EDITORIALE: Poche promesse da marinai e fuori gli attributi una volta e per tutte

EDITORIALE: Poche promesse da marinai e fuori gli attributi una volta e per tutte

Si fa bollente il clima in casa Avellino. Il pari contro la Virtus Entella ha fatto infuriare i tifosi. Le promesse, da marinaio, d’inizio settimana non sono state mantenute. “Ci metto la faccia” aveva esclamato a gran voce Massimo Rastelli. Purtroppo per lui, anche questa volta ha perso la faccia. E ora? Ora sì è tempo di farsi sentire, di fischiare una squadra che non sa più vincere. Nessun provvedimento per il tecnico, anzi, è confermato. “Ha la squadra dalla sua parte”  queste le parole del Presidente Walter Taccone. Sulle parole del numero uno dei lupi è giusto fare delle piccole precisazioni. In settimana, durante la mini contestazione, qualcuno (omettiamo i nomi) ha esclamato una frase: “Il mister non mi fa giocare nel mio ruolo”. E’ ormai chiaro o arrivano, e subito, risultati all’altezza delle aspettative, oppure possiamo accontentarci della salvezza. Sembrerà strano ma questo film è un random dello scorso anno. Questo Avellino è allo sbando più assoluto. Non stiamo retrocedendo. Ma stiamo buttando un’intera stagione. Ora come ora toccherà salvare la faccia e preservare i play off. Senza di loro, la stagione, può reputarsi fallimentare. Le parole di Enzo de Vito che forse non risuonano a sufficienza nella testa dei giocatori o presunti tale. Tra gogne mediatiche, lotte intestine, rivoluzioni e rifondazioni, tutti i tifosi biancoverdi sono sempre stati concordi nell’esigere dai loro beniamini l’unica cosa che li rende sempre orgogliosi di aver scelto questa fede: gli attributi.  Con gli attributi si possono colmare le distanze che nello sport di oggi sembrano essere decise a tavolino dai danari sapientemente impiegati per riempire di grandezza i propri blasoni: è con gli attributi che l’Avellino è riuscita ad ottenere vittorie importanti (vedi Modena, Spezia, Livorno). Da dove ripartire? Da chi ha dimostrato di avere gli attributi, dai Pisacane, dai D’Angelo, dagli Arini, dai Frattali…Ma soprattutto da un Rastelli di qualche partita fa. Il Rastelli allenatore e moralizzatore. Per la moralità  andiamo in chiesa o al tempio, in campo si corre. E solo chi corre vince. Per fare un gran finale di stagione bisognerà sputare sangue e mangiare l’erba dello Scida o del Partenio. Prima tiriamo fuori gli attributi. Prima ne veniamo fuori, perché noi siamo l’Avellino.

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