Il Marcio del Calcio: Stadi Italiani, la barzelletta d’Europa

Il Marcio del Calcio: Stadi Italiani, la barzelletta d’Europa

Spettatori stanchi di strutture secolari. Spalti disertati. Quando decideremo di metterci al passo?

1 Commento

 

“Lo stadio è la nostra casa, almeno per un tifoso come me. Ma è troppo vecchio e tenuto malissimo! Ho visto stadi in tutto il mondo (Camp Nou e Wembley su tutti) e, nonostante fossero più vecchi dello stadio in questione, sono tenuti benissimo e sembrano nuovi! Il problema principale è la struttura di ferro messa in occasione dei mondiali del 90′. Fatiscente, alcuni settori inagibili, visibilità scarsa, troppo lontani dal campo, bagni perennemente fuori uso, allagati, sporchissimi, vigilanza e manutenzione assente, crepe sui muri.”

 

Gli stadi italiani, quelli che anni addietro hanno raccontato le gesta di campioni come Platinì, Maradona, Zico, Gullit, Van Basten e Rijkaard, oggi vengono descritti perfettamente dalle parole di questo tifoso, estratte da una recensione a cui abbiamo omesso il nome dello stadio per non offendere nessuno. Uno stadio di serie A. Uno stadio che affronta Europa e Champion’s League. In questa prima uscita della nostra rubrica, abbiamo dunque voluto affrontare quello che sembra essere uno degli “incubi” del calcio italiano: la questione stadi.
Andremo dunque ad analizzare le cause, elencare le problematiche e paragonare le nostre strutture a quelle del resto d’europa. Infine cercheremo di capire se, e quanto, questo stato di degrado vada a influire sulle presenze dei tifosi negli stadi stessi.

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LA STRUTTURA
“Lo stadio è la nostra casa”, questo è l’incipit del tifoso prima citato. Più che giusto.
Ognuno di noi vorrebbe che una struttura, soprattutto se accessibile tramite pagamento, sia dotato di tutti i comfort del caso. Negli stadi Italiani però questo non avviene. E vediamo il perché:

  • La copertura
    Generalmente alle persone non piace guardare una partita sotto la pioggia, sotto la neve, al vento e paradossalmente, nemmeno sotto il sole cocente. La maggior parte degli stadi italiani, però, non è dotata di copertura. Ciò non invoglia certamente le famiglie ad andare allo stadio. Inoltre, le poche strutture dotate di copertura, hanno potuto permettersi questo lusso “appena” ventisei anni fa, per via dei Mondiali del 90′, quando in maniera molto superficiale e poco avanguardistica, si procedette a costruire strutture di copertura e ampliamenti di settori, in ferro, che oggi si traducono in macerie e calcinacci.
  • La capienza
    Sempre a causa dei Mondiali, molti stadi furono ampliati per ospitare le partite del torneo, ma non fu considerato che nelle successive regular season, quelle strutture avrebbero dovuto ospitare piazze impossibilitate a registrare costantemente sold out. Oggi quegli stadi appaiono vuoti e abbandonati a se stessi, anche in caso di discreta presenza di pubblico.

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  • La pista d’atletica
    Da che mondo è mondo, uno spettatore desidera osservare le gesta dei suoi beniamini da una distanza più ridotta possibile. In molti stadi italiani, soprattutto in serie A, la presenza della pista d’atletica infastidisce non poco i tifosi che, per ovvie cause, preferiscono guardare la gara comodamente sul divano di casa. Anche in Inghilterra esistono le Pay Tv, ma con gradinate a 4-5 metri dal terreno di gioco, non stupisce che si continui ad andare con piacere allo stadio.

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LA SICUREZZA
Tessera si? Tessera no? Da anni va avanti una polemica inestinguibile, che riguarda il metodo più efficace per aumentare il controllo e la sicurezza durante le manifestazioni sportive. Con l’introduzione della Supporter card la Lega italiana credeva di aver finalmente trovato la giusta metodologia per evitare episodi di violenza, atti d’inciviltà e teppismo. Eppure, nella stagione 2015/16, già sono decine le trasferte vietate a supporters in partite ad alto rischio, nonostante il regolare possedimento della card (vedi Juventus – Napoli). Dunque il problema non sembra affatto risolto, così come non si riescono a controllare gli ingressi senza biglietto, le resse ai tornelli e gli atti di vandalismo agli interni della struttura. Esistono soluzioni? Certo! Basta prendere esempio dagli altri campionati.

  • La sicurezza all’esterno
    Quei dannati tornelli! Tutti almeno una volta hanno aspettato ore ed ore in fila per staccare un semplice biglietto, per superare diversi controlli, e hanno visto gente infilarsi ovunque. Ebbene, il resto d’Europa, sta lavorando con le biotecnologia per evitare tutto ciò. In Spagna, da diverso tempo, è in uso il riconoscimento all’ingresso tramite impronte digitali. Ciò non velocizza l’ingresso allo stadio, ma permette di filtrare rigorosamente tutti i possessori di biglietto, identificare ogni singolo tifoso e consentire una sicurezza fuori dal comune. In Germania però, sono ancora più avanti. Alcune squadre della Bundesliga e delle serie inferiori, infatti, sperimenteranno già dall’anno prossimo, un sistema di rilevamento ottico. All’acquisto del primo tagliando, o dell’abbonamento, al tifoso viene registrato un parametro ottico. Da quel momento, il tifoso stesso, potrà entrare allo stadio guardando in un apposito monitor ai tornelli che, riconosciuto singolarmente il parametro ottico e verificato l’acquisto del biglietto digitalmente, (Già! Non ci sarà bisogno di portare il biglietto con se!) permetterà l’ingresso all’interno della struttura. Il costo di questa tecnologia? tra i 150 e i 200mila euro. Bazzecole.
  • La sicurezza all’interno dello stadio
    Il numero di atti vandalici che si registrano all’interno dello stadio sono innumerevoli. Persone che scavalcano, lancio di petardi e lacrimogeni in campo, lancio di oggetti di qualsiasi tipo come seggiolini, calcinacci e talvolta, è il caso di Inter – Atalanta del 2001, oggetti impensabili come un motorino. In Inghilterra ciò sarebbe impensabile, eppure un tempo era il paese degli Hooligans . Semplicemente perché c’è un controllo rigoroso, delle regole ferree e una vigilanza sempre pronta ad entrare in azione. Gli steward inglesi solitamente restano tutta la giornata di lavoro spalle al terreno di gioco, a controllare che tutto sugli spalti proceda regolarmente. La maggior parte degli steward italiani, invece, amano guardare la partita e spesso li si vede anche esultare con entusiasmo ad un gol della squadra di casa. In molti stati europei atti di vandalismo vengono puniti con la prigione e non con il DASPO. In Italia i controlli sono scarsi, talvolta nulli. E’ notizia di pochi giorni fa, che a Napoli, mentre lo stadio è chiuso, si ha la possibilità di entrare e nascondere bibite nei seggiolini, da rivendere durante le partite.

 

L’IGIENE
“Bagni distrutti, sporchi e spesso inagibili.” Questo è ciò che trapela dalle bocche di tutti i tifosi che esprimono un’opinione concreta sulla situazione igienica di qualsiasi stadio essi frequentino. Insomma facendo riferimento alla famosa canzone “Mi scappa la pipì” dello zecchino d’oro, non sia mai che ciò accada realmente a uno o più dei migliaia spettatori presenti (e crediamo che statisticamente possa capitare). In quel caso cosa si è costretti a fare? I muri con aloni, all’esterno e all’interno dello stadio, parlano chiaro. Ed è ancor più chiaro che in determinate condizioni, donne e bambini allo stadio non ci mettono piede.

bagni

I PREZZI
Ricapitolando un po’ quello che si è detto fino ad ora, pare più che giusto che nessuno abbia voglia di spendere una determinata somma per “non accedere” a servizi e comfort che dovrebbero far parte del caso. Spesso ci si lamenta dei prezzi troppo alti, ma in realtà, facendo un paragone con le tariffe estere, ci si renderà conto che la differenza non è poi tanta. In Germania i prezzi sono gli stessi, ma considerato il costo della vita lì, sono proporzionalmente bassi. In Spagna e in Inghilterra i prezzi sono esorbitanti. Il punto però è che ai tifosi non pesa pagare quella cifra, poiché possono vantare diversi servizi. In Italia invece pagare fino a 30 euro in curva, per vedere la partita in condizioni pietose e magari sotto la pioggia, diventa una vera frustrazione.

Attraverso quest’analisi, possiamo dedurre che la “questione stadi” è il motivo principale della scarsa affluenza di tifosi nel nostro campionato. Dare per scontato che la colpa sia da attribuire alle PayTv è sbagliato. Le partite a pagamento esistono in tutto il mondo, eppure i dati della stagione 2015/16 parlano chiaro:

  • Bundesliga + 1,3%  spettatori
  • Premier League + 1,2% spettatori
  • Liga Espanola + 5%  spettatori
  • Ligue 1 francese – 1,6% spettatori
  • Serie A – 1,9% spettatori

Esiste una soluzione?
Certo! Una soluzione l’ha già trovata la Juve, ci sta provando l’Udinese, e vorrebbe farlo anche l’Avellino. Iniziare a progettare stadi nuovi, con meno capienza, ma più comfort e design adeguato. Lo Juventus Stadium, così come il progetto di Taccone ad Avellino, non è solo uno stadio, è un posto in cui passare una piacevole giornata. La costruzione di ristoranti, bar, negozi e parchi nell’area stadio è senza dubbio una rivoluzione assoluta, che aumenterebbe sicuramente l’affluenza. Lo “Stadium” di Torino è praticamente un sold out continuo, e non lo si può spiegare solo grazie alla forza tecnica della squadra. E’ fondamentale, inoltre, per le società, ottenere la concessione dello stadio, che normalmente è di proprietà comunale. Questo comporta maggiore incassi, tagli di spese e quindi possibilità di abbassare i prezzi.
Inoltre c’è bisogno di un’educazione e di un’etica adeguata per quel che concerne il tifo e i comportamenti fuori e dentro lo stadio. Il primo passo da fare è senza dubbio la civilizzazione!
Una speranza per il calcio italiano c’è e va accesa il prima possibile. Prima che i cori, il calore e il tifo, diventino solo un ricordo.

juventus stadium

1 commenti

1 commenti

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  1. msantosuosso7_293 - 2 anni fa

    Gran bel pezzo. Un’analisi lucida e reale. Poi si lamentano che la gente non va più allo stadio. Prezzi alti e zero confort.

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