EDITORIALE – Rastelli non può essere dimenticato

EDITORIALE – Rastelli non può essere dimenticato

Non può essere dimenticato. Proprio no. Perchè il calcio è fatto così. Quando si fa calcio a certi livelli è un pò come vivere in un porto. C’è chi va e chi viene. Chi resta e chi parte. Nel calcio, si sa, non esistono più le bandiere. Ma non è nemmeno giusto, adesso, crocifiggere Rastelli. Almeno fino a quando non avrà spiegato le proprie ragioni alla piazza. Ci sarà una conferenza stampa del tecnico la prossima settimana. Ma al tecnico della promozione in B e del sogno A sfumato su una traversa al 94′ vanno concesse le attenuanti. Diciamoci la verità: il rapporto con l’Avellino si era incrinato da un pezzo. E forse, se l’Avellino non avesse vinto quella carambolesca gara contro il Pescara in casa, sarebbe stato esonerato a poche gare dal termine di una stagione che, anche a Bologna, ha illuso tutti.

Rastelli era amato dalla squadra, forse un pò meno dai tifosi. Ma godeva della stima incondizionata di Walter Taccone. Anche se, più volte, il patron lo aveva messo sulla graticola dopo alcuni ko. Ma la squadra era con il mister. Teneva lo spogliatoio in pugno: i calciatori erano con lui e lo sono stati fino all’ultimo secondo. Massimo Rastelli cercava nuovi stimoli. Stimoli che, forse, ad Avellino non aveva più. Credeva nella serie A e non averla raggiunta ha alimentato in lui dubbi. La chiamata del Cagliari a poche ore dalla firma del rinnovo lo ha mandato in crisi. Una nuova scommessa, una nuova piazza da conquistare, una squadra neoretrocessa, la promessa della costruzione di una squadra vincente. Solo i risultati diranno se avrà fatto la scelta giusta. Solo il tempo dirà se ha, però, anche sbagliato. Ma i tre anni non si cancellano con un colpo di spugna.

Il calcio è fatto anche di ritorni. E a Rastelli va dato atto di aver fatto sognare la piazza. Gli va dato atto di aver reso il popolo biancoverde di nuovo orgoglioso. Orgoglioso anche nelle sconfitte e nelle eliminazioni. Non può essere dimenticato perchè qui ha giocato ed allenato. Ha sorriso e pianto. Come tutti. Gli va concessa un’attenuante. Almeno credo.

 

Massimiliano Santosuosso

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