Vista dagli spalti: “Scandone, buona la prima”

Vista dagli spalti: “Scandone, buona la prima”

Un DelMauro gremito ha salutato con un successo l’esordio della squadra di Sacripanti

di Federico Contrada

La prima di campionato stavolta, contrariamente agli ultimi due precedenti della Scandone (vittorie di larga misura, contro Pesaro nel 2015 e Torino nel 2016), si è rivelata una partita sofferta e combattuta. E ciò non solo perché l’avversario di turno è la sempre temuta Reggio Emilia, che è stata avversaria del Lupi nelle ultime due edizioni dei Play-off Scudetto; gli emiliani, infatti, hanno cambiato profondamente l’ossatura della loro squadra rispetto ai due campionati precedenti, la stessa cosa che ha fatto la squadra biancoverde targata Sidigas; sono rimasti, tuttavia, i due allenatori, Menetti e Sacripanti, che ancora una volta saranno chiamati a dimostrare la loro bravura nel trasmettere le loro idee di gioco a giocatori nuovi. E dunque alla luce di tutto ciò, la partita che è venuta fuori tra queste due squadre così radicalmente rinnovate, è stata di quelle incerte e tirate, a volte ai limiti del rocambolesco.

Il Paladelm12auro alle 20,40 si presenta gremito di spettatori ruggenti di passione, compresi i 4 tifosi ospiti presenti; la Curva Sud ha per l’occasione rispolverato l’emozionante coreografia “a lenzuolo”, mentre contemporaneamente lo speaker ha aggiunto un altro “amarcord” all’immediato pre-match: è risuonata infatti dopo molti anni la mitica canzone dei Queen “We will rock you”, proprio mentre la Sud calava il mega-lenzuolo e lo sosteneva con le mani. In questa atmosfera senza dubbio densa di passione, alle 20,45 ha preso luogo la palla a due tra il lungo reggiano Cervi, ex della partita, e il biancoverde N’Diaye; è iniziato finalmente il campionato di Serie A di basket 2017-2018.

La partita è andata avanti a fiammate, con una Reggio subito in palla che riusciva a portarsi sul 13-22 al minuto 7, grazie ad un Cervi dominante; il numero 14 emiliano dimostrava di aver appreso bene i giri dorsali e frontali dal post-basso, mettendo letteralmente in crisi N’Diaye e costringendo così Pino Sacripanti a sostituirlo con Zerini. Questi, a differenza di Filloy che al contrario si rivelava ancora abbastanza confuso nella regia, dava subito l’impressione di poter dare quella marcia in più necessaria per dare una svolta a partite come queste; il cestista fiorentino realizzava subito 5 punti con anche una tripla, dando così un contributo offensivo utile a limitare i danni nel primo quarto, che si chiudeva sul 18-22.

Pino Sacripanti intuiva il potenziale di Zerini e decideva di lasciarlo sul parquet anche nel secondo quarto, assegnandogli il ruolo di centro; Leunen, apparso subito fresco, dava una grossa mano nel gioco interno, mentre nello spot di 3 si alternavano Scrubb e Wells ; chi invece si dimostrava subito un giocatore dal rendimento sicuro era Jason Rich, abile nel ball-handling e nelle penetrazioni. In questa fase il cestista proveniente dal campionato francese agiva prevalentemente da catalizzatore di falli subiti, arrivando a totalizzare 6 dei suoi primi 10 punti dalla lunetta.

Nonostante queste note liete, evidenziate anche da alcune azioni corali concluse con tiri aperti, il gioco complessivo della squadra non riusciva a decollare, restando ancora un po’ troppo in balia delle giocate dei singoli; per ovviare a questo, Pino puntava tutto sull’atteggiamento difensivo, mirato a bloccare le fonti del gioco reggiano, togliendo così all’avversario quante più certezze possibili. Ne scaturiva così un secondo quarto in rimonta della Scandone, contrariamente a quanto ci aveva abituato l’anno scorso (dove il secondo quarto era diventata una sorta di maledizione, specie nelle partite più importanti); mentre il Palazzetto intonava il coro “E la mia Vita è” che col suo ritmo veloce incalzava la squadra e la accompagnava nella sua rimonta, la scena sul parquet se la prendeva Dezmine Wells, che prima induceva Mussini all’antisportivo, e poi, dopo l’1/2 dalla lunetta, realizzava da tre punti fissando il punteggio dell’intervallo sul 32-30.

L’aver messo la testa avanti all’intervallo lungo non illudeva più di tanto nessuno sull’esito della partita; la Curva Sud lo sapeva bene ed infatti faceva partite un lungo e sonoro “Un giorno all’improvviso” per l’inizio del terzo periodo, con la speranza che il terzo quarto non si rivelasse come il tristemente noto “Terzo quarto di Vitucci”, cioè quello determinante della sconfitta.

Fantasmi che la squadra ha saputo scacciar via con un netto miglioramento della qualità offensiva, fino a quel momento sicuramente deficitaria; Reggio ha provato varie difese, dalla zona alla match-up con e senza cambi difensivi, ma con il trio Fitipaldo-Leunen-Scrubb sul parquet ogni tentativo di fermare gli attacchi biancoverdi si è rivelato vano in quel frangente di gara; ed erano proprio questi tre giocatori che confezionavano l’ottimo canestro realizzato da Scrubb a conclusione di un triangolo offensivo magistralmente eseguito, del 39-32, diventato 40 con il tiro libero aggiuntivo. Erano poi gli altri due, Fitipaldo prima dall’angolo, e Martino poi da vero campione in fade (allontanamento) dall’area, a silurare da tre punti, scavando così il primo vantaggio importante della formazione di casa (+10 al 25’). Sprazzi di spettacolo in una partita contrassegnata da molti errori al tiro e da molte palle perse.

20In questa fase di gioco abbiamo potuto intuire delle piccole certezze per quel che riguarda il gioco di squadra del roster avellinese; la duttilità di Scrubb, impiegato per alcuni minuti anche da “4 atipico”, grazie al suo acume tattico ad ottime doti di salto, l’affidabilità di Lollo D’Ercole (finalmente un rincalzo italiano all’altezza dei protagonisti), la sapienza del Capitano Leunen, silenzioso direttore d’orchestra con le sue eccellenti spaziature offensive, unite ad altrettanto efficaci rotazioni difensive, ed infine, forse la sorpresa più lieta, l’estro, stranamente e fortunatamente unito alla disciplina, dell’italo-argentino Bruno Fitipaldo. Su questi elementi il coach potrà sicuramente fare affidamento, e da essi potrà partire per perfezionare continuamente la “chimica” di squadra, cosa che oggettivamente (ma era prevedibile) al momento manca.

L’assenza del grande Joe Ragland, insomma, non si è fatta sentire; abbiamo visto infatti una squadra che non affida più le sue sorti nei momenti decisivi ad un solo giocatore; la cosa è senz’altro positiva, ma è chiaro che in certi momenti, quando la palla scotta di più, ci sono giocatori che danno più garanzie rispetto ad altri; oltre ai tre già citati prima e considerando anche l’evanescente Filloy di ieri sera come un profilo che sicuramente farà sentire la sua presenza nei momenti decisivi, un plauso va fatto a Dezmine Wells: il cestista americano ha evidenziato grandi doti di corsa e, anche se in certi momenti è sembrato troppo inconcludente, ha avuto il merito di piazzare i suoi acuti proprio nelle fasi finali dei quarti, quando appunto “pesa” di più; un giocatore che potrebbe rivelarsi il classico “sesto uomo” che spacca le partite; speriamo !

Il quarto ed ultimo periodo ripartiva dunque dal 55-46; il quintetto avellinese in campo in quel momento era quello più piccolo possibile, con Zerini da 5, Filloy in regia, Rich D’Ercole e Scrubb da “4 tattico”; il meccanismo funzionava, ma si intuiva che qualcosa iniziava scricchiolare: quel marpione di Menetti infatti capiva la debolezza fisica relativa degli avversari e predisponeva un gioco offensivo basato su una serie di aiuti al penetratore Della Valle, fino ad allora rimasto imbrigliato nella difesa avversaria. Il riccioluto folletto reggiano poteva così realizzare 6 punti in fila in penetrazione e, con l’aiuto di Reynolds (apparso notevolmente migliorato rispetto all’anno scorso) consentiva ai suoi di rientrare definitivamente in partita al minuto 37 (59-56). Gli ultimi tre minuti dunque diventavano totalmente incerti, il Paladelmauro lo sapeva e lasciava partire un fragoroso “Finchè Vivrò”, coro che da sempre ha coinvolto anche le tribune risultando così sempre da brividi per spettatori, ospiti e giocatori ed allenatori in campo.  Pino Sacripanti, forse gasato anche da questo, si riaffidava subito alla sapienza cestistica del suo capitano Leunen, che portava subito in dote un 2/2 dalla lunetta; il talentuoso Nevels però rispondeva subito e sul 61-58 il numero 10 biancoverde perdeva una brutta palla in attacco, spianando la strada al contropiede avversario finalizzato da una schiacciata di Reynolds.

Un brivido è corso lungo la schiena del pubblico avellinese; un brutto presentimento di perdere una partita già vinta aleggiava sugli spalti del Palazzetto, sul punteggio di 61-60 ad 1’30’’ dalla fine.

Un altro acuto di Wells ed una difesa ermetica del duo Leunen-Zerini su Reynolds consentivano alla Scandone di spiccare il volo sul 65-60; a 20 secondi dalla fine, il 65-62 dell’indomito Reynolds è servito solo a far chiamare ad un Pino forse eccessivamente scrupoloso, l’ultimo time-out; sulla rimessa in zona d’attacco la palla andava subito a Leunen, che con esperienza si guadagnava il fallo che lo mandava in lunetta, dove con un 1/2 fissava il punteggio finale sul 66-62. Solita esultanza collettiva finale con “Go West” nelle casse dell’impianto sportivo ed i giocatori a dare il cinque nel giro d’onore del campo; ovviamente, l’augurio è quello di vedere questa scena in tutte le apparizioni casalinghe della nostra “Beneamata”.

La prima pagina del lungo libro della Scandone 2017-2018 è stata scritta; una pagina a lieto fine, che però non deve far apparire le cose in maniera migliore di come stanno: la squadra infatti è ancora poco rodata, ma ha comunque dato l’impressione di avere amplissimi margini di miglioramento. Chi è attento all’aspetto tecnico sa bene che una delle caratteristiche peculiari del coach Pino Sacripanti è quella di concedere un buon margine di libertà ai suoi giocatori, lasciando che ciascuno di loro giochi la propria pallacanestro, senza troppo imbrigliarli in schemi rigorosi; in altre parole, è Pino che adatta i suoi schemi ai giocatori che ha a disposizione, e non viceversa. Questo aspetto ha dato in passato i suoi frutti, ma ad oggi prevale la sensazione che questa “libertà” sia in realtà una mancanza di amalgama di squadra, con solo pochi giocatori che hanno messo realmente le loro qualità al servizio di un sistema di gioco, mentre altri sono sicuramente meno integrati e tendono più a giocare da soli. Mentre il bel gioco d’attacco si è visto solo a sprazzi, la nota lieta è sicuramente l’atteggiamento difensivo, con Zerini che si è rivelato fondamentale a questa causa, mentre N’Diaye ha mostrato grande volontà, ma purtroppo è ancora troppo spaesato nel nostro campionato. Si aspetta, manco a dirlo, il ritorno di Fesenko, il gigante ucraino ieri convocato tra i 12 ma non entrato, che mai come stavolta è apparso dimagrito e tirato a lucido, come non lo abbiamo mai visto l’anno scorso. Può essere veramente il miglior centro del campionato, se non venisse costretto a fare minutaggio straordinario e soprattutto se abbinasse alla sua prestanza fisica quel pizzico di cattiveria in più che in più di un’occasione gli è mancata durante la scorsa stagione. In definitiva, si è vista una Scandone ancora lontana dal suo limite, che però è comunque riuscita a portare a casa una vittoria contro una formazione di tutto rispetto; tutt’altra musica però sarà contro le corazzate di questo campionato, ovvero Venezia e Milano, le principali avversarie per lo Scudetto; per quanto riguarda il discorso Champions, possiamo prendere come punto di riferimento la squadra del Besiktas, mentre altri pericoli potrebbero arrivare dalle squadre che si sono appena qualificate, ovvero la Telekom Bonn e il Nanterre; sappiamo comunque che il traguardo di passare il girone è ampiamente alla nostra portata. In ultimo, la Coppa Italia, quella si giocherà con ogni probabilità a Firenze ed al momento non preoccupa, visto che si disputerà come sempre a metà febbraio, quindi con le squadre già rodate; sarà come sempre un torneo deciso dai piccoli dettagli, e ci auguriamo tutti che si possa ripetere l’indimenticabile notte di Bologna del 2008. Questo Starà alle indiscusse qualità di Pino Sacripanti ed alla professionalità dei giocatori del roster il merito di arrivare a competere per la vittoria delle tre competizioni alle quali la Scandone prende parte in questa stagione.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy