(EDITORIALE) Siamo realisti, noi ai play-off ci andiamo

(EDITORIALE) Siamo realisti, noi ai play-off ci andiamo

Devo ammetterlo. E’ stata una notte di merda. Di quelle che non passano. Di quelle che pensi e ripensi di aver gettato alle ortiche un’altra occasione. Poi viene il sabato. Giorno insolito per commentare una partita. E davanti ai bar, alle edicole, alla scuola di cosa si parla? Di pallone. Ed è un altro sabato di merda. Di quelli che non passano. Perchè arriva dopo una sconfitta. Le versioni sono svariate. Ne ho sentite tante, ascoltate mille. C’è chi ce l’ha con Rastelli, chi con Galabinov, ancora Zappacosta, poi Schiavon. Il più gettonato è Taccone. In realtà sono tutte riflessioni giuste. Ma in realtà non sono reali. Perchè arrivano dopo una sconfitta. Brutta per come è arrivata. Pesante da digerire se la sommi a quella di Bari. E’ quasi domenica, adesso. Lo sarà tra qualche minuto. E per fortuna lunedì si parlerà di nuovo di pallone. Perchè la B scende di nuovo in campo. Ma il sabato è passato a gufare. Il Latina che imbarca il secondo ko di fila a Modena, il Pescara che perde col Palermo. Buono, decisamente buono. Al Cesena riesce la vittoria grazie ad un rigore regalato da Manganiello. Si proprio lui. L’hanno rimandato sui campi da gioco nella settimana in cui la Procura federale avvisa il Cesena che arriverà un punto di penalizzazione per inadempienze. E Manganiello ti inventa il penalty che regala al Cesena la griglia play-off e condanna definitivamente la Juve Stabia alla retrocessione. Che sabato di merda. Che presentimenti di merda. Ma le altre non scappano, eccezion fatta per il Palermo che batte il Pescara e l’Empoli che affonda la Reggina. Siamo fuori da play-off. Che sabato di merda. Ma la classifica è corta. Il Lanciano pareggia a Terni e non allunga, lo Spezia dietro riprende a vincere. E’ che non te ne va una buona. C’è il Carpi, Izzo è squalificato, D’Angelo con le costole a pezzi (a proposito sull’ultimo fallo sul capitano Fabbri non ha dato manco la punizione …), Peccarisi ancora in infermeria, Castaldo che deve ancora riprendersi. Insomma, gli ingredienti ci sono giusti per consacrare il sabato come giornata di merda. Ma poi arrivi a quest’ora e pensi. Ma veramente siamo più scarsi di tutti questi qui. Veramente non ce la possiamo giocare più. Veramente ha ragione chi ce l’ha con Rastelli, Zappa, Gala, Togni, Schiavon, Taccone? No, non ha ragione nessuno. Perchè sono critiche dettate dal cuore, dalla passione per il pallone, per quella maglia bianco e verde che ti riempie la settimana e ti fa dimenticare tutto. Persino la disoccupazione. Ma poi, viene confermata la notizia dell’uomo che si porta l’amante allo stadio per vedere la partita. E allora pensi che è una malattia che non andrà più via. E che, al di là di tutti i limiti tecnici di una squadra che sembra scoppiata (ho detto sembra ma non lo è) ce la possiamo giocare. Ce la dobbiamo giocare. Fino alla fine, fino all’ultimo secondo, fino all’ultimo pallone. Perchè quello c’è rimasto. E allora. Due schiaffi e svegliamoci dall’incubo. E crediamoci, almeno fino a Padova. Poi ripasseremo tutti tra i bar, le edicole. Ma non ci sarà tempo. Perchè bisognerà andare in ritiro. E molto prima lottare per i play-off. Perchè noi ci andremo ai play-off. Ci dobbiamo andare. Perchè lo meritiamo. Meglio la crisi adesso. Molto meglio adesso. Perchè da martedì i nostri attaccanti riprenderanno a segnare su azione (l’ultima a Latina con Ciano, la penultima a Brescia con Castaldo). Segneranno loro e gli altri. Ragazzi, vi siete riposati adesso. Va bene tutto. Ma tirate fuori gli artigli. Si dice di riffa o di raffa, mettetela dentro. E fateci esultare. Perchè io mercoledì in giro per i bar, non ci voglio andare. Perchè significa che abbiamo vinto e i miei amici mi saluteranno con il sorriso. Perchè non avremo tempo di pensare ad altro. Se non al Cittadella. Noi ci crediamo. Non siamo fessi, siamo realisti. E per questo ci incazziamo.

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