L’arte delle parole nel calcio 2.0

L’arte delle parole nel calcio 2.0

C’era una volta un Commendatore cresciuto a “pane, pallone e mattoni”. Che si poteva permettere di ostentare una cultura “fai da te”, ma che tutti rispettavano. Per stima e non per timore. Fuori e dentro gli ambienti calcistici. Lui faceva la voce grossa, “svezzava” talenti facendoli maturare in provincia e poi li rispediva “prima di tutto uomini fatti” e poi calciatori, nelle grandi squadre.

Quel Commendatore era famoso perchè non perdonava la scarsa professionalità dei suoi “dipendenti”, pretendeva il “taglio netto” di certi atteggiamenti “poco consoni” all’ambiente pallonaro e faceva tremare i Signori della Panchina.

Oggi quel Commendatore non c’è più, e forse ha fatto in tempo ad andarsene.

Non sarebbe certo stato a suo agio in questo calcio avvinghiato alle volontà dei procuratori, ai capricci delle prime “donne” e pieno zeppo di colleghi-Presidenti innamorati dell’arte della parola ma poco attenti a certi particolari che possono rappresentare e fare la differenza. Quel Commendatore oggi, noi ce lo auguriamo con il cuore, è al comando di qualche squadra di audaci ragazzotti in ben altri campionati e ben altre categorie. Siamo certi che fa ancora la voce grossa e che è ancora capace di far divertire la gente con il suo calcio fatto di “pane, pallone e mattoni”.

Noi che siamo rimasti qui, un pò più soli da quando lui è andato via, ci dobbiamo “accontentare”. E quello che passa il Governo non può farci lamentare, ma guardando al passato un pizzico di nostalgia ci invade il cuore.

Il calcio è cambiato, il tam-tam di notizie creato dall’affollamento di siti internet e blog, dovuto soprattutto alla crisi della carta stampata, è un mondo difficile da gestire. Perchè anche i Signori Presidenti devono, ahimè, fare i conti, con la corsa alla notizia che si fa sempre più frenetica durante le calure estive, quando la cronaca del calcio-giocato lascia spazio alle trattative del mercato. Una volta si doveva aspettare 24 ore prima di veder pubblicata una notizia e forse, per questo motivo, si aveva anche più tempo di verificarla. Ma era tutto diverso: erano diversi i giornalisti, erano diversi i Presidenti, erano diversi i calciatori.

Oggi basta una chiacchierata al bar con due tifosi che dopo 10 minuti i contenuti vengono divulgati al mondo. Perciò occorre profondo senso di responsabilità, triplicato: da parte di chi racconta, da parte di chi “riporta” e da parte di chi reagisce alla notizia come diretta parte in causa.

Il “caso” Taccone-Tavano è emblematico. Per giorni il mondo pallonaro di internet ha dato per certa la notizia del passaggio dell’attaccante casertano, legato a filo doppio all’Empoli, non solo contrattuale,all’Avellino Calcio. Per una ipotetica nuova avventura, stimolante e “caldissima” all’ombra del Partenio.

Qualcosa però rischia di andare storto. Perchè ai tempi del calcio 2.0 le responsabilità raddoppiano.

Il Presidente cerca consensi e visita uno ad uno i club dei tifosi. Per strappare abbonamenti, come è giusto, per cementare le forze e vivere una stagione da protagonisti. Ma quel Presidente dovrebbe sapere che il calcio è cambiato e che l’arte delle parole nel calcio 2.0 non è più quella del pallone “pane e mattoni”.

Affermare che quel calciatore è oggi in uno status di empasse mentale per volere della propria consorte, anche se così fosse, non è il massimo della furbizia Caro Presidente.

Caro Presidente, consentici, questa volta un pizzico di riflessione in più era dovuta. Sei manager di fiorenti aziende e lo sai. Basta una parola e il mondo della rete la riporta. Sei al comando di un grande club. Hai il merito di avere ridato lustro a una piazza calcistica che era affondata negli inferi. Ora si parla di noi. Sempre. Nel bene o nel male.

E quel calciatore, che sia vero o no che a casa sua porti i pantaloni la gentile consorte, non deve avere gradito certe affermazioni.

Oltre tutto il tam tam della notizia via web, come nel peggiore gioco dei telefoni senza fili, potrebbe anche avere mutato in negativo il tono delle tue parole. E da un Taccone “preoccupato” e signorile, come di certo è stato, che ha solo voluto mettere in evidenza come la famiglia venga prima di ogni cosa, si è passati ad una visione distorta dei fatti.

Magari anche i colleghi toscani ci hanno “marciato”. Ci sta. Non vedendo l’ora di “sminuire” il valore del corteggiamento che da settimane l’Avellino ha messo in atto e alzando a dismisura il peso di quelle parole.

Tavano ha risposto e ha risposto da “uomo del sud”. Dimostrando un leggero risentimento per quelle parole di Taccone. A suo avviso anche poco carine nei confronti della moglie, che qualcuno potrebbe, come dire, giudicare un pò dispotica.

In fondo che saranno mai pochi chilometri di distanza, dalla Campania alla Toscana, a fronte di un progetto ambizioso e importante come quello proposto da De Vito?

Lo stesso Tavano ha ribadito che nella sua casa decide lui. E che la famiglia sarebbe pronto ad appoggiarlo sempre.

Ma Caro Presidente, anche se il mondo è pieno di attaccanti dal gol facile, e se tutto dovesse andare male siamo certi non ci saranno notti insonni, nel calcio 2.0 è sempre bene contare fino a dieci prima di lasciarsi andare all’arte della parola.

Lupo Mordente

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