Calcio e basket: così vicini e così lontani

Calcio e basket: così vicini e così lontani

Se si pensa a quello che si era detto o pensato in estate c’è solo da mettersi le mani nei capelli. E’ proprio imprevedibile lo sport. Decisamente imprevedibile. Può scagliare la prima pietra chi, col sole cocente di agosto,  avrebbe scommesso un solo euro per l’Avellino calcio terzo in classifica nel girone di andata e la Scandone basket fuori dalle Final Eight e in una crisi nera quasi senza uscita. La risposta è: nessuno. Nemmeno uno fuori di testa avrebbe puntato. Ma è la magia dello sport. Perchè, quattro mesi dopo, tutto è diverso. Avellino calcio e Scandone basket hanno approcciato la stagione con due filosofie diverse. Budget limitato per il pallone, calciatori quasi semi sconosciuti, tanti baby di belle speranze e un occhio sacrosanto al bilancio. Per il basket non è stato così. Il presidente De Cesare ha puntato al meglio. Ha scelto Vitucci andandolo a pagare profumatamente al buy-out, ha liquidato Pancotto, ha confermato Lakovic strappandolo a mezza Europa, ha ingaggiato Hayes (sfidando la concorrenza di tante squadre blasonate). I risultati sono stati opposti. Le parole di Walter Taccone nei confronti del diesse De Vito di due giorni fa rendono l’idea dello spirito che regna nel calcio. Gli ha giurato eterno amore. “Fin quando sarò io a fare calcio ad Avellino, se il diesse vorrà starà sempre al fianco mio e di mio figlio. E’ competente, ha carta bianca. E sta lavorando come il buon padre di famiglia. Con un occhio ai bilanci e con giovani di prospettiva. Se siamo lì in classifica il merito è solo suo e naturalmente della squadra”. Questione di competenza, forse. Per uno come De Vito che ad Avellino è cresciuto nel settore giovanile ed è stato poi cacciato quasi a forza dalla famiglia Pugliese, sono soddisfazioni. Anche quando è andato a fare le fortune altrui, tipo Aversa Normanna per citarne qualcuna di società campana. Nel basket non è accaduto lo stesso. De Cesare è come Taccone: uno passionale, uno che darebbe tutto se stesso per vedere la sua squadra vincere e soprattutto l’Irpinia gioire. Perchè entrambi sono attaccati alla loro terra. Ma tra calcio e basket c’è, oggi, una differenza abissale. Non tra i patron ma tra i dirigenti. L’Avellino calcio gioca con il cuore, lotta e combatte su ogni pallone e anche quando perde lo fa mettendoci la faccia fino all’ultimo secondo. La Scandone basket è una squadra che non appartiene a questa terra, che fa soffrire tutti. Perchè, probabilmente, in squadra e nello spogliatoio i cestisti sono circondati da dirigenti che a prescindere non ci mettono passione. E’ questa la differenza tra il calcio di oggi e il basket di oggi. La passione. Perchè l’Avellino calcio è, sulla carta, una delle squadre tecnicamente meno forti della serie B. E sapete a chi somiglia? Alla Scandone che ha fatto innamorare l’Irpinia. Alla Scandone che senza stelle portava quattromila al Delmauro e lottava e sputava sangue su ogni pallone. E si salvava nel delirio totale. L’Avellino calcio di oggi è quella Scandone lì. Proprio quella.  Forse ci si può anche sbagliare, forse si possono commettere anche errori di valutazione. Ma Taccone è stato fortunato e intuitivo nelle scelte. Forse il presidente De Cesare no. Si è fidato ed è rimasto stordito dal tourbillon di sconfitte. Non lo merita De Cesare l’atteggiamento della squadra, non lo meritano i tifosi. Ma almeno i dirigenti, quelli pagati per fare i dirigenti, devono capirlo. Perchè sennò è la fine.

(fonte Il Corriere dell’Irpinia)
mas.san

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