa di Sacripanti, dovrà provare ad espugnare uno dei “templi” della palla a spicchi greca: l’ “Alexandreio Melathron”.

Il palasport dedicato ad Alessandro Magno è stato inaugurato nel 1968 e ha una capienza di 5138 posti, sul suo soffito in bella mostra i titoli vinti dall’Aris nella sua storia recente e non (10 campionati greci, 8 coppe di Grecia, 1 coppa Korac, 1 coppa Saporta e 1 Fiba Eurocup).

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Il palazzetto, dalla forma ovale che ricorda il Paladozza di Bologna, fa registrare quasi sempre il tutto esaurito ed i calorosi tifosi tessalonici sono davvero il cosiddetto “sesto uomo” per la squadra locale.

Dal punto di vista storico-demografico, Salonicco è meglio conosciuta col nome di Tessalonica ed è dopo Atene la seconda città per popolazione della Grecia. La città venne fondata da Cassandro, re dei Macedoni, nel 315 circa a.C. e le diede il nome di sua moglie Tessalonica, che era anche sorellastra di Alessandro Magno. Ella venne così chiamata dal padre, per commemorare la sua nascita nel giorno in cui egli ottenne una vittoria sui Tessali.

Dopo la caduta del regno di Macedonia, avvenuta nel 146 a.C., Salonicco entrò a far parte dell’Impero Romano. Nella sua storia più recente la città non è stata molto fortunata, infatti, nel 1917 è stata pesantemente danneggiata da un incendio, durante la seconda guerra mondiale venne prima saccheggiata e poi occupata dalle truppe naziste e nel 1978 è stata colpita da un pesante terremoto. Per tali ragioni, oggi, si presenta come una città moderna ma che tuttavia non ha perso il suo fascino artistico.

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La principale attrazione, nonché vero e proprio simbolo cittadino, è la Torre Bianca risalente al XV secolo e miracolosamente sopravvissuta a tutte le vicissitudini precedentemente narrate. É alta 30 metri con un perimetro di circa 70 metri, si sviluppa in 6 piani ed ospita il museo della storia della città. Altri luoghi di valore ed interesse storico-artistico solo l’arco e la tomba di Galerio, patrimoni Unesco dal 1988.

Sotto l’aspetto religioso, ma anche culturale, la chiesa della città più frequentata è quella dedicata a San Demetrio, si trova nella parte alta della città ed è stata costruita su delle preesistenti terme romane nel VII secolo, divenendo nel corso della sua storia anche moschea dal 1430 al 1912.

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Altre importanti chiese cittadine sono senza dubbio la chiesa bizantina dei Santi Apostoli e soprattutto la Basilica di Santa Sofia, ispirata alla ben più nota di Istanbul, già incontrata dai nostri tifosi nella prima vittoriosa trasferta europea di quest’anno. Speriamo che questa coincidenza possa essere di buon auspicio per una nuova impresa biancoverde.

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