Da Reggio a Venezia, sparisce una fetta del calcio italiano

Da Reggio a Venezia, sparisce una fetta del calcio italiano

Da Reggio Calabria a Venezia, da Varese a Vicenza. C’è un bel pezzo di calcio di provincia che scompare in questa giornata afosa di luglio in cui era fissato
il termine per presentare la fideiussione necessaria per integrare la domanda di iscrizione alla Lega Pro. E se il 14 luglio per i più resta il giorno della presa della Bastiglia, per tanti tifosi diventa anche il giorno in cui la propria squadra del cuore lascia il calcio professionistico. E’ il caso del Varese 1910 ma anche dell’Unione Venezia, al terzo fallimento in dieci anni, e di un’altra nobile decaduta come la Reggina che ha cercato fino all’ultimo qualcuno che affiancasse
il presidente Lillo Foti. «Dopo trent’anni di straordinari successi, oggi non siamo stati nelle condizioni di perfezionare l’iscrizione – ammette il club amaranto -. In tutti questi mesi abbiamo cercato in Italia e all’estero, tra critiche poco sensibili al futuro della squadra, di fornire nuova linfa agli assetti societari. Forse più coraggio e qualche sacrificio da parte di altri imprenditori avrebbero potuto evitare questo amaro epilogo». Oltre ai 400mila euro per la fideiussione, serviva un altro milione per saldare alcune pendenze. Ma il congedo è simile un pò ovunque. «L’amarezza di dirigenti e dipendenti è tanta – scrive il Venezia, abbandonato dall’ex presidente russo Yury Korablin -. Fino all’ultimo abbiamo lavorato incessantemente producendo tutti gli incartamenti necessari per evitare questo triste epilogo».  La crisi cancella tante piazze storiche che, dopo l’ufficializzazione nel consiglio Figc in programma venerdì, dovranno ripartire dai Dilettanti. Situazione in parte differente per il Real Vicenza: il presidente Lino Diquigiovanni aveva i mezzi per andare avanti, ma non voleva farlo in una città dove la concorrenza dei ‘cuginì biancorossi che sono in B era troppo pesante. Nessun acquirente si è fatto avanti e così ecco la rinuncia. Delle 12 società che non avevano presentato la fideiussione sorridono in extremis (salvo sorprese della Covisoc avranno soltanto una penalizzazione di un punto e un’ammenda) il Benevento, l’Ischia Isolaverde, la Paganese, il Pisa 1909, la Lupa Castelli Romani, il Martina Franca, il Savona e la Vigor Lamezia, quest’ultime due coinvolte nell’inchiesta sul calcioscommesse ‘Dirty Soccer’. Toccherà anche alla giustizia sportiva, infatti, delineare la griglia per la prossima stagione. Al momento, però, contando anche i club che non avevano presentato la domanda di iscrizione (Barletta, Grosseto, Monza Brianza e Castiglione), sopravvivono 52 società. Per i
ripescaggi i club di Serie D dovranno versare 500mila euro a fondo perduto: un altro ostacolo che mette in dubbio il raggiungimento delle 60 squadre previste dalla riforma che è a pieno regime soltanto da un anno.

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