C’era una volta il pallone…

C’era una volta il pallone…

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CORSI E RICORSI- Lo avevano annunciato prima che la situazione diventasse irreparabile. A poco sono serviti  striscioni, cori, astensioni, manifestazioni.  Gli ultras d’Italia, protagonisti delle curve, hanno condotto la loro battaglia contro le Pay TV con  ogni mezzo possibile. Veder snaturata la liturgia della partita domenicale è uno smacco che, per chi ama il pallone, non sarà mai metabolizzato. Sfide disputate a qualunque orario o giorno della settimana, in notturna o su campi ghiacciati, disagi collettivi, impossibilità di acquisto dei tagliandi, viaggi notturni “odisseici”. Le chiamano gare spezzatino ma sembra,piuttosto, un informe minestrone maleodorante. La ritualità dell’evento, la preparazione e la sacralità sono state violentate e vilipese in nome del Dio denaro. A nulla sono serviti i movimenti di protesta che hanno visto protagonisti i tifosi di ogni squadra dello stivale. Far recedere dalle proprie posizioni i “Signori del calcio” (lega e TV), sordi ad ogni istanza e ciechi dinanzi all’evidenza, è impresa ardua, forse impossibile anche per chi ha fatto dello spirito di appartenenza uno stile di vita. Il calcio come lo intendono gli appassionati, come lo sognano i bambini (strumentalizzati dall’opinione pubblica per avvalorare tesi ardite) è pura passione non BUSINESS. Il pallone è (o era?!?) lo sport più amato e seguito al mondo per la sua genuinità, per la capacità di parificare migliaia di persone di estrazione sociale e culturale diversa in nome di un sentimento comune. Il supporter è ormai un inerme burattino privo di ogni potere decisionale, manovrato artatamente a seconda delle esigenze di palinsesto. Non a caso il “football” è assurto a mero “prodotto vendibile”, a risultanza economica  preda degli affaristi Italiani ed internazionali.

 

AVELLINO– La tifoseria dell’Avellino è stata tra le prime del panorama nazionale a ribellarsi. L’entusiasmo tracimante per la storica promozione del maggio 2003  fu subito surrogato da una vibrante protesta contro il “calcio moderno”, neologismo curvaiolo sinonimo di una fiumana di innovazioni negative. Nel campionato in corso, gli Irpini hanno subito l’onta di diversi anticipi e posticipi notturni che hanno costretto i propri tifosi ad affrontare viaggi di ritorno a notte fonda con tutti i disagi del caso. Purtroppo, come già anticipato da questa testata, i biancoverdi saranno costretti e giocare la gara della 6^ giornata con il Pescara il sabato alle 18.00, la 7^ giornata in trasferta ad Empoli il venerdì alle 20.30 (giorno lavorativo) e la 9^ di ritorno sempre di venerdì alle 20.30 ma questa volta in casa, contro il Siena. 

 

DERBY DI GENOVA-La stracittadina di Genova, derby della lanterna, era inizialmente in programma per domenica alle 12.30. Grottesco, insensato, ai limiti della decenza si dirà. No!!! Secondo i responsabili delle piattaforme satellitari se si vuole un calcio al passo con i tempi, più vendibile e aperto ai mercati orientali, giocare a ora di pranzo è la logica conseguenza di una scelta ponderata. Se poi non c’è contemporaneità con gli altri incontri, se i tifosi non mangiano, se gli ultras dovranno preparare le scenografie di notte o gli stadi saranno deserti chissenefrega!!! Basta non inquadrarli. Dopo una settimana di polemiche e minacce di astensione il Prefetto di Genova, preso atto anche della concomitanza del derby con una storica fiera, ha deciso di far spostare il match a lunedì 3 febbraio alle 20,30. Goccia nel mare o precedente favorevole?

 

Un ringraziamento a chi ha rovinato lo sport più bello del mondo.

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