Chi è Kukoc? Uno che parla tanto e gioca poco

Chi è Kukoc? Uno che parla tanto e gioca poco

Chi è Kukoc? Uno che parla troppo e gioca poco. Vi riportiamo un articolo del 4 dicembre 2013 di Bresciaoggi del 4 dicembre 2013. A voi i commenti.

Adesso è un caso a tutti gli effetti. Cresce in casa Brescia l’insofferenza intorno a Tonci Kukoc. Il problema non riguarda tanto le prestazioni altalenanti. Il problema che dovrebbe costare all’esterno sinistro di Spalato l’esclusione dall’undici iniziale contro la Reggina, e probabilmente anche una multa, è comportamentale.
Sono gli atteggiamenti ad aver suscitato il fastidio della dirigenza e della squadra. Un’escalation di rimproveri, negli ultimi giorni, dopo quasi 6 mesi di prudenza e pazienza. Ieri mattina, come lunedì pomeriggio, l’allenatore Cristiano Bergodi ha ripreso Kukoc per come si stava allenando al San Filippo. «Datti una mossa o va’ a farti una doccia», il concetto-base. Perché Kukoc non stava dando quel che ci si aspetta da lui: il massimo, almeno sul piano dell’impegno. Che in generale, prima di questi ultimi episodi, non è mai mancato.
KUKOC si è meritato la chance Brescia in estate dopo 6 mesi di volonteroso apprendistato. Si era svincolato dall’Hajduk Spalato, come ha spiegato a Temù il giorno della presentazione ufficiale: «Non giocavo più da quando l’allenatore era cambiato, adesso sono felice di poter avere un allenatore che non è un bastardo. Come sono fatto io? Un po’ loco». Logico aver scelto sulla maglia il 33: «Il numero del matto».
In questa prima parte di stagione, Kukoc è stato ripreso per qualche alzata di testa fuori dal campo (social network e affini). Ha mostrato un sinistro sopraffino nel crossare, ma un destro inesistente. Progressione e forza notevoli, ma anche agilità relativa e attenzione sotto il livello di guardia. Ma ci si può lavorare. Kukoc ha 23 anni, per lui si è parlato di Sampdoria. Il mercato di gennaio si avvicina. Fino all’altro giorno era continuamente incoraggiato, dallo staff tecnico e dalla squadra. Ma durante la gara di Empoli anche i compagni hanno iniziato a mandarlo a quel paese.
«Tonci – dice Zambelli, ed è parola di capitano – non è un cattivo ragazzo, non è presuntuoso. Quasi ogni giorno mi chiama per chiedermi in cosa sta sbagliando. È sensibile. Capita di perdere la testa, ma in un gruppo ci sono delle regole, delle gerarchie da rispettare. Da capitano difendo i miei compagni. Si può sbagliare, ma lo sbaglio deve essere costruttivo. E le regole valgono per tutti.

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